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Alphonse Mucha: l’Art Nouveau nacque una notte di Natale

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Al Musée du Luxembourg la mostra dedicata all’opera di uno dei padri fondatori dell’Art nouveau, Alphonse Mucha (1860-1939), rimarrà aperta fino al 27 gennaio 2019.

Per chi non potesse recarvisi, o per chi volesse farsene un’idea prima, ecco il racconto di cosa ho portato a casa.

Mucha atelier
Autoritratto di Alphonse Mucha (che si dedicava spesso alla fotografia) nel 1892, all’interno del suo atelier in rue de la Grande-Chaumière.

Nel 1887, Alphonse Mucha, originario della Moravia, non era che uno studente straniero errante giunto a Parigi per approfondire i suoi studi.
La comunità artistica era vivace e generosa, ma la vita difficile. Per qualche anno, nell’atelier della rue de la Grande-Chaumière (VI arrondissement), Alphonse ospitò un tanto brillante quanto squattrinato pittore, Paul Gaugin (1848-1903), il quale in cambio gli fece volentieri da modello… a volte anche solo per divertirsi, pourquoi-pas?

Gaugin atelier Grande-Chaumière
Gaugin suonando l’harmonium di Mucha nel suo atelier della rue Grande-Chaumière… in tenuta informale.

Per guadagnarsi da vivere, Alphonse Mucha iniziò a lavorare come illustratore. Tutto scorreva più o meno tranquillamente, fino a che giunse la notte fatale – degna di un racconto di Charles Dickens – che avrebbe stravolto la sua vita.

Era la sera della vigilia di Natale 1894.
Alphonse, allora trentacinquenne, si trovava dal 
tipografo Lemercier. Come un fulmine a ciel sereno, giunse una commissione urgente da nientemeno che la famosissima commediante Sarah Bernhardt.

Personaggi Sarah Bernhardt
Sarah Bernhardt nel ruolo di Cleoptra (photo from www.messynessychic.com).

Madame Bernhardt chiedeva una nuova locandina da poter diffondere in tutta Parigi il 1ˆ gennaio: di lì a pochi giorni sarebbe andata in scena la centesima replica del dramma Gismonda.
Panico alla tipografia Lemercier!
Era fuori questione rifiutare qualcosa a “La Divina”, se non che si era alla notte di Natale e dunque tutti i disegnatori della tipografia erano altrove. Non c’era nessuno a cui affidare l’importante commissione…

Ma no, qualcuno c’era. Un illustratore straniero – preciso e affidabile senza dubbio – ma che non aveva la minima idea di come dovesse essere fatto un manifesto, né una locandina (il suo lavoro era completamente differente!).
Meglio di niente comunque. Chissà? Magari quel Mucha sarebbe riuscito a cavarne fuori qualcosa di buono.

Gismonda 1894
Nella locandina di Alphonse Mucha, Sarah Bernhardt – produttrice, regista e protagonista della pièce “Gismonda” – venne rappresentata nei panni di una splendida dama bizantina nel momento culminante dello spettacolo, la Domenica delle Palme.

«Oh che bello! D’ora in avanti lavorerete per me, vicino a me. Vi amo già!»

Con questa dichiarazione, La Divina siglò il successo – praticamente casuale – di Alphonse Mucha. Una vera strenna natalizia!

Ci si domanda ancora quale fu la misteriosa ispirazione che, in quella notte magica, guidò la mano di Alphonse. Complici certamente l’urgenza, l’importanza della commissione, l’atmosfera… Quel che è certo è che quella notte nacque qualche cosa di nuovo di cui Sarah Bernhardt, nota pioniera della réclame, individuò subito il potenziale. La Divina aveva visto giusto: alcuni passanti, imbattutisi nella nuova locandina, tentarono di staccarla per portarsela a casa.

Mucha firmò con Sarah un contratto di sei anni. Per lei avrebbe disegnato non solo locandine, ma anche scenografie, costumi, gioielli di scena…

Studio Amleto Mucha
Studio per la locandina dell’Amleto di Sarah Bernhardt.

Per le locandine seguenti, Mucha ripropose la composizione di Gismonda: verticale, con la figura dell’attrice in piedi stretta in una nicchia poco profonda, un po’ come le statue dei santi nelle chiese. Il volto di Sarah, vero fulcro dell’immagine, veniva fissato nelle espressioni più rappresentative del personaggio.

Lorenzaccio dicemebre1896
Lorenzaccio (1896). In questa pièce Sarah Bernhardt recitava il ruolo maschile del giovane Lorenzaccio appunto, che progetta di assassinare il proprio cugino, il tiranno Alessandro de Medici, duca di Firenze. Mucha decise di concentrarsi sull’espressione dell’attrice nel momento in cui il suo personaggio contempla la vittima e concepisce il suo piano.
Lo stemma dei Medici è sovrastato da un dragone minaccioso, simbolo del duca, ma anche della violenza scatenata dai giochi di potere.
Medea Sarah Mucha
A sinistra, lo studio della posa del personaggio per la locandina della tragedia “Medea”. A destra, il dettaglio dell’espressione della Bernhardt sulla locandina (1898). Medea è sotto shock: ha appena assassinato i propri figli per vendicarsi del loro padre, Giasone, che è partito abbandonandola.
La Signora delle Camelie Mucha
La Signora delle Camelie (1896), una delle interpretazioni di punta di Sarah Bernhardt. Nella locandina, la protagonista Marguerite, indebolita dalla malattia e dal dolore che annunciano il suo destino tragico, si sostiene a una balaustra nel momento in cui ha rinunciato all’amore della sua vita. Nella cornice, cuori avvolti dai rovi alludono al suo tormento.

Nacque così lo “stile Mucha”, caratterizzato da una gamma sottile di toni pastello diffusi tra linee sinuose, arabeschi, giovani femmes fatales più simili a icone che a donne reali. E poi motivi floreali, naturali, simboli ornamentali tratti dalla tradizione celtica, giapponese, islamica, rococò, ma soprattutto bizantina, che Alphonse riteneva la culla della sua amata civiltà slava.
Considerate per un momento che, mentre noi oggi associamo automaticamente l’arte di Mucha alla Francia e ai fasti della Belle Époque parigina, al tempo in cui fece la sua apparizione, i francesi la percepirono piuttosto “esotica”, originaria di un oriente lontano.

Zodiaco 1896
Lo Zodiaco (1896), calendario per l’anno 1897 uscito con la rivista d’avanguardia “La Plume’’. L’esagramma, la stella a sei braccia cara alla tradizione bizantina, è un simbolo mistico che appare spesso nell’opera di Mucha. Qui è disseminata tra i dodici segni zodiacali a simboleggiare il ciclo armonioso del cosmo.

Benché non fosse mai stato esplicito nelle sue intenzioni, Mucha contribuì in maniera determinante a sviluppare e a diffondere il movimento che stava emergendo proprio allora nel campo delle arti decorative: l’Art nouveau (‘Arte nuova’), una reazione artistica alla monotonia – e alla bruttezza – dell’incalzante produzione industriale.

Ogni dettaglio delle composizioni di Mucha è simbolo e ogni scelta è ponderata. Gli occhi dei parigini del tempo coglievano molto più dei nostri, assuefatti dall’assordante vivacità dei colori di pubblicità, televisione e riviste patinate.

Zodiaco (dettaglio).
Zodiaco (dettaglio).

Il manifesto –o affiche – conosceva in quegli anni la sua epoca d’oro, grazie allo sviluppo della litografia a colori. Lo stile di Mucha rivoluzionò il settore, dettandone i codici espressivi.

Mucha studio
I contorni decisi delle figure di Mucha erano voluti: aiutavano il tipografo a riprodurre il più fedelmente possibile i suoi disegni nelle stampe.

Se è vero che Sarah Bernhardt aveva avviato il successo di Mucha, è altresì vero che la pubblicità – che esordiva anch’essa in quel periodo – ne fece una celebrità a tutto tondo.

Lance parfum Rodo 1896
Il manifesto del nuovo «Lance parfum “Rodo’’», un profumo che si poteva nebulizzare senza lasciare i tessuti né umidi, né macchiati. Una grande novità! A Mucha venne commissionata persino l’etichetta delle fiale.

Pittore, scultore, fotografo, decoratore… Alphonse Mucha lavorò su numerosi fronti, dal teatro alla pubblicità, dall’editoria al design di interni, di gioielli, di costumi per dodici anni di febbrile attività parigina.

Poesia Mucha
Nelle serie dedicata alle quattro arti (questo è lo studio per la Poesia), Mucha realizzò uno stile di composizione che, più tardi, verrà detto a “Q”, in cui alla caratteristica aureola di sfondo – già vista nello Zodiaco ad esempio – viene aggiunta una figura seduta le cui gambe si allungano formando la coda della lettera.
A ogni arte è associato, oltre a motivi vegetali dedicati, un particolare momento della giornata, a ricordare che la Natura è la musa di tutte le arti. Per la Poesia, si tratta di una rossa serata.
Fouquet Mucha
Nel 1899, l’orafo e gioielliere Fouquet commissionò a Mucha la concezione dell’intera collezione di gioielli che intendeva esporre all’Esposizione universale dell’anno 1900. Non ritengo debba essersene pentito: i periodici dell’epoca dichiararono che l’arte di Mucha aveva innalzato la gioielleria al livello dell’arte. Giudicate voi.

Ma Mucha non lavorava solo su commissione. Per sua iniziativa personale, realizzò settantadue tavole illustrate che andarono a costituire l’opera intitolata Documents decoratifs (1902), un meraviglioso manuale impiegato nelle scuole d’arte europee, ma indirizzato a tutti i professionisti delle Arti decorative (artigiani, decoratori…).

Fouquet Mucha

Documents decortifs

All’interno, viene illustrato il processo di “stilizzazione”, che parte da studi realistici “dal vivo” e termina nella produzione di motivi decorativi da applicare nelle manifatture.
Non saprei, come studente penso che mi sarei demoralizzata.

Studio Mucha
Uno degli “studi realistici” di Mucha per ”Documents decoratifs”.
Motivi decorativi Mucha
Motivi decorativi derivati dalla “stilizzazione” di forme naturali.

Quest’opera impressionante è una prova materiale della profonda convinzione di Mucha che la decorazione artistica dovesse essere messa al servizio della società.

Documents decortifs

Documents decortifs

Spesso associato agli ambienti di lusso parigino, Alphonse non avrebbe tollerato d’essere ritenuto un artista “superficiale” o puramente “decorativo’’.
Per lui gli 
affiches – ad esempio – erano un mezzo nuovo che consentiva di offrire l’arte e i suoi messaggi al grande pubblico, privandola di quell’alone di esclusività che l’aveva destinata sempre e solo a ristrette classi sociali. Così affermava:

«Non avevo trovato una vera soddisfazione in questo genere di lavoro [decorativo]. La mia via mi pareva essere altrove, in qualcosa di più elevato».

La Musica
Studio per “la Musica”: anche nei pannelli decorativi, Mucha tentava di trasmettere la propria visione spirituale dell’universo, popolato da forze misteriose che accompagnano il cammino dell’umanità, forze a cui spesso attribuiva un volto di donna.
Chiaro di Luna Mucha
Chiaro di Luna.

Nei primi anni del XX secolo, questo bisogno di realizzare la sua “missione” divenne impellente. Mucha desiderava contribuire, con la propria arte, al sogno d’indipendenza del popolo ceco dall’impero austroungarico e a quello dell’unione di tutti i paesi slavi.
Per questa ragione, Mucha rientrò in patria, abbandonando la vena decorativa in favore di cicli di pittura storici, epici, spesso di grande formato, intrisi di idealismo e spirito militante.

La Vergine con i Gigli Mucha
La Vergine con i Gigli (1905). Una toccante composizione, inno alla purezza, con una fanciulla slava in meditazione protetta da una presenza sacra di cui non si accorge, ma che la protegge col suo manto.
La Luce della Speranza
La Luce della Speranza (1933). La salita al potere di Hitler angustiò il profetico Mucha al punto che avvertì la necessità di raffigurare il proprio messaggio di pace. Una fanciulla si stacca da figure in fuga in preda al terrore stringendo tra le mani una luce a cui non intende rinunciare…

Nei suoi ultimi anni, Mucha portò avanti la ferma convinzione che l’arte e la bellezza dovessero avere una funzione salvifica per l’umanità.
Molto più di un semplice decoratore, il suo lavoro ha sì incarnato l’abbondanza, lo splendore e le false luci della Belle Époque in cui è nato, ma non ha mai dimenticato, nemmeno per un momento, la funzione sociale che doveva rivestire, impiegando la bellezza ed il sogno per toccare – e curare – la sensibilità del grande pubblico.

Menu del banchetto ufficiale Expo 1900
Per il banchetto ufficiale dell’Esposizione universale 1900 ci voleva un bel menu. Ci ha pensato Mucha con questo disegno.

Buona visita!