La Catrina di Rivera

La scheletrica Catrina messicana è una parigina chic

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A Città del Messico, a più di 9000 km da Parigi, tutto mi sarei aspettata, fuorché di incontrare un riflesso della Ville Lumière!

Mentre prendevo il solito tè col Cappellaio Matto, ho preso la parola per narrare del magico Día de los Muertos – ‘Il giorno dei morti’ che corrisponde al nostro 2 novembre e si festeggia dalla notte del 31 ottobre.

Nessuno indovinava cosa potesse mai esserci di parigino nel Día de los Muertos, fino a quando non nominai la diva immortale più amata dai messicani, una figura che rievoca apertamente le famose parisiennes della Belle Époque, modelli di eleganza e bellezza dell’inizio XX secolo.

La Parisienne Giron
Charles Giron, “Donna con guanti, detta La Parisienne”, (Petit Palais, 1883). Tra XIX e XX secolo la parigina era l’incarnazione dell’eleganza e vestiva le ultime trovate della moda. Numerosi ritratti di ricche dame borghesi si appropriano di questo titolo generico e chic.

Beh, ecco, la versione della parisienne messicana è un po’ , diciamo così, più sottile: in effetti, si tratta di uno scheletro che veste i panni più disparati – non solamente quelli francesi, anche se la mise originaria rimane quella. Tutti la conoscono come La Catrina.

Non potevo esimermi dall’indagare l’origine di questa signora così charmante che, a partire da ottobre, è rappresentata in ogni angolo del Messico.

Una Catrina moderna
Una Catrina in abiti moderni

Il 2 novembre, il Día de los Muertos, è il giorno in cui La Catrina è protagonista, un giorno diverso da tutti gli altri perchè quello è il tempo in cui si festeggia il ritorno dei defunti tra i vivi.

Una Catrina in abiti tradizionali
Una Catrina in abiti tradizionali

Personificazione della morte che si prende gioco delle vanità mondane, La Catrina dovrebbe essere eterna, ma a dire il vero ha una data di nascita ben precisa: nel novembre 1913, a un passo dalla Prima Guerra Mondiale, la prima comparsa della dama scheletrica più famosa del Messico avvenne per mano di un abile incisore e artista, morto lo stesso anno in miseria all’ombra del successo della sua vanitosa creatura, Jose Guadalupe Posada (1852-1913).

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Il negozio di stampe di Posada verso il 1900 a Città del Messico (photo from Wikipedia).

Le brillanti caricature di Posada, durante i festeggiamenti di inizio novembre, ritraevano famose personalità della cultura popolare sottoforma di cadaveri.
Le sue vignette si chiamavano “calaveras” o “calaveritas” (“teschi” o “teschietti”) e quella che diede i natali alla Catrina recitava:

Los que hoy son empolvadas garbanceras, 
p
ararán en deformes calaveras

‘Quelle che oggi sono incipriate garbanceras’ – ossia quelle messicane borghesi che, nonostante le origini indigene, si truccavano e abbigliavano per assomigliare alle ricche dame francesi di inizio XX secolo – ‘Finiranno in deformi calaveras’– ossia, appunto, teschi.

Insomma, è inutile incipriarsi tanto care signore, visto che prima o poi finirete tutte così:

La Garbancera
La Garbancera, o quel che ne resta… La prima Catrina della storia (1913).

Dalla vignetta, si deduce che l’ossessione di voler assomigliare alle femmes fatales della Belle Époque a Posada non andava a genio per niente, riconoscendo in quel grottesco travestimento un rifiuto delle proprie origini, un vento contrario sulla nascente identità nazionale messicana.

Femme Fatale
Georges de Feure, “L’Elegante” (1901-1903, Musée d’Orsay), un chiaro esempio di femme fatale, il modello femminile della Belle Époque.

Per intellettuali quali Posada, la Parigi della Belle Époque era un modello di lusso ed eleganza più da ridicolizzare che da imitare, ma il fascino che esercitava nel mondo non era facile da arginare, tanto che se ne ritrova l’influenza persino nell’architettura di Città del Messico.
Ecco uno scorcio dello splendidamente conservato Palazzo delle Poste, che di messicano – ne converrete –ha ben poco.

Palazzo delle Poste citta mexico

Ma La Catrina deve la sua immortalità (trovo delizioso questo paradosso) a un altro straordinario artista messicano, Diego Rivera (1886-1957), mentore e sposo della pittrice Frida Kahlo (1907-1954), specializzato in coloratissimi murales.

Frida e Rivera
Frida Kahlo e Diego Rivera, due pilastri dell’arte messicana

Dopo la lunga e penosa Rivoluzione Messicana (1910-1917), Rivera sostenne con la propria arte la giovane e ferita identità del suo paese.

Uno dei suoi più famosi murales è, non a caso, “Sueño de una tarde dominical en la Alameda Central” (1947), una sfilata di figure immortali della cultura popolare messicana al cui centro sorride impertinente la vanitosa “Catrina”, termine con cui in Messico si indicavano proprio le ricche borghesi che seguivano la moda europea, schernite dalla vignetta che abbiamo visto.

La Catrina di Rivera

Tributo a Posada e simbolo del popolo messicano dunque, benché vestita alla francese: La Catrina di Rivera indossa come stola niente meno che il dio Quetzalcoatl, il serpente piumato simbolo della cultura azteca, sfoggiando orgogliosa le sue origini indie.

Nel Dìa de los Muertos ci si trucca da Catrina, ma mi chiedo quanti dei festanti calaveras che ho incontrato ricordino le origini storiche di questo personaggio.

Più di una mera incarnazione della morte, La Catrina rappresenta quel sorriso canzonatorio che il popolo messicano le rivolge da sempre. Più che far parte della cultura del Paese, ne è il volto.
E allora, felice Día de los Muertos!

Trucco Catrina
Preparandomi per il Dìa de los Muertos
Ofrenda domestica
Una “ofrenda”, ossia un altare per i defunti che ogni casa, attività commerciale o ufficio prepara per il Dìa de los Muertos. Oltre alle fotografie si abbonda di cibo, sigari, liquori, qualunque cosa possa far piacere a chi viene in visita dall’Aldilà, tra cui il delizioso Pan de Muertos preparato per l’occasione.