La dama in blu 1874

I ritratti di Corot: un nostalgico omaggio alla modernità

C’era una volta un pittore che tutti apprezzavano soprattutto come paesaggista. Io stessa lo conobbi principalmente attraverso le sue inconfondibili fronde evanescenti, i sentieri ombrosi o le danze che riportano al tempo in cui il bosco era un dio.

Le meraviglie di oggi vengono dalla mano di Jean-Baptiste-Camille Corot (1796-1875) e dalla mostra che il Musée Marmottan Monet gli ha dedicato:

Dopo un giro alla mostra, si fatica a credere che Corot non proponesse quasi mai i suoi ritratti ai compratori. Le figure che realizzava erano destinate a rimanere nell’ombra del suo atelier come opere incompiute o destinate agli intimi. Non che l’autore se ne vergognasse, anzi, ma preferiva riservare il genere a una sua ricerca personale: nel ritratto sperimentava quell’incontro tormentato tra tradizione e modernità che assillava la sua epoca.

Non era un dilemma da poco, soprattutto per uno che poteva vantarsi di aver rivoluzionato la pittura del paesaggio realizzandolo en plein air, ossia direttamente nella natura per trarne una rappresentazione più “vera”, seppure ancora legata all’arte classica, come dimostrano le piccole figure che abitano i suoi boschi.

Danza delle ninfe di Corot
Dettaglio della Danza delle ninfe

Fino a un certo punto della sua carriera, questi ritratti narrano di quanto fosse difficile, per lui, staccarsi dall’arte tradizionale e da quei tratti che andavano tanto di moda nella prima metà del XIX secolo.

Laure Sennegon
Laure Sennegon nel 1837, nipote di Corot stesso che ai tempi del ritratto aveva sedici anni. Corot veniva da una famiglia di modisti di Parigi ed è evidente l’attenzione che il pittore ha riservato al gioco di volumi tipico della moda del tempo.
Claire Sennegon
Claire Sennegon, un’atra nipote dell’artista (la somiglianza tra le sorelle è notevole) sempre nel 1837. Questo ritratto conserva caratteristiche in gran voga al tempo: la mano al viso, la posa statica, colori e sguardo che trasudano malinconia. Un vero tocco da pittore romantico!

Ed ecco un’altra bilanciata mescolanza di tradizioni classiche: “La lettrice coronata di fiori”. Al tema della malinconia, tanto amato al tempo, si unisce quello antico della figura inserita nel paesaggio e infine quello tipicamente settecentesco della lettrice. Più classico di così!

La lettrice coronata di Fiori o La Musa di Virgilio, Corot
La lettrice coronata di fiori o La Musa di Virgilio del 1845.

Ma dal 1860 Corot venne travolto, come tutti, da una nuova concezione di arte: conobbe il lavoro rivoluzionario di Courbet, Manet, Degas… e, da artista serio qual era, non poteva rinunciare a trarne delle lezioni. Da quel momento le sue figure diventarono più monumentali e come dotate di personalità. Ecco ad esempio uno splendido nudo impertinente che ricorda quella sfrontata dell’ Olympia dipinta da Éduard Manet:

Il riposo, detto Baccante con il tamburello di Corot
Il Riposo, detto anche “Baccante con il tamburello”.

Si tratta di uno dei rarissimi esempi di figure esposte pubblicamente da Corot al Salon (1861). Questa bella dama aveva l’importante compito di riscattare la reputazione del suo creatore, accusato di non saper dipingere altro che paesaggi. Esattamente come la famosa Olympia, anche questa baccante venne giudicata brutta, indecente e scandalosa come per via del suo realismo anche se, a differenza di Manet, Corot non aveva osato collocarla addirittura in un ambiente contemporaneo! Il tema mitologico doveva proteggerla dalle ingiurie e scusare la sua nudità ma le cose andarono diversamente.

Fare la modella per gli artisti del tempo non era un mestiere divertente, soprattutto se si considerano le eterne ore trascorse senza potersi muovere in ambienti spesso nemmeno riscaldati, ma da Corot, almeno, l’immobilità non era obbligatoria: il pittore preferiva cogliere nel movimento la posa perfetta per le sue figure.

E finalmente si giunse al risultato di questa ricerca: la celebre Dama in Blu.

La dama in blu 1874
La dama in blu 1874

Cosa ha di straordinario questo ritratto a figura intera oltre alla bellezza del vestito? Esattamente il vestito! Corot non amava ritrarre gli abiti a lui contemporanei, preferendo vestire le sue figure di panni esotici o mediterranei. In questo caso l’abito è addirittura esaltato dalla posa della modella che altri non è che Emma Dobigny, già ritratta da Degas e Puvis de Chavannes. Una donna contemporanea in un ambiente contemporaneo, il presente sulla tela senza il filtro della mitologia, un tocco di modernità raggiunta dunque, un omaggio di un vecchio pittore alla nuova generazione di Manet, Degas, Monet che da Corot stesso avevano tratto le basi della loro arte.

Visto il grande successo, la mostra è stata prolungata fino al 22 luglio 2018. Se passate da Parigi, non perdetevi l’occasione di scoprire i volti che Corot ha lasciato sulla tela che si aggiungono alla già splendida collezione permanente del Musée Marmottan Monet che vanta oggetti d’arte, dei Monet d’eccezione e una raccolta di opere di Berthe Morisot.