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Khnopff: l’arte del mistero e del sogno

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Fino al 17 marzo 2019, il Petit Palais ospita una mostra in cui il sogno è protagonista.

Petit Palais Khnopff

Fernand Khnopff (1858-1921), un artista belga che conobbe un notevole successo soprattuto a Parigi e a Vienna, fu una delle anime del Simbolismo.
La sua arte è un inno alla dimensione onirica, ai miti antichi e alle inquietanti potenze che dimorano oltre il velo dei sensi.

Hypnos
Hypnos, bronzo proveniente dall’Italia risalente al 350-200 a.C, oggi conservato al British Museum di Londra. Hypnos è figlio della Notte e di Erebus – il dio delle tenebre e degli inferi – nonché il gemello della Morte (Thanatos). Questa raffigurazione affascinò Khnopff a tal punto da riprodurla in molte opere esattamente com’è, senza l’aggiunta dell’ala mancante.

La mostra è un’occasione unica che invita a lasciare la vita di ogni giorno all’ingresso. Non verrà dimenticata del tutto – è pur sempre dalla realtà che l’arte di Khnopff prende ispirazione – ma, per lasciarsi assorbire dalle opere conturbanti che vi sono esposte, occorre una disposizione d’animo oggi poco diffusa, fatta di silenzio e di pazienza. Come si legge su una delle pareti della mostra:

«L’arte di Khnopff non è un’arte da piano terra. Occorre darsi la pena di salire i gradini del tempio e di bussare alla porta».Louis Dumont-Wilden (1907).

Questo articolo non ha ovviamente la pretesa di analizzare un autore tanto complesso, ma in quanto Alice vorrei comunque tentare di trasmettere l’invito alla meditazione di cui le meraviglie di questa mostra si fanno ambasciatrici, siano esse ritratti, paesaggi o enigmatiche nature morte.

Khnopff, Ascoltando Shumann
Khnopff, Ascoltando Shumann (1883). L’amatissima madre dell’artista sta ascoltando in un intenso raccoglimento la musica di uno dei compositori preferiti di suo figlio (delle mani senza volto suonano il piano in alto a sinistra). Alla mostra è possibile ascoltare alcuni di questi brani mentre si ammira l’opera.

I ritratti di Khnopff, con i loro volti inespressivi, gli sguardi persi chissà dove e la solennità delle pose ricordano il mistero e la regalità delle icone sacre.

Khnopff mademoiselle
Mademoiselle Van der Hecht (1883).
Madeleine_Mabille_Khnopff
Madeleine Mabille (1888).

Similmente, contemplando i suoi paesaggi, si ha spesso la sensazione che vi sia qualcosa di “sbagliato”, una sorta di lieve inquietudine – tipica dei sogni – che emana anche da scenari apparentemente comuni. Tutto è immobile, sospeso e le rare figure sono prive di ombra, come apparizioni fantasmagoriche emerse dal più assoluto silenzio.

Khnopff_AcquaImmobile
Acqua immobile (1894)
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A Fosset. Una sera (1886).

Anche la scenografia dell’esposizione esce dai comuni schemi: la casa-atelier di Khnopff a Bruxelles, costruita stanza per stanza seguendo le sue istruzioni, venne purtroppo demolita negli anni ‘30. «Tempio di me stesso», «Villa del Sogno», «Asilo della Bellezza», questi sono i titoli assegnati dalla critica alla magica dimora dell’artista.
La mostra ne rievoca simbolicamente gli ambienti e la disposizione: ingresso, vestibolo, atelier, biblioteca e camere sono lo sfondo che accompagna l’evoluzione dell’opera del padrone di casa il quale, solitario e riservato, si era rinchiuso nella propria dimora per dedicarsi interamente all’ascolto della «voce dell’arte».
Cosa suggeriva questa voce? Figure femminili provocanti, i cui sguardi – difficili da sostenere – le rendono più simili a creature sovrannaturali immerse in atmosfere sospese, inconsuete.

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Who shall deliver me? (‘Chi mi libererà?“), 1898. Il titolo è tratto da un poema di Christina Rossetti, la sorella del famoso pittore preraffaellita, Dante Gabriele, che Khnopff conosceva e ammirava. Nello sguardo di questa donna è racchiuso il conflitto narrato dal poema: un’anima si rifugia nel proprio mondo interiore – circondato da mura invalicabili – e scopre di non poter sostenere il peso di se stessa.
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Maschera dal mantello bianco (1907).
IlColloNero_Khnopff
Il Collo Nero (1906).

Salvo poche eccezioni, i volti delle misteriose, taciturne figure femminili dei dipinti di Khnopff portano i tratti dell’adorata sorella Marguerite, dotata di un fascino androgino caro alla cerchia inglese dei pittori Preraffelliti, di cui Khnopff era profondo ammiratore.

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Marguerite Khnopff (1887). La posizione serrata della donna, il suo corpo avvolto in uno stretto abito bianco, le mani nascoste da lunghi guanti e la porta chiusa sullo sfondo che crea differenti livelli di cornice, tutto sembra evocare la clausura, l’incontaminato, ma anche la repressione.

Marguerite è la multipla protagonista di un’opera a pastello che ben riassume l’arte di Khnopff. Le figure, tratte da diverse fotografie scattate dall’artista stesso, sono disposte in un paesaggio praticamente vuoto.

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Studio per Memoires (1888).
Memoires_Khnopff
Studio per Memoires (1888).
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Memoires, l’opera in divenire ricostruita grazie a un video alla mostra.
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Memoires (1889), Musée des Beaux-Arts de Belgique.

Sette spettri di donna con lo stesso volto occupano la composizione sfoggiando pose ed abiti differenti, suggerendo l’assembramento straordinario di sette frammenti di ricordo lontani nel tempo che la memoria è in grado di riunire nel medesimo luogo.
Khnopff dimostra ancora una volta come l’arte possa infrangere le leggi supreme della realtà o, meglio ancora, come questo debba essere il suo fine ultimo. Un altro grande pittore simbolista ben conosciuto da Khnopff scriveva:

“Non credo né a quel che tocco, né a ciò che vedo. Non credo se non a ciò che non vedo e unicamente a ciò che sento. Il mio cervello, la mia ragione mi sembrano effimere e di una realtà dubbia; il mio sentimento interiore solamente mi sembra eterno, incontestabilmente certo”.

Gustave Moreau

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Il Rimpianto di altri Giorni (1889).

Gli enigmi dell’arte di Khnopff sono spesso frutto dell’assemblaggio sapiente di simboli antichi provenienti dalla mitologia classica, archetipi e frammenti provenienti da un mondo onirico personale.

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L’Arte o Carezze (dettaglio, 1896). Il celebre incontro tra Edipo e la Sfinge è rappresentato da Khnopff in modo decisamente non convenzionale. La Sfinge, spaventosa creatura fantastica che divora coloro che non sono in grado di risolvere i suoi indovinelli, è stata “domata” da Edipo, l’unico in grado di rispondere correttamente. Grazie al sapiente impiego di coraggio e intelletto, l’ignoto più spaventoso si lascia conquistare, trasformandosi in un alleato potente.
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Un’Ala blu (1894). Ecco un quadro in cui il dio Hypnos è protagonista.

Ci sarebbe ancora moltissimo da vedere e da scoprire sull’arte di Khnopff. Io ho tentato solamente di fornire un assaggio “appetitoso” che condisco con lo sguardo di questa splendida donna, più simile a una fata, che domina l’opera intitolata I lock my door upon myself (‘Ho chiuso la mia porta su me stessa’), un verso tratto dal poema Who shall deliver me? di Christina Rossetti, sorella del pittore preraffaellita Dante Gabriele. Come dirle di no? Buona visita!

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