Copertina Blanche 1

La clinica del dottor Blanche: la casa della follia che divenne leggenda

Il Cappellaio Matto è mio amico e perciò il tema della follia mi è particolarmente caro, specie quando emerge dal passato con delle storie sorprendenti.  Una, per esempio, è quella della leggendaria clinica per alienati mentali del colle più matto di Parigi, Montmartre (o Mont-MATTO, come lo chiamo io), la clinica del dottor Blanche attiva dal 1821. Uno studio approfondito a riguardo era obbligatorio per la mia sete di meraviglia, specie dopo aver letto quali nomi celebri la clinica ospitò!

Libro dottor Blanche
Uno dei libri essenziali alle mie ricerche, La maison du docteur Blanche di Laure Murat.

Tanto per cominciare, c’era una volta un ragazzo assetato di avventura e pieno di coraggio che a 16 anni decise di arruolarsi come volontario nella guardia di Napoleone Bonaparte. Il suo nome era Esprit Blanche (1796-1852) e sul suo diario, ai tempi di quell’ardita decisione, si può leggere:

“La società mi annoia; non credo di essere nato per lei”.

Per viverci passivo e annoiato no di certo, caro Esprit, ma per affrontarne le ombre, i segreti e le vergogne sì! Il baldanzoso ragazzo dimostrò dunque fin da subito un carattere e un coraggio fuori dalla norma.

Che energia! Che spirito patriottico! Peccato che il giovanissimo soldato abbia poi rivisto rapidamente le sue aspirazioni, specie quando seguì l’imperatore in Russia. Sconvolto dalla realtà della guerra e dalla sofferenza umana, Esprit tornò in Francia per consacrarsi agli studi di medicina. Aveva evidentemente concluso che rimettere insieme le persone fosse più interessante che farle a pezzi.

Obbedendo alla propria indole temeraria, Esprit scelse la specializzazione meno ovvia, anzi si può dire la più ardita.

Consideriamo innanzitutto che agli inizi del 1800 la figura del medico aveva appena iniziato ad emanciparsi da quella del padre confessore e che dovrà attendere la fine del secolo per rivestirsi di quell’aura “sacra” che gli attribuiamo oggi. Partendo da un contesto tutt’altro che favorevole insomma, Esprit voleva cimentarsi nella cura di pazienti solitamente dati per persi e di cui nessuno voleva occuparsi: sto parlando degli “alienati”, dei “matti”, la crème dei rifiuti della società borghese.

Queste povere anime, per secoli, erano state associate al peccato, trattate  alla stregua di bestie feroci e ritenute vittime di possessioni demoniache.

La nave dei folli
La nave dei folli di Hieronymus Bosch (1450-1516) è un’ottima rappresentazione del concetto di “folle” del passato: sulla stessa barca convivono pazzia, vizio e peccato (con un tocco di eresia, se si considera la luna turca sulla bandiera).

Esprit la vedeva diversamente: con l’Illuminismo “l’alienato” era stato finalmente distinto dall’indemoniato, identificato come “malato” e quindi beneficiante dello condizione di “paziente”, magari persino curabile.

E ora il luogo: c’era una volta, e c’è ancora, l’antica folie Sandrin a Montmartre. Anticamente si chiamavano folies le case di campagna in cui i nobili si dedicavano a feste e divertimenti; lontano dagli sguardi indiscreti della città e dalle lamentele del vicinato, tutto era concesso! Il nome “folie” non c’entra dunque con il contenuto ma la folie Sandrin aveva davanti a sé un futuro specialissimo. Già convertita in clinica dal dottor Prost, un chirurgo, si rivelò perfetta per l’ambizioso progetto di Esprit Blanche. La proprietà venne acquistata nel 1821 e così la leggenda della clinica del dottor Blanche ebbe inizio.

"L'asilo per alienati" al 22, rue de Norvins
“L’asilo per alienati” del dottor Blanche al 22, rue de Norvins.

(Per avere un assaggio della geniale follia che fece di Montmartre la collina più stramba del mondo leggi:Mont-matto, ossia una testa take-away, una residenza per folli e un panorama gothic amato da un suicida“).

La clinica privata del dottor Blanche fu la prima casa di ricovero per alienati del suo genere. Il paziente godeva di un trattamento molto diverso da quello riservatogli nelle carceri, negli ospedali, o negli altri asili per alienati di Parigi: dal dottor Blanche poteva rimanere una persona.

Esprit Blanche
Unica fotografia conosciuta di Esprit Blanche nell’anno dell’acquisto della folie Sandrin (©BNF).

Certamente la pensione annuale era considerevole (circa 25 000 euro attuali!), eppure non si può affermare che Esprit Blanche fosse un uomo avido. La sua pessima gestione del denaro e, soprattutto, il gran numero di pazienti insolventi lo portarono sull’orlo del fallimento in diverse occasioni. Se tra i suoi “ospiti” vi furono diversi personaggi importanti infatti, la maggior parte dei pensionanti della folie Sandrin erano artisti squattrinati senza nessuno disposto a prendersi cura di loro. Una cosa è sicura: Esprit Blanche non era tipo da buttare i pazienti in mezzo alla strada.

I metodi di cura della “follia” erano materia completamente nuova per il XIX secolo eppure l’alienato era l’incubo dell’era industriale, un uomo che era “altro da sé”, un estraneo persino per se stesso. I casi erano in continuo aumento e ricchezza, fama e potere non garantivano alcuna protezione. Il demone della follia poteva risvegliarsi in qualunque momento.

Le fou, (il folle, 1882) di André Gill
Le fou, (il folle, 1882) di André Gill, artista ai vertici del successo sotto il Secondo Impero di Napoleone III, padre della satira giornalistica e grande caricaturista. Finì i suoi giorni internato nell’asilo di Charenton.

I registri delle poche strutture di accoglienza parigine all’alba del 1800 sottolineano un nesso interessante tra le tipologie di “manie” e i tumulti storici dell’epoca, ad esempio:

  • le tensioni tra Chiesa e Stato avevano generato un gran numero di malinconie di origine religiosa, misticismo delirante, ossessioni demoniache etc…;
  • la caduta di Robespierre e la fine del Terrore videro un aumento di crisi nervose violente e molti disturbi del comportamento (in questo caso specifico, sfiderei chiunque a rimanere “equilibrato”);
  • la caduta di Napoleone aveva visto invece un picco di pazienti convinti di essere l’imperatore in persona; il dottor Blanche in particolare dovette ricoverarne uno che quando non era Napoleone era Maometto, oppure Genghis Khan, oppure il figlio segreto dell’imperatrice Joséphine e Gesù Cristo… un caso in un certo senso “prestigioso”.

Il successo della clinica fu tale che dopo venticinque anni di permanenza alla folie Sandrin, il dottor Blanche fu costretto a cercare una nuova sede (1846).

La scelta ricadde su una splendida dimora nobiliare di Passy che al tempo era un piccolo villaggio alle porte di Parigi (oggi è parte del XVI arrondissement). La struttura nota come hôtel de Lamballe era tristemente legata al ricordo di una donna che fu l’emblema della devozione e dell’amicizia: Madame de Lamballe, fedele confidente della regina Marie-Antoinette, si ritirava presso il suo hotel di Passy per sfuggire all’acuta malinconia che la tormentava. Dopo anni di intensa amicizia e favore infatti, la sovrana l’aveva dimenticata, preferendo amicizia più vivaci e divertenti.

Maria-Teresa di Savoia Carignan, principessa di Lamballe
Maria-Teresa di Savoia Carignan, principessa di Lamballe (1749-1792), la più devota amica della regina Marie-Antoinette e padrona dell’hôtel che sarebbe diventata la seconda sede della clinica del dottor Blanche.

Tuttavia, nel momento più buio dell’esistenza della regina, quando tutti gli amici l’avevano abbandonata tra i peggiori tumulti della Rivoluzione che l’avrebbe uccisa, la principessa di Lamballe era presente. Quella prova di devozione le costò prima la libertà e poi la vita: nel settembre 1792 i detenuti delle prigioni di Parigi venivano massacrati come potenziali traditori; la principessa era tra questi. Morì per essersi rifiutata di giurare “l’odio per la monarchia”.

Cinquant’anni dopo la morte della sua generosa proprietaria, l’hotel de Lamballe di Passy continuava la sua malinconica tradizione di luogo di “conforto”.

Hotel de Lamballe
L’hôtel de Lamballe al 23 di rue Berton (XVI arrondissement) fu la seconda sede della clinica del dottor Blanche a partire dal 1846. Nel 1922 la costruzione pericolante venne abbattuta e ricostruita secondo lo stesso modello. Oggi è sede dell’ambasciata di Turchia e dunque le fotografie sono impossibili da prendere, ahimè.
Foto hotel de Lamballe
Sempre nel libro di Laure Murat ho trovato una vecchia foto dell’hôtel de Lamballe (© Roger-Viollet).

Questa straordinaria clinica fu il rifugio di storie umane incredibili che purtroppo sono stata costretta selezionare. Su indicazione dello Stregatto che sa sempre consigliarmi la direzione da prendere, ho scelto quelle più interessanti perchè ancora hanno qualcosa da dire, un tocco di umanità ancora da trasmettere.

La prima è quella della povera “Madame de Lavalette, un eroismo afflitto da terrore cronico“.

“Ma io non voglio andare fra i matti” osservò Alice.

“Be’, non hai altra scelta” disse il Gatto. “Qui siamo tutti matti. Io sono matto. Tu sei matta.”

“Come lo sai che sono matta?” disse Alice.

“Per forza,” disse il Gatto, “altrimenti non saresti venuta qui.”