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La Porta dell’Inferno di Rodin: da Dante a Baudelaire

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Porta Inferno Rodin
Porta dell’Inferno di Auguste Rodin, concepita tra il 1880 e il 1890, fusa in bronzo nel 1926-29, Musée Rodin.

La Porta dell’Inferno di Auguste Rodin (1840-1917) ha molte cose da raccontare.
Destinata a fungere da ingresso al nuovo – mai realizzato – museo delle Arti decorative, la Porta rappresentava per lo scultore la prima grande commissione da parte dello Stato (1880). Rodin aveva allora quarant’anni ed era ancora lontano dal successo.

Auguste Rodin col turbante (1885 circa), Jean-Paul Lorens
Auguste Rodin col turbante (1885 circa), Jean-Paul Lorens, Musée Rodin

La decorazione avrebbe dovuto consistere in bassorilievi raffiguranti la Divina Commedia di Dante Alighieri. Non è improbabile che il tema sia stato suggerito dallo stesso Rodin, che era rimasto rapito dalla lettura dell’opera di Dante, in particolare modo dall’Inferno. Anche il modello a cui lo scultore decise di ispirarsi per la decorazione era di derivazione fiorentina e mi riferisco alle celebri porte del battistero di Firenze (Ghiberti, XV secolo).
L’avventura era appena iniziata.

Dopo quattro anni di lavoro, Rodin sembrava aver trovato finalmente una versione soddisfacente della Porta, ma il progetto del museo venne abbandonato. «Tanto peggio per loro», pensò lo scultore e «tanto meglio per noi », aggiungo io.

La Porta dell’Inferno non venne abbandonata, anzi, divenne una sorta di riserva creativa personale in cui Rodin sperimentò l’assemblaggio di decine e decine di gruppi scultorei. In una moderna versione della leggenda di Pigmalione – lo scultore di Cipro innamorato a tal punto di una sua scultura femminile che la dea Afrodite, commossa, le concesse la vita –, nel corso di dieci anni di studio, alcune di queste figure si affrancarono dalla Porta guadagnandosi la dignità di opere autonome. Ciò avvenne ad esempio per Il Bacio – l’evoluzione di una versione della celebre, tragica coppia composta da Paolo Malatesta e Francesca da Rimini – e il Pensatore – l’evoluzione del Poeta, ossia Dante Alighieri stesso.

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Il Bacio di Auguste Rodin, Musée Rodin
Il pensatore Rodin
Il pensatore, Musée Rodin

Se la Porta potesse parlarci del suo autore, ci direbbe che era un genio il cui impulso creativo non conosceva limiti… soprattutto quello rappresentato dalla parola “FINE”. Più il tempo passava, più il lavoro avanzava e più Rodin rivedeva la sua opera. Pareva volersi staccare sempre di più dalla fonte d’ispirazione originale: i suoi dannati, privi di un contesto chiaro, senza i classici tormenti danteschi o demoni torturatori, si trasformavano gradualmente in archetipi.

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Dettaglio con Uomo che cade (in alto). È possibile riconoscere, subito a destra, Il Pensatore.

A sei anni dalla commissione, le sculture indipendenti che avevano avuto origine dalla Porta vennero esposte nella galleria George Petit con una disposizione sorprendente: ogni pezzo era accompagnato dagli splendidi versi di Baudelaire che Rodin aveva scoperto e apprezzato ne Les Fluers du Mal (I Fiori del Male, 1857). Le sue sculture si facevano così incarnazione della poesia di Baudelaire, sensuale, intima e universale allo stesso tempo, allontanandosi dal modello dantesco.

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Dettaglio Cerchio degli Amori (in basso a destra).

Seguendo questa evoluzione della visione di Rodin, anche le figure della Porta si affrancarono dal modello originale per narrare la condizione umana, le sue miserie, le paure, le passioni. Un groviglio di spettri che sono semplicemente quel che sono, senza prospettive morali. L’inferno di Dante era passato dal regno dei demoni a quello dell’Uomo.

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Dettaglio con il conte Ugolino sopra e Paolo e Francesca sotto (portale di sinistra in basso)

Una versione definitiva della Porta dell’Inferno venne messa in mostra solo nel 1900… ovviamente incompleta! O meglio, raggiunta finalmente una versione soddisfacente, all’ultimo momento Rodin la trovò INsoddisfacente e decise di eliminare le figure più in rilievo. L’insieme era troppo carico, sosteneva, e le ombre troppo forti. Naturalmente non c’era tempo per modificare l’opera secondo la sua nuova visione e così la Porta dell’Inferno venne esposta incompleta al pubblico.

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Una fotografia della Porta dell’Inferno esposta nel 1900 dopo le modifiche apportate da Rodin: le figure maggiormente in rilievo sono state rimosse. Forse lo scultore, colpito dalla sovrabbondanza di decorazione dei padiglioni dell’Esposizione universale di quell’anno (una vera fiera del kitsch), aveva deciso di discostarsi dalla tendenza generale (photo by artplastoc.blogspot.com).

Per avere un’idea della versione “temporaneamente definitiva” a cui Rodin era giunto, un attimo prima di quelle ultime modifiche, bisogna riferirsi al modello in gesso conservato al Musée d’Orsay e che venne pur tuttavia realizzato solo nel 1917, previa autorizzazione dell’autore.

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Dannati Rodin

Su modello di questo gesso, la porta esposta nei giardini del Musée Rodin venne fusa in bronzo tra il 1926 e il 1929 ed è oggi ammirabile gratuitamente. Se potete, prendetevi il tempo di una meditazione davanti alle sue figure avvinghiate, distese, rannicchiate, contorte e sinuose che più della dannazione, hanno finito col raffigurare i mille volti della disperazione.

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Dettaglio con Avarizia e Lussuria che sporgono in maniera prominente in basso (primo piano)