Parce Domine Willette

Nell’articolo precedente, ho raccontato della fondazione del primo Cabaret du Chat Noir, avvenuta su iniziativa dell’irriverente Rodolphe Salis nell’autunno 1881. Ho pertanto già accennato al calibro non indifferente della sua clientela, composta da alcune delle menti più brillanti del tempo. Vediamo ora qualcuna di queste “chicche” che possa restituirci lo spirito geniale e irrequieto che animava il quartiere ai piedi della collina di Montmartre, durante la Belle Époque.

Atto secondo

Il giornale de Le Chat Noir

La fama del Cabaret du Chat Noir, che allora sorgeva all’84 di boulevard de Rochechouart, si era diffusa a tal punto a Parigi che Salis decise di fondare un giornale omonimo, le cui copie sono talvolta rintracciabili presso i famosi bouquinistes, i rivenditori di libri, giornali e stampe fuori catalogo che si trovano lungo le rive della Senna.

Bouquinistes
I Bouquinistes: luoghi della mia personale rovina economica. Libri fuori catalogo, stampe e giornali che talvolta risalgono a più di 100 anni fa…

[ Da leggere anche _ I bouquinistes: un sentiero di tesori di carta lungo la Senna ]

Giornale Chat Noir
Dettaglio della testata della rivista “Le Chat Noir ” datata 12 dicembre 1885, con tanto di gatto e mulini di Montmartre.

Il primo numero della rivista ufficiale del Cabaret du Chat Noir uscì il 14 gennaio 1882 – solo pochi mesi dopo l’inaugurazione del locale – ed era il risultato del contributo intellettuale e finanziario degli avventori del cabaret omonimo.

La rivista era il frutto naturale del fermento intellettuale che animava il cabaret. Venne pubblicata in 1000 esemplari e porta le firme dei migliori scrittori, canzonieri e umoristi del tempo, senza contare i celebri illustratori quali Willette, Steinlen, Caran d’Ache… tutti clienti dello Chat Noir!

Io e chat noir gionale
Io e il mio trofeo: una copia datata 12 dicembre 1885 con un divertente racconto di Alphonse Allais, celebre scrittore e umorista spesso seduto ai tavolini del cabaret, intitolato “Lo gnu”.

Il colle più birbante e geniale di Parigi ospitava la vita intellettuale, creativa e rivoluzionaria della città che sfidava apertamente la rigida e noiosa società borghese dei quartieri occidentali. La cosa interessante è che com’è, come non è, la ricca borghesia veniva proprio a Montmartre a cercare divertimento e distrazione! Ora, tra i contributori della rivista de Le Chat Noir, c’era Alphonse Allais (1854-1905), uno dei nomi più illustri dell’epoca d’oro della satira giornalistica. Allais incarnava perfettamente lo spirito ribelle di Montmartre simboleggiato tradizionalmente dal gatto, creatura indipendente tipicamente insofferente ai limiti e alle regole che ritroviamo, non a caso, come icona del suo cabaret preferito.

Allais e citazione
Alphonse Allais e una sua considerazione sulle relazioni amorose.

Per farsi un’idea del carattere di questa singolare clientela di cui Allais costituiva un fulgido esempio, occorre tener presente che lo scrittore era uno dei personaggi di spicco del tanto deragliato, quanto brillante, Club des Incohérents (‘Club degli Incoerenti’). Questo circolo esclusivo, composto da scrittori e artisti selezionati, si dedicava attivamente a dissacrare, deridere e provocare tutto ciò che catturava il loro interesse. Per farsi un’idea del tenore delle manifestazioni pubbliche organizzate dal club, basti riferirsi ai titoli, ad esempio:

“Esposizione di disegni eseguiti da geni che non sanno disegnare”,

oppure

“Versi redatti dai pittori e pitture realizzate dagli scrittori”.

Insomma, Alphonse Allais era il capo redattore perfetto per una rivista irriverente come quella del Cabaret du Chat Noir e lo divenne a partire dal 1886.

Slis
Alphonse Allais creò alcune simpatiche “monocromie”. Eccone una intitolata “Raccolta di pomodori da parte di cardinali apoplettici sulle rive del Mar Rosso”.

Il cantante

Torniamo al cabaret e al suo spirito: Rodolphe Salis, proprietario e fondatore del locale, era notoriamente tirchio e aveva l’abitudine di pagare gli artisti che si esibivano allo Chat Noir solo con le consumazioni offerte dalla maison. In effetti, Salis riteneva che, a fronte del grande successo del suo cabaret, dovessero essere gli artisti a pagare lui!

Slis
Una fotografia dello sfrontato Rodolphe Salis (1851-1897, photo from Wikipedia).

Il gioco non gli riuscì con Aristide Bruant, il cantante più popolare dell’epoca che aveva esordito proprio allo Chat Noir. Bruant, che sapeva far bene i suoi conti, decise che gli sarebbe convenuto mettersi in proprio.

Aristide Bruant e locandina
Aristide Bruant e una delle sue locandine, direttamente dalla mano di Henri de Toulouse-Lautrec.

Le sue canzoni avevano conquistato Parigi. Aristide Bruant cantava dei poveri e degli emarginati, scagliandosi contro lo squallore e l’ipocrisia della società borghese “per bene”. Di nuovo ecco sopraggiungere il fatto curioso a cui accennavo prima: erano proprio questi ultimi a fare il tutto-esaurito ai suoi concerti, ricambiando gli insulti con applausi e ovazioni. Mah!

«Per otto anni, ho trascorso le mie notti tra fumo e bicchieri! Ho urlato le mie canzoni davanti a un mucchio di idioti che non ci capivano niente e che venivano, per noia o per snobismo, a farsi insultare al Mirliton… Li ho trattati come non si trattano nemmeno i delinquenti… Loro mi hanno arricchito, io li disprezzo: siamo pari.»
Aristide Bruant

Quando il cabaret non fu più in grado di accogliere la numerosa clientela (doveva rifiutare i clienti perché era sempre al completo!), Rodolphe Salis decise di trasferire il suo Chat Noir in uno spazio più ampio. Bruant acquistò allora il vecchio locale e ne fece il suo primo, fortunatissimo locale, ribattezzato col nome di Mirliton.

Mirliton
Una vecchia foto del ex-Cabaret du Chat Noir all’84, boulevard de Rochechouart, già trasformato nel Cabaret di Aristide Bruant (Musée de Montmartre).

Le locandine dei suoi spettacoli erano opera del suo artista prediletto – altro degno rappresentante dello spirito di Montmartre – Henri de Toulouse Lautrec (1864-1901), e lo ritraevano sempre con la famosa tenuta di scena che Bruant non cambiava mai (spero che almeno la lavasse di quando in quando): abito in velluto a coste, stivaloni neri, sciarpa rossa, mantello nero, cappello di feltro a falde larghe.

Aristide Bruant

Il secondo Cabaret du Chat Noir

Dopo aver assaggiato alcune delle “spezie” più piccanti della vita artistica del tempo, torniamo alle vicende del Cabaret du Chat Noir per cui era iniziata una nuova vita ad un nuovo indirizzo – il 12 di rue de Laval (oggi rue Victor-Massé).

Secondo Chat Noir
M. Balda, Le Cabaret du Chat Noir, interno ed esterno del secondo Chat Noir (1890, Musée de Montmartre, colletion Le Vieux Montmartre)

Il glorioso passato di questa palazzina è oggi ridotto a una timida targa che recita:

“Passante, fermati. Questo edificio venne consacrato ai divertimenti e alla gioia da Rodolphe Salis.
Qui alloggiò il famoso Cabaret du Chat Noir. 1885-1896”

Palazzina Chat Noir
La palazzina del secondo Cabaret du Chat Noir oggi.
Chat Noir immaginato
La stessa palazzina con un po’di immaginazione…

La nuova sede aprì i battenti l’anno 1885. La cerimonia d’inaugurazione consistette in una processione solenne con cui la grande tela del Parce Domine di Wilette, che già conosciamo, venne trasportata dal primo indirizzo al nuovo.

Parce Domine Willette
«Parce Domine, Parce Populo Tuo» (‘Perdona, Signore, perdona il popolo tuo’) di Adolphe Willette (1884). L’immensa tela che decorava l’interno del Cabaret du Chat Noir rappresenta la gioventù innocente (incarnata dal personaggio di Pierrot in basso a sinistra) spinta all’autodistruzione dai vizi di Parigi (photo from Wikipedia).

Il nuovo Cabaret du Chat Noir, che si sviluppava su due piani e godeva di spazi decisamente più ampi, prometteva grandi novità poiché la sua eccezionale clientela, come abbiamo visto, non sapeva limitarsi a bere, a discutere o semplicemente ad ingannare il tempo.
Ancora una volta, Rodolphe Salis dimostrò come fosse inevitabile ottenere un’esplosione di creatività costringendo nella stessa stanza artisti, scrittori, compositori e tanto – ma tanto – vino: al 12, rue de Laval, stava per aprire le porte una nuova meraviglia, il celebre teatro delle ombre del Cabaret du Chat Noir, a cui dedico un articolo a parte:

Il secondo Cabaret du Chat Noir: l’apice e il tramonto di una leggenda.