Affair du collier 2

L’affare della collana: come una ladra dal sangue blu può spennare un cardinale

La mente che ordì la più audace truffa della storia di Francia apparteneva a una donna sconsideratamente ambiziosa, Jeanne de Valois, Contessa de la Motte (1756-1791).

(Per conoscere l’origine della collana oggetto dello scandalo e come Marie-Antoinette l’aveva rifiutata, leggi l’articolo precedente:  Come Marie-Antoinette rifiutò la collana che l’avrebbe rovinata )

Questa avventuriera emerse dal fango, dalla miseria e da tutti i peggiori punti di partenza grazie al sapiente uso di quel nome altisonante che effettivamente la legava a un ramo illegittimo dell’antica stirpe reale francese, i “Valois”. Ciò le aveva fatto ottenere una piccola pensione che sarebbe stata sufficiente a condurre una vita modesta ma dignitosa assieme al marito, il conte Nicolao de la Motte. Questo matrimonio, infatti, le aveva conferito il titolo di contessa, ma ben poco altro.

Jeanne de Valois de La Motte
Jeanne de Valois contessa de La Motte (titolo che aveva ottenuto dal marito, squattrinato quanto lei).

Una vita modesta e dignitosa, però, non poteva bastare a una Valois convinta di dover riscattare il proprio nome, il rango e l’onore. Schivando creditori, impegnando gioielli, abiti, mobili che ancora neanche aveva pagato, spillando denaro a chiunque venisse intenerito dalla sua tragica storia, Jeanne tramava, tesseva, si insinuava tra le famiglie rispettabili parigine in cerca dell’occasione giusta per riscattarsi una volta per tutte. Ed ecco che un pollo ansioso di farsi spennare le saltò in grembo, un pollo dei più grossi, per altro.

Il pollo in questione era vescovo, cardinale, elemosiniere reale, e rampollo di una delle famiglie più ricche e potenti di Francia per la quale il Re stesso aveva un occhio di riguardo: Louis René Eduard Prince de Rohan (1734-1803), comunemente conosciuto come il Cardinale di Rohan. Giusto un passo dietro ai principi del sangue che potevano aspirare al trono, i Rohan avevano scelto un motto che riassumeva perfettamente l’essenza di questa stirpe, stirpe che tutto poteva essere, fuorché umile:

re non posso, duca non mi degno, Rohan sono“.

Cardinale di Rohan
Louis René Eduard Prince de Rohan, il pollo color porpora che si fece spennare da Jeanne Valois de La Motte.

Il cardinale era un uomo più da festa che da messa e coinvolto più dalla propria toeletta che dalla preghiera. Ambizioso, assetato di riconoscimenti, galante (decisamente più di quanto convenisse al suo ruolo), il Cardinale aveva un evidente debole per il lusso. Ciò gli costò la simpatia dell’Imperatrice Maria Teresa, madre della Regina Marie-Antoinette, e donna notoriamente austera. Durante il suo incarico di ambasciatore a Vienna, Sua Eminenza diede prova di grande leggerezza offrendo continue feste e baldorie alla rigida nobiltà austriaca. L’ambasciata francese sfidava la corte di Vienna proponendo un modello di vita mondana che era l’esatto opposto dello stile sobrio promosso dall’Imperatrice.

L’errore fatale che costò al Cardinale non solo l’incarico a Vienna, ma anche la simpatia di Marie-Antoinette che da allora non lo ammise più alla sua presenza, né gli rivolse la parola, risale proprio a quel tempo. In una lettera, in teoria confidenziale, il cardinale si riferì all’Imperatrice Maria Teresa in termini poco lusinghieri, dandole sostanzialmente della cinica simulatrice. La lettera venne letta ad un pranzo privato a Versailles tenutosi negli appartamenti della più potente donna della corte, la favorita del re Louis XV, Madame du Barry, che la giovane delfina Marie-Antoinette non sopportava nemmeno un po’. La lettura venne trovata estremamente divertente dai convitati e la notizia non tardò a raggiungere le orecchie della devota figlia di Maria Teresa. Male, Eminenza, male…
Quando Marie-Antoinette salì al torno, non mutò di una virgola il suo gelido contegno nei confronti del cardinale che avrebbe fatto qualunque cosa pur di riconquistare il suo favore e poter così ambire a più alte cariche. Cosa fece dunque? Si fece spennare.

Jeanne Valois, Contessa de La Motte, conobbe quasi per caso il Cardinale di Rohan, grazie all’intercessione di una delle sue benefattrici di alto rango commosse dalla sua struggente storia. Il cardinale ne fu immediatamente ammaliato e sono convinta che, più della struggente vicenda della nobile e fiera Valois maledetta dalla sorte, fu l’avvenenza di Jeanne a impressionarlo… La contessa riuscì così, tra lacrime e moine, a spillare per mesi al Cardinale una quantità considerevole di quattrini. Ma i soldi, come ho già spiegato, non le bastavano mai.

Hotel de Rohan
La splendida reggia parigina dei Rohan, dove il cardinale riceveva la contessa de La Motte, nel III arrondissement. Il palazzo, che oggi ospita gli Archivi Nazionali, risulta sorprendentemente nascosto dalla strada e molti turisti se lo fanno scappare, ma le sue corti interne e giardini sono aperti al pubblico e gratuiti.

Per affondare più in profondità gli artigli nella fiducia del Cardinale, la Contessa iniziò dunque a lavorare sul punto debole di Sua Eminenza: la regina Marie-Antoinette. Jeanne giurò di esserne diventata la confidente, l’amica intima che godeva della sua totale fiducia e di doversi recare spesso a Versailles per starle vicino e consigliarla.

Certo, certo, abbiamo pensato tutti la stessa cosa: il cardinale aveva molte conoscenze a corte che avrebbero potuto confermare o smentire delle affermazioni tanto gravi, ma perché rovinare il bel sogno?

La Contessa aveva persino mostrato al cardinale delle lettere a lei dirette firmate “Marie-Antoinette de France“. Certo, il cardinale avrebbe potuto confrontare gli scritti con quelli ufficiali che certamente i suoi parenti possedevano e rendersi quindi immediatamente conto che la regina non firmava MAI “Marie-Antoinette de France” ma solo “Marie-Antoinette“, ma perché rovinare la dolce illusione? In conclusione, Sua Eminenza abboccò come una carpa stanca di vivere.

Studiando l’affare della collana ho scoperto inoltre che, eccetto Sua Maestà, tutti i principali attori della vicenda vivevano nel III arrondissement che, per inciso, è anche il mio! Che emozione realizzare che, non solo il palazzo del cardinale, ma anche l’appartamento della Contessa de La Motte, al 10 di rue Saint-Gilles, e persino il grazioso hôtel particulier affittato dal mago, veggente, guaritore Cagliostro sorgevano in questa antica parte della città!

Casa de La Motte
In rue Saint-Gilles la contessa de La Motte aveva affittato un appartamento. Tra quelle mura Jeanne ordí la trama dell’affare della collana e, sempre tra quelle mura, la fece a pezzi.
Hotel cagliostro
L’hôtel di Cagliostro in rue Saint Claude, dove il mago venne arrestato a seguito dello scoppio dello scandalo della collana.

Ora, Jeanne de La Motte poteva ingannare solo temporaneamente il cardinale con una inverosimile corrispondenza segreta tra il principe e la sovrana. Le promesse di riconciliazione e pubblico perdono contenute nelle lettere firmate”Marie-Antoinette de France“, realizzate dall’abile segretario – nonché amante – di Jeanne, Monsieur Retaux, richiesero ben presto un riscontro “dal vivo”. La regina, infatti, nonostante la tenerezza delle “sue parole”, continuava a ignorarlo. Ed ecco che Jeanne de La Motte pensò bene di architettare una messa in scena degna del migliore dei romanzi, un coup de théatre all’altezza del genio di Alexandre Dumas (che immancabilmente ne trasse un romanzo, ça va sans dire!): mi riferisco al leggendario, inaudito incontro notturno al Boschetto della Regina a Versailles…

(Leggi di come il cardinale si fece ingannare nell’articolo La sosia della regina)