Louis Philippe de Borbon-Orléans (Luigi Filippo di Borbone-Orléans)

Louis-Philippe d’Orléans: come si passa da “ai suoi ordini, duca” a “heilà, Philippe”

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La Rivoluzione francese è un momento storico complicatissimo da studiare, ecco perché ho sempre preferito affrontare il problema attraverso le vicende dei singoli: in definitiva i grandi eventi nascono dalla somma di piccole storie personali. Quella di Louis-Philippe d’Orléans appartiene alla serie “dalle stelle alle stalle” e rappresenta un’ottimo esempio di come la sorte potesse girare in quegli anni di fine 1700.

Louis-Philippe d’Orléans, futuro Philippe Égalité
Louis-Philippe d’Orléans, futuro Philippe Égalité addobbato come un albero di Natale massone.

Liberale e amico dei giacobini benché cugino del re Louis XVI e quindi di sangue blu-dipinto-di-blu, Louis-Philippe d’Orléans non era benvoluto a corte, mentre invece era più che amato dai sudditi. Credeva di aver fatto l’affarone del secolo ergendosi a paladino della libertà popolare, ma sarà proprio quello stesso popolo a metterlo a morte poco tempo dopo. Illuminato o opportunista? Temerario o vigliacco? Il duca Louis-Philippe d’Orléans fu molte cose (del resto aveva un codazzo di nomi senza fine) ma della sua gloria rimane solo il suo Palais-Royal che fu la culla della rivolta che lo uccise. Con le rivoluzioni va così: ti giri un attimo e quelli ti hanno apparecchiato un’esecuzione!

La popolarità del duca non era dovuta solo all’inedito dono che aveva fatto alla popolazione parigina, ossia gli splendidi giardini di Palais-Royal.

(Per saperne di più su Palais-Royal il palazzo che venne definito “la capitale di Parigi” leggiIl palazzo più “cool” è quello del duca d’Orléans“).

Ecco alcune altre buone ragioni:

1) Il duca aveva fatto lo splendido con un gesto plateale agli Stati Generali, l’assemblea dei rappresentanti della popolazione francese. L’assemblea era divisa nelle tre classi sociali: primo stato (clero), secondo stato (aristocrazia) e terzo stato (detti anche “quelli-che-non-contano-niente”).

Erano più di 150 anni che non venivano convocati tutti insieme, ma lo Stato colava a picco per i debiti e occorreva assolutamente approvare nuove tasse che solo gli Stati Generali potevano autorizzare. Ecco come l’allora re Louis XVI si convinse, più o meno:

“No, il Terzo Stato no!”, disse sua maestà Louis XVI.
“Sire, non sarebbero Stati Generali se su Tre Stati ne togliessimo uno…”, gli fece notare Jacques Necker, ministro delle finanze, col consueto aplomb da banchiere svizzero dopo aver mostrato a Sua Altezza i conti della corte.
“Ma non ce li siamo mai fumati quelli del Terzo!”, insisteva Sua Altezza.
“No Terzo – no tasse”, ribatté l’inflessibile ministro.
Jacques Necker e Louis XVI
Jacques Necker e il re che doveva consigliare… la sua espressione è eloquente, del resto Louis XVI era regalmente cocciuto.

E così eccoli riuniti finalmente:

La convocazione degli Stati Generali
La convocazione degli Stati Generali: il Terzo c’era alla fine ma le votazioni non sarebbero risultate proprio regolari, soprattutto se si considera il fatto che alcuni voti valevano più di altri…

Durante una seduta il duca abbandonò pubblicamente il proprio Stato assieme ad altri nobili per entrare nel Terzo, dimostrando a tutti che lui era col popolo, del popolo e per il popolo. Roba da matti per l’epoca! Che scandalo, duca!

2) Casa del duca, ossia Palais-Royal, era il centro non solo del divertimento parigino ma anche della diffusione di certi opuscoli, finanziati dallo stesso duca, recanti quelle parole impronunziabili a corte (come “diritti”, “riforme”, “uguaglianza” etc…). Palais-Royal stava dando i natali alla propaganda politica! Vergogna, duca!

3) Per la Corona iniziarono i problemi seri e dopo le botte da orbi della presa della Bastiglia e la marcia delle donne incavolate nere su Versailles, il re spedì il duca a Londra in “missione diplomatica”: lo riteneva responsabile di tutto quel pandemonio, cosa non vera, non del tutto… Il duca era molto ambizioso, questo è certo. Per ottenere il trono a cui aspirava si era fatto amicizie pericolose, finanziando società segrete e propaganda contro il cugino senza pensare alle conseguenze, specialmente a quelle che si sarebbero materializzate in strada dove la carestia che aveva portato il prezzo del pane alle stelle rendeva la situazione più che bollente. La rivolta che attaccò la Bastiglia partì proprio dal Café de Foy sotto le gallerie di Palais-Royal… Brutta aria, duca, meglio farsi un viaggio. 

Café de Foy a Palais-Royal: Desmoulins chiama i parigini alle armi. La Bastiglia ha le ore contate...
Café de Foy a Palais-Royal: Desmoulins chiama i parigini alle armi. La Bastiglia ha le ore contate…

Viste le ragioni per cui il duca era così popolare, sorge spontaneo domandarsi come mai fece la fine che fece. Ho trovato una ragguardevole lista di momenti in cui il duca perse punti:

1) Dopo il tentativo di fuga del re Luigi XVI, inutile e piuttosto imbarazzante, la corona gli venne offerta su un piatto d’argento. Il suo “no, grazie, ci avrei ripensato” fu un duro colpo per i suoi sostenitori. Che pacco, duca!

2) Vista la tetra sorte che gravava sul non-più-reale cugino, il duca tentò di riconciliarsi con lui. Louis XVI, ormai semplice cittadino Luigi Capeto, se non gli sputò in un occhio, poco ci mancò. Pessimo tempismo, cittadino Philippe (aboliti i titoli nobiliari infatti non lo si poteva più chiamare duca, ma solo Philippe Égalité)!

3) Ed ecco, tra tutte le accuse che la storia gli mosse, quella da cui è davvero difficile difenderlo: al processo dello stesso cugino, il duca ne votò la condanna a morte. Questo fulgido esempio di codardia non ebbe gli effetti strategici desiderati: più che compiacere i nemici dell’ex-sovrano, riuscì soprattutto a disgustarli. No comment, cittadino Philippe!

4) Quando le cose iniziarono a mettersi male per tutti e il Terrore iniziava il suo tetro regno di sangue, il duca tentò di redimersi salvando la vita ai perseguitati del tribunale rivoluzionario. Tradisci per caso la Rivoluzione, cittadino Philippe?

5) Quando suo figlio, il duca di Chartres, disertò vedendo che brutta aria tirava in Francia, Philippe Égalité venne arrestato con tutti i suoi sostenitori. La sua fine consistette in un trattamento “processo-sentenza-ghigliottina-all inclusive” come andava di moda allora.

Duca di Chartres
Il figlio di Philippe Égalité, che con molta fantasia si chiamava Louis-Philippe, disertò durante la rivoluzione ma quando, più tardi, gli venne offerta la corona di Francia, lui non rifiutò come fece suo padre e divenne “re dei francesi”. Tuo figlio sarà re: che smacco, duca!

Addio cittadino Philippe: potevi avere la corona di Francia e invece non ti hanno lasciato nemmeno la testa. Bellissimo palazzo, comunque.

(Per conoscere la storia incredibile di questo palazzo poco conosciuto e dei fantasmi che si aggirano nei suoi bei giardini leggi la serie “Palais-Royal: a ogni colonna la sua storia“).

Palais-Royal oggi
L’elegante Palais-Royal (Palazzo Reale), la residenza del Duca d’Orléans poi Philippe Égalité che si trova a nord del Louvre. Oggi è la sede del Consiglio di Stato e del Ministero della cultura.