Palais-Royal copertina 5

Palais-Royal: fantasmi, colpe e gusto del macabro nelle gallerie

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Ho già citato alcuni dei mille fantasmi che popolano le gallerie del bel Palais-Royal, la reggia poco conosciuta che sorge accanto al Louvre. Ho incontrato quelli più creativi, violenti o giocherelloni come teatri scomparsi, ristoranti di malaffare e pittori dimenticati, ma la mia onestà intellettuale mi costringe a nominare anche quelli peggiori, i più sanguinari, tetri e macabri che fecero la storia non solo del palazzo, ma anche di Parigi!

(Se ancora non li conoscete, questi impertinenti spettri che ho già raccontato sono nell’articoloPalais-Royal: i fantasmi delle gallerie“)

Palais-Royal oggi
L’elegante Palais-Royal (Palazzo Reale) che più che residenza reale fu un centro di intrighi, violenza, ideali e cultura che fecero la storia di un popolo. Oggi ospita il Consiglio di Stato e il Ministero della cultura.

Ecco dunque l’ultima sfilata fantasmagorica che propongo, da leggersi lontano dai pasti.

Tra le mille colonne delle gallerie dei giardini ancora aleggia il ricordo della fu coltelleria Badin, ossia dove preparare un omicidio nel più affilato dei modi: proprio qui l’enigmatica Charlotte Corday acquistò il fatidico coltello con cui assassinò Jean-Paul Marat mentre era intento a farsi un bagno (si trattava di una terapia per curare una malattia della pelle, non certo di amore per l’igiene, cosa decisamente fuori moda all’epoca).

Charotte Corday, di Paul Jacques Aimé Baudry
Charotte Corday come l’ha immaginata Paul Jacques Aimé Baudry (1828-1886, muséè des Beaux-Arts, Nantes), un’immagine che la coltelleria avrebbe potuto sfruttare.

Marat era un fanatico rivoluzionario a dir poco sanguinario; Charlotte era una fanatica meno sanguinaria, eppure decisa a eliminare Marat che riteneva “lo strazio della Francia”. Peccato! Se si fossero conosciuti meglio, forse sarebbe nata una bella amicizia.

jean-paul marat
La vittima, Jean-Paul Marat. Probabilmente si sta chiedendo se nella lista “da ghigliottinare oggi” abbia dimenticato qualcuno. Image by © Gianni Dagli Orti/CORBIS

Nel breve tempo che le rimase da vivere dopo la sua impresa, la bionda Charlotte, 25 anni, bella, educata e con un passato senza macchia, divenne una leggenda vivente. Il processo fu uno dei più surreali del periodo che di processi folli non mancava di sicuro! La calma glaciale di Charlotte fu tale che i presenti dovettero constatare come la sua difesa consistesse “nel non averne nessuna“. Non fece mai il minimo sforzo per negare d’aver ucciso Jean-Paul Marat. La farsa venne sfiorata quando un avvocato dell’accusa sostenne che Charlotte doveva essersi “esercitata a lungo” con le armi da taglio per riuscire a uccidere con un colpo solo e che quindi l’omicidio doveva esser stato premeditato molto tempo prima. “Oh! Che mostro!” esclamò lei, “Mi prende per un’assassina!“. Mah…

Charlotte Corday
Charlotte Corday poco prima dell’esecuzione e cosa mi immagino abbia pensato di non poter chiedere prima di varcare la soglia della coltelleria Badin

Procediamo con una disciolta e dispersa esposizione di ritratti in cera: dal 1770 il dottor Philippe Mathé-Curtz o Curtius, medico e scultore, ebbe la brillante idea di utilizzare la cera, già in uso per riproduzioni anatomiche, come mezzo per ritrarre le celebrità dell’epoca. Il narcisismo della sua clientela gli valse un incredibile successo e i suoi busti vennero esposti in uno dei locali delle gallerie pubbliche di Palais-Royal dal 1776.
Ad aiutare il dottore vi era la sua dotatissima nipote adottiva, famosa ancora oggi come Madame Tussaud (proprio quella!). In tempi meno felici, ossia in piena Rivoluzione, Madame Tussaud si troverà costretta a proseguire il suo lavoro realizzando maschere funerarie (e mi permetto di aggiungere che il lavoro non dovette mancarle di certo). Tra le sue creazioni non vanno dimenticate quella della regina Marie-Antoinette, di Louis XVI, di Robespierre…

Mme Tussaud
Mme Tussaud e la riproduzione delle maschere funerarie: regina Marie-Antoinette (1), del re Louis XVI (2) e di Robespierre (3).

Doveva avere un bello stomaco la Tussaud per raccogliere teste come fossero champignons, portarle nell’atelier e riprodurle! Se poi si considera che molte appartenevano a persone che aveva conosciuto di persona, la mansione riesce a risultare ancora più atroce. D’altra parte quell’ingrato lavoro l’aveva provvidenzialmente salvata dalla ghigliottina a cui non sarebbe altrimenti sfuggita, visto il suo passato.

Infine come non citare l’ombra del fiero Café de Foy: su uno dei suoi tavolini all’aperto Camille Desmoulins pronunciò, il 12 luglio 1789, il celebre discorso che avrebbe portato alla presa della Bastiglia. L’eco del suo “aux arms!” (“alle armi!”) riecheggiò per tutta Parigi.

Café de Foy a Palais-Royal: Desmoulins chiama i parigini alle armi. La Bastiglia ha le ore contate…

Pensando a questa vicenda, divento seria una volta tanto: povero Camille! Iniziò salendo su quel tavolino e finì salendo sul patibolo. Sua moglie Lucile, 24 anni, si farà arrestare per condividerne il terribile destino, lasciando dietro di sé un figlio orfano, il piccolo Horace. Una storia come tante altre di quel terribile momento storico, se non fosse per il mandante dell’arresto e della condanna: Maximilien Robespierre, il più caro amico di Camille, compagno di studi, testimone di nozze e padrino di suo figlio.

Molto è stato scritto su Robespierre: “l’incorruttibile”, spietato, sanguinario… giudicare da sopra i libri è sempre relativamente semplice. Non avendo vissuto quegli anni di furore collettivo (e non me ne rammarico), mi chiedo cosa possa aver provato nel firmare quell’ennesima condanna assurda, ma necessaria, secondo la folle logica del Terrore. È risaputo che, sapendo i suoi amici irrimediabilmente compromessi con la fazione avversa in piena guerra civile, Maximilien tentò in tutti i modi di salvarli, arrivando persino a far visita alla coppia in segreto per suggerire la fuga, cosa che non avrebbe fatto per nessun altro al mondo. Camille, tuttavia, si rivelò ostinato quanto lui… del resto se non fosse stato così, non sarebbe nata un’amicizia tanto profonda, né una ferita tanto dolorosa. Ma allora Robespierre, vorrei sapere, ne è valsa la pena?

Famiglia Desmoulins e Robespierre
Maximilien Robespierre (in alto a sinistra) e la famiglia Desmoulins, ossia come passare da “tuo amico per sempre” a “il tuo caro boia”.

Solitamente preferisco raccontare la storia sdrammatizzandone le tragedie, perché non sarebbe possibile procedere dovendo piangere su ogni singolo orribile destino, ma è pur vero che se dal passato non ricavo delle riflessioni, non ne rimane che un freddo, inutile necrologio.

Per il momento adieu Palais-Royal, con la promessa non solo di continuare a raccontare le tue storie, ma anche di volerne trarre qualche lezione ogni tanto.