Apoteosi Degas

Scherzi da pittore: quando Edgar Degas voleva fare il simpatico

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Un giorno raccontai al Cappellaio Matto del“caratterino” di Edgar Degas (1834-1917), il pittore divenuto celebre per le sue rappresentazioni di balletti e ballerine dalle inquadrature rivoluzionarie.
Degas La_classe_de_danse_1874
Degas, La lezione di danza, 1874.

Dalle mie letture risultava che Degas fosse il tipo di uomo da definire con tre “P”: pungente, pignolo, permaloso, eppure il Cappellaio, per tutta risposta, scosse la testa sfoggiando uno dei suoi soliti sorrisi maliziosi, di quelli che nascondono le storie che preferisco. Il copione da seguire lo conoscevo bene: chiedere spiegazioni, avendo cura di celare la mia già sovreccitata curiosità; dovevo sfidarlo a dimostrare quanto affermato, non pregarlo di continuare o mi avrebbe tenuto sulle spine per chissà quanto ancora. Non ci volle molto a farlo capitolare: dopo pochi istanti il mio bizzarro compagno di tè scoppiò in una fragorosa risata, sghignazzando: “Che scherzo! Che scherzo!”. Evidentemente moriva dalla voglia di raccontarmi di questo “scherzo”perchè mi porse senza troppa grazia una vecchia fotografia estratta da non so dove. Dopo aver salvato la mia tazza di tè dal volo che avrebbe irrimediabilmente fatto, afferrai la foto, la studiai e capii subito il perchè di tanta simpatia per il grande pittore.

Apoteosi Degas
L’apoteosi di Degas (© RMN /HERVÉ LEWANDOWSKI)
In quella fotografia Degas era stato ritratto in uno dei suoi momenti “buoni”: seriamente calato nella parte, posava con espressione grave al centro di una composizione dal titolo “L’apoteosi di Degas”, dotta parodia della celebre “Apoteosi di Omero” (1827) di Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780-1867).
Ingres Omero
L’apoteosi di Omero di Ingres, 1827, musée du Louvre.
Ingres aveva rappresentato il grande poeta Omero in procinto di venire incoronato con una ghirlanda d’alloro dalla Vittoria alata, circondato dai grandi poeti della storia, un bell’occhiolino alla Scuola di Atene di Raffaello di casa nostra.
Non era l’artista, che peraltro stimava, che Degas intendeva attaccare con questo scherzo. Il bersaglio era la corrente culturale ed estetica di cui l’Apoteosi di Omero era il perfetto manifesto, ossia la pittura che Degas definiva “accademica”, cara all’Accademia delle Belle Arti, tradizionalista, obbediente a specifici canoni di armonia e di bellezza, insomma povera di fantasia e di inventiva, secondo lui. L’arte dell’accademia era pomposa, rigida, idealizzata, una farsa rispetto alla vita reale, unico soggetto degno di essere rappresentato. Niente paura, il grande Ingres non ebbe da ridire sulla fotografia che prendeva in giro la sua grandiosa tela, visto che era morto da quasi vent’anni. Dovetti riconoscere un punto a favore del Cappellaio questa volta: Degas sapeva avere senso dell’umorismo!