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Shakespeare and Company: un rifugio tra i libri

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Sulla riva sinistra della Senna, affacciata sul fiume e sulla sagoma inconfondibile di Nôtre-Dame, una piccola libreria oggi trabocca spesso di visitatori, ma pochi di loro conoscono la storia – e quindi lo spirito originario – di questo luogo votato alla lettura.

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Era il 1951 quando, al 37 di rue de la Bûcherie, un negozio di libri in lingua inglese chiamato Le Mistral (‘Il Mestrale’) aprì per la prima volta le sue porte al pubblico.
Il proprietario era un americano di circa trentotto anni di nome George Whitman. Per ospitare il suo bookshop, George aveva scelto una costruzione facente parte originariamente di un monastero dell’inizio del XVII secolo (l’epoca dei moschettieri di Alexandre Dumas!).
Tra quelle vecchie mura, George aveva trasportato le montagne di libri raccolte mentre era uno studente di psicologia e civilizzazione francese alla Sorbona.

George Whitman durante un incontro alla Shakespeare and Company (Photo by Peter Turnley/Corbis/VCG via Getty Images)

Nel 1964, il nome del negozio cambiò in Shakespeare and Company. Come mai? Prima di tutto per celebrare il quattrocentesimo anniversario della nascita di William Shakespeare; in secondo luogo, Whitman voleva onorare una venditrice di libri che ammirava profondamente, Sylvia Beach, la fondatrice della prima Shakespeare and Company di Parigi (anno 1919) che si trovava un tempo al 12, rue de l’Odéon, una strada poco distante sulla stessa riva della Senna.

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Sylvia Beach nel 1920 (photo from Wikipedia).

Ai tempi, il bookshop di Sylvia era stato un luogo di incontro per moltissimi scrittori non solo francesi, ma soprattutto espatriati (Joyce, Hemingway, Stein, Eliot, Pund, Fitzgerald…).

George volle proseguire la tradizione che il nuovo nome portava in dote alla sua libreria, con un tocco di Whitman in più: la nuova Shakespeare and Company sarebbe diventata non solo un punto di incontro e scambio culturale, ma anche un rifugio per ogni artista, scrittore o intellettuale senza riparo per la notte e senza mezzi.
George li chiamava Tumbleweeds (letteralmente ‘balle di fieno’, come quelle che si vedono rotolare sullo sfondo dei film western). Questi avventurieri dal cuore d’inchiostro andavano e venivano col vento della fortuna, dormivano su cuccette improvvisate tra gli scaffali colmi di libri, e avevano alcuni doveri quotidiani: leggere tutti i giorni, aiutare nel negozio per qualche ora e scrivere una pagina della propria autobiografia. Venne così a formarsi un archivio straordinario di storie di vita, oggi accuratamente preservato.

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Nel 2011, la figlia di George – che naturalmente porta il bel nome di Sylvia – decise di lanciare il Paris Literary Prize, un concorso letterario per scrittori emergenti di tutto il mondo ospitato dalla libreria.

Lo stesso anno, George Whitman si spense dopo una lunga vita votata alle lettere, all’arte, allo scambio e alla sacra legge dell’ospitalità.

La sua libreria continua ad ospitare viaggiatori, eventi letterari, dibattiti, musicisti e tanto altro.
Al piano terra i libri sono in vendita, a quello superiore l’amata biblioteca dei Whitman è a disposizione di chiunque voglia sedersi e perdersi in un viaggio tra le pagine.

Mi sarebbe piaciuto ringraziare di persona quest’uomo generoso, autore di un angolo parigino che sa di carta e di viaggi, in cui risuona la lingua inglese e dove viaggiatori di tutto il mondo sfogliano libri in cerca della prossima destinazione.
E allora grazie e buon viaggio, George Whitman, dovunque tu sia.

Tomba George Whitman
La tomba di George Whitman al cimitero del Père Lachaise, 73^ divisione.