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Victor Hugo e l’amore che non c’è più

Alcune persone hanno marcato a fondo la vita intellettuale del proprio tempo e pochi lo hanno fatto con la tenacia e l’efficacia di Victor Hugo.
Questo è il racconto del sorprendente “dietro le quinte” della sua carriera in cui lascerò da parte il suo ingombrante, fiero genio letterario per soffermarmi sui suoi difetti – un bagaglio non indifferente fatto principalmente d’egoismo e di superbia – e soprattutto su quell’immenso, onnipresente dolore che fu l’inesauribile sorgente della sua ispirazione.

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Étienne Carjat, ritratto di Victor Hugo (1876, photo from Gallica). In questa foto Hugo era rientrato da qualche anno a Parigi dopo un lungo, penoso esilio.

In questa serie di articoli racconterò alcune delle storie commoventi – più spesso strazianti – che ispirarono la penna di Victor Hugo, penosi sacrifici da offrire alla Musa, il terribile prezzo delle pagine immortali che lasciò ai posteri.

Il primo dolore fu sua moglie, Adèle, la donna che aveva scelto contro il parere di tutti.
Il fratello minore di Victor Hugo, Eugène, perse il senno per il dispiacere e finì i suoi giorni in un manicomio, terribile presagio frutto, in teoria, della folle passione di Eugène per Adèle, ma anche certamente del fragile equilibrio psicologico del giovane. Ad ogni modo, viva gli sposi…

In questo ritratto Madame Hugo aveva 36 anni ed era madre di quattro figli – cinque in realtà, ma il primo morì dopo pochi mesi.

Moglie Hugo
Adèle Foucher, poi Madame Hugo (1803-1868) verso il 1839, ritratta da Boulanger (Maison Hugo).

Ogni membro della famiglia, Madame Hugo in primis, dimostrò una spiccata vocazione artistica e ogni membro della famiglia lasciò questo mondo prima del famoso scrittore.
L’unica eccezione è rappresentata dalla figlia più giovane, anche lei di nome Adèle, che però trascorse gran parte della sua lunga vita anch’essa rinchiusa tra le mura di un manicomio.
Il quadro d’insieme, ne converrete, non è proprio dei più esaltanti, ma andiamo con ordine.

Adèle e Victor avevano appena vent’anni al momento delle loro nozze.
Meno di dieci anni più tardi, Hugo era nel pieno della fama e del successo grazie allo scompiglio creato dalla sua opera teatrale Hernani (1830), il cavallo di battaglia del Romanticismo francese.

A quei tempi, il cuore di Adèle aveva già cessato di battere per il marito: Victor aveva sempre avuto un debole per le donne – soprattutto un debole per se stesso – e preferiva dedicare tempo agli allori del successo piuttosto che alla vita domestica.

Per farla breve, com’era prevedibile, la trascurata Adèle si rifugiò tra le braccia di un amante, un uomo poco avvenente e meno dotato del marito, ma a quanto pare Madame Hugo ne aveva avuto abbastanza di geni letterari.
A dare il colpo di grazia alla relazione già traballante degli sposi, fu la scoperta di questa tresca da parte di Victor: l’amante in questione era uno dei suoi più intimi amici, Charles Augustin de Sainte-Beuve, e l’orgoglio dello scrittore non resse il colpo.

Sainte-Beuve
Charles Augustin de Sainte-Beuve (1804-1869), critico letterario che fece la fortuna letteraria e la rovina sentimentale di Victor Hugo.

I due sposi dedicarono i decenni successivi a rovinarsi la vita a vicenda.

Per consolarsi, Victor saltava da una donna all’altra senza rientrare quasi mai al suo appartamento di Place de Vosges, cercando soprattutto la compagnia dei suoi primi tre figli, visto che della paternità dell’ultima, Adèle, non era più così sicuro… Eppure, tra tutti i suoi figli, Adèle era quella che gli somigliava di più, per tempra, intelligenza e uno spiccato talento per le arti.

Nonostante questo, tra le sue quattro creature, una sopra tutte era la più amata, la più adorata, la più ricercata ed era la maggiore, la dolce Lópoldine, che Victor chiamava Didine.

Leopoldine
Leopoldine Hugo, la figlia preferita.

Léopoldine era l’opposto di Victor, una giovane donna ben calata nella realtà, pratica, senza eccessiva attrazione per  la vita intellettuale e i tormenti della ricerca artistica che ossessionavano suo padre.

Quando la giovane si innamorò di un giovane “noioso”, così lo definiva Victor, e decise di sposarsi a papà Hugo si spezzò il cuore.
Dopo aver opposto una notevole resistenza alle nozze – ufficialmente per ragioni di convenienza, ma la verità era che papà Hugo non sopportava l’idea di separarsi dalla sua adorata Didine, nemmeno se avesse avuto l’occasione di farle sposare un principe – fu costretto a lasciarla partire, radiosa e festante con lo sposo “noioso” al fianco.

Victor Hugo compose questi versi significativi nella chiesa di Saint-Paul (IV arrondissement), il giorno del matrimonio:

Qui ti si trattiene; laggiù, ti si desidera.
Figlia, sposa, angelo, bambina fai il tuo doppio dovere.
Dai a noi un dispiacere, dona a loro una speranza.
Esci con una lacrima! Entra con un sorriso!

Eppure il povero padre non aveva idea della tragedia che si stava preparando, un coup de théâtre talmente ben architettato dal destino da superare la più tragica delle trame da romanzo.
Solo la vita sa essere tanto crudele, la fiction conserva qualche scrupolo.

Abito Leopoldine
L’abito in taffetà di seta indossato da Léopoldine il giorno del suo matrimonio, il 14 febbraio 1843, esposto per una mostra temporanea nella casa di Victor Hugo in Place des Vosges.

Quella stessa estate, i coniugi Hugo aveva convenuto con Léopoldine di farle visita nella sua nuova casa in Normandia, ma in tempi diversi (meglio non restare troppo a lungo nella stessa stanza).

Madame Hugo prese alloggio con i suoi figli a Havre, vicino a Villequier, dove viveva Lépoldine.
Victor partì per un viaggio nei Pirenei assieme alla sua nuova amante, l’ex-attrice Julie Drouet, e sarebbe giunto per gli inizi di settembre. Viaggiava in incognito, non tanto per sfuggire ai fastidi della notorietà, quanto per celare la sua relazione illecita che, all’epoca, era considerata un vero e proprio reato perseguibile dalla legge.
Agli alberghi lasciava falsi nomi e questo fu il motivo per cui la terribile notizia che si cercava disperatamente di fargli pervenire, non lo trovò.

L’orribile scoperta avvenne a Rochefort, al Café de l’Europe – oggi de la Paix, dove una lapide commemora il passaggio del romanziere – al 27 di rue Audry.
La coppia aveva preso posto sotto la scala a chiocciola per non farsi troppo notare. Per ingannare l’attesa, si procurarono un paio di giornali da una pila sul tavolo accanto.
Victor pescò il numero di 
Le Siècle, datato giovedì 7 settembre 1843, dunque vecchio di un paio di giorni.

Trafiletto morte Leopoldine Hugo
Il terribile trafiletto da cui Victor Hugo apprese la morte di sua figlia, Léopoldine (da Gallica).

«Un terribile avvenimento che porterà il lutto in una famiglia cara alla Francia letteraria è venuto questa mattina ad affliggere con il suo clamore sinistro la nostra popolazione, la quale, tra le vittime, conta i suoi concittadini.
Ieri, verso mezzogiorno, M. P. Vacquerie (suocero di Victor Hugo), ex-capitano e commerciante di Havre, il quale abita a Villequier una proprietà situata sulle rive della Senna, avendo un affare a Caudebec, ha deciso di compiere questo breve viaggio via acqua.
Abituato alla navigazione del fiume e al manovrare imbarcazioni, aveva preso con lui, sul suo battello a due alberi, suo figlio di anni dieci, suo nipote M. Charles Vacquerie e la giovane moglie di quest’ultimo, figlia, come è risaputo, di M.Victor Hugo.
… a terra giunse la notizia che un battello si era capovolto sulla riva opposta del fiume, di traverso a un banco di sabbia detto “Schiena d’Asino”.
…Vennero dragati i dintorni del luogo del sinistro e, al primo colpo, venne rinvenuto il corpo inanimato della sventurata giovane donna
…Madame Hugo ha appreso questa mattina a Havre, che abita da qualche tempo con i suoi altri figli, il terribile colpo che la ferisce nei suoi sentimenti di madre. È ripartita immediatamente per Parigi. M. Victor Hugo è attualmente in viaggio. Lo si crede a La Rochelle.»

La barca su cui Léopoldine era salita all’ultimo minuto – aveva rischiato di non fare in tempo a prepararsi – si era rovesciata per un colpo di vento troppo forte, o per essersi incagliata sul banco di sabbia.
Intrappolata dai pesanti strati delle ampie gonne che andavano di moda al tempo, Didine non emerse più.
Suo marito Charles, il “noioso”, ottimo nuotatore, si rituffò diverse volte fino a subire lo stesso atroce destino, nel disperato tentativo di salvarla.

Volendo fare le cose per bene, la Sventura si assicurò di strappare Léopoldine alla vita proprio mentre era in attesa di darne un’altra alla luce.

Vorrei tanto poter dire che i dispiaceri di Victor Hugo si conclusero qui.

Leggi il drammatico seguito in: ” Victor Hugo: l’umiliazione dell’esilio e la follia che ne derivò.