AlSalonDiRueDesMoulins–1894_Albi_MuseeToulouseLautrec

Toulouse-Lautrec e le case di piacere parigine

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Pochi artisti furono assidui osservatori e ammiratori della donna quanto Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901).

Esiste un’opera – meno nota rispetto alle evocazioni dei leggendari cabaret parigini e della vita notturna di Montmartre – che il pittore dedicò in modo specifico alle donne “perdute”. La meraviglia è parte dell’esposizione “Toulouse-Lautrec. Risolutamente moderno” che si tiene in questo momento al Grand Palais e che terminerà il 27 gennaio 2020.

L’opera s’intitola Elles e consiste in una serie di dieci litografie a colori pubblicata nel 1896.

EllesCopertina
«Elles», copertina, BNF.

Ad eccezione della prima tavola che ritrae la clownesse Cha-U-Kao, tutte le donne rappresentate nella serie appartengono al mondo delle maisons closes (‘case chiuse’) parigine, da non confondersi con le case di tolleranza, meno esclusive e meno strutturate.

Tra XIX e XX secolo, l’ampia diffusione della cosiddetta “professione galante” (una donna su quattro era costretta a prostituirsi anche solo temporaneamente!) conferì alla capitale il titolo di “città dell’amore”, termine che sopravvive ancora oggi, sebbene in senso più sentimentale.

Donna a letto, profilo
Donna a letto, profilo (tavola 8 dalla serie «Elles»).

Le case di piacere si concentravano principalmente a nord della Senna, ossia nella zona delle attività commerciali. Proprio qui, negli anni 1840-1850, si era sviluppata una fiorente area industriale che attirava dalla provincia molti giovani in cerca di lavoro.

Gli accalappiatori di “carne fresca” destinata alla prostituzione si recavano direttamente alle stazioni ferroviarie, dove era facile adescare le graziose ragazze sprovvedute appena giunte in città.

Donna con vassoio
Donna con vassoio (tavola 2 dalla serie «Elles», prova con sanguigna).

Dall’esterno, le maisons closes presentavano solitamente facciate sobrie. Ad indicare la loro particolare funzione poteva esserci un numero civico di dimensioni più pronunciate rispetto agli altri e la fida lanterna rossa, un retaggio dei lupanari antichi.

All’interno, la disposizione era sempre la medesima, la quale richiedeva degli architetti specializzati. L’esigenza suprema era la discrezione, dunque occorrevano due accessi, due ascensori e due scale: chi era in procinto di accedere ai piani alti non doveva in alcun modo incontrare chi li stava abbandonando!

Donna sdraiata
Donna sdraiata, risveglio (tavola 3 dalla serie «Elles», prova).

Per quanto riguarda lo stile degli interni, la sovrabbondanza della decorazione – diciamo pure la pacchianeria – era all’ordine del giorno. Potevano poi esistere stanze “a tema”: giapponese, arabo, Ancien Régime, ecc.

Tra il numero 6 e 8 di rue de moulins, in una palazzina che esiste tutt’oggi, si trovava la celebre casa di piacere La Fleur Blanche, la cui specialità era il cosiddetto “metodo inglese” – che in Inghilterra, guarda un po’, veniva chiamato “francese” – ossia il sadomaso. In tal caso, era stata allestita una “sala delle torture”.

LeFleurBlanche
La facciata della casa chiusa detta Le Fleur Blanche, in rue des moulins. il pittore Toulouse Lautrec vi soggiornò.

Al primo piano, nella sala comune, la clientela selezionata della maison si rilassava e valutava “la mercanzia”.

ConquistaDiPassaggio
Studio per Conquista di Passaggio (tavola 9 dalla serie «Elles»).

Le ragazze erano soggette ad un perpetuo indebitamento con la maison (dovevano pagarsi il vitto, l’affitto, la biancheria, ecc…), un sistema coercitivo che le costringeva a rimanere, in attesa di guadagnare abbastanza da riscattarsi. Insomma, si trattava di una forma di schiavismo perfettamente legale.

Essendo impossibilitate a metter piede fuori dalla struttura fino al saldo del debito, durante il giorno la casa era interessata da gran via-vai di garzoni, venditori, calzolai, profumieri, parrucchieri, medici, ecc. Tutto per far fronte alle più svariate necessità.

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Al Salon di rue des moulins (1894, Albi, Musée Toulouse-Lautrec). Il pittore ha scelto di rappresentare il momento dell’attesa nella sala comune de La Fleur Blanche prima della visita medica di routine.

Per le ragazze della maison, l’unica speranza di riscattarsi era quella di trovare un ricco protettore – o addirittura un marito – tra la clientela. Altrimenti, una volta invecchiate – ma più spesso malate – i destini possibili erano due: il marciapiede o il convento.

Donna con vasca
Donna con vasca (tavola 4 dalla serie «Elles»).

Toulouse Lautrec non solamente frequentò La Fleur Blanche, ma vi soggiornò. Per il ritrattista della vita moderna, l’ambiente delle case chiuse rappresentava un’infinita fonte d’ispirazione.

Donna che si pettina
Donna che si pettina (tavola 7 dalla serie «Elles»).

Rispettose e prive di qualsivoglia giudizio morale, le sue litografie intendono rappresentare i frammenti di una vita quotidiana che non poteva svolgersi alla luce del giorno e che nessuno aveva l’ardire di raccontare.

Donna che si lava
Donna che si lava (tavola 5 dalla serie «Elles»).

Senza voyeurismo, né erotismo, Toulouse-Lautrec scelse di ritrarre diversi momenti della giornata di un mondo sigillato, conosciuto solo per la sua metà lussuriosa. L’opera ricevette un’accoglienza tiepida: la preferenza del pubblico di allora, esattamente come oggi, era riservato a raffigurazioni più smaccatamente erotiche.

Donna con specchio
Donna con specchio (tavola 6 dalla serie «Elles»).

Le litografie di Toulouse-Lautrec, in poche parole, non si preoccupavano di compiacere il pubblico, ma obbligavano a guardare con un occhio nuovo e disinteressato una delle tante realtà della vita moderna. D’altra parte, come scrisse lui stesso, in arte occorre «fare del vero, non dell’ideale».