Gran Guignol and me
Primo programma Grand Guignol
Illustrazione di copertina del primo programma del Théâtre de Grand Guignol, letteralmente “gran fantoccio”, in omaggio a un teatro di marionette di Lione che, anni prima, venne bersagliato dalla censura. (©Bibliothèque Nationale de France, Paris)

“Ho bisogno di un brivido. Facciamo un giretto al manicomio?”
“Ma no, dai, ci siamo stati ieri, ho ancora mal di testa”
“Allora all’obitorio!”
“Troppa puzza. Ho l’abito nuovo. Perché non andiamo a teatro?”
“Ma non è la stessa cosa!”
“No, infatti: se il teatro è il Gran Guignol è addirittura meglio…”

Benché di fantasia, a cavallo tra 1800 e 1900 a Parigi, questa conversazione sarebbe stata verosimile considerando che le gite all’obitorio e al manicomio erano un passatempo davvero alla moda. Siamo in piena Belle Époque, tempo di divertimenti infiniti, meraviglie continue, progresso inarrestabile: impossibile annoiarsi si direbbe, e invece il male di inizio secolo è proprio l’ennui, il tedio, la banalità della vita borghese, una condanna da cui tentare di fuggire con ogni possibile diversivo. Il più gettonato? Il macabro, la follia, la perversione umana sotto ogni forma concepibile. Hai capito ‘sti borghesi “dabbene” cosa covavano sotto corsetti e panciotti?

É il 1897, proprio l’anno della comparsa di Dracula tra gli scaffali, quando un piccolo teatrino “dell’orrore” apre le porte al 20 di rue Chaptal, in una ex-cappella così convenientemente macabra: già arredata in stile neogotico dai precedenti proprietari, pareva uscita proprio dal romanzo di Stoker! C’est magnifique!
L’idea è di un fervente provocatore di 38 anni, Oscar Méténier, scrittore teatrale con una buona dose di talento e dei baffi incredibili che aveva lavorato nel braccio della morte come aiutante del boia (chissà che risate).

Oscar Méténier
Oscar Méténier, fondatore del Gran Guignol e i suoi baffi

Attraverso il suo nuovo teatro Méténier vuole raccontare gli orrori nascosti di Parigi: ed ecco, signore e signori, le ombre della Ville Lumière, i bassifondi e le vie pericolose, i circoli malfamati, il lato lurido e maleodorante della scintillante Belle Époque; non occorre fantasia, solo la verità e Méténier l’ha trovata proprio là, nel braccio della morte.
Mi sono chiesta che tipo fosse questo Méténier e che sensazione avrei provato nel sedermi a un tavolo con lui dietro un bicchiere di scadente alcolico non meglio identificato in una delle bettole che frequentava. La risposta venne dalle parole del suo amico Aristide Bruant, che lo descriveva come un tizio infervorato, petulante, col “fuoco sotto il culo”.
Al nome di Aristide Bruant gli italiani raramente hanno una qualsivoglia reazione, ma in Francia sarebbe tutto un mormorio: all’epoca di Méténier, infatti, essere amico di Aristide Bruant non era cosa da poco. Celeberrimo cantante dell’epoca, in realtà la sua faccia la conosciamo bene anche noi, per via di certe immagini che passarono alla storia solo grazie al nome del loro autore.

Aristide Bruant
Dalla mano di nientemeno che Henri de Toulouse-Lautrec, ecco una locandina che ritrae Aristide Bruant, amico di Méténier: già già, è proprio lui! Toulouse-Lautrec fu il suo “grafico” di fiducia e lo ritrasse moltissime volte, trasmettendo ai posteri i suoi tratti e il suo stile inconfondibile (sciarpa rossa, cappello e mantello nero e stivaloni)

Dunque il teatro del Grand Guignol apre le porte tra successo e censura – mamma mia quanta censura! – ma sarà un altro uomo a renderlo celebre solo due anni dopo come la “casa degli orrori”: Max Maurey, ingegnere e giornalista, meno artista, meno baffi, e con uno spiccato senso per gli affari.

Max Maurey
Max Maurey covando terrificanti progetti teatrali

Pare che Maurey valutasse il successo di uno spettacolo dal numero di svenimenti in sala e che avesse persino ingaggiato un medico come trovata pubblicitaria onde porre rimedio ai frequenti malori del pubblico.
Uno dei suoi meriti fu quello di scoprire quella fucina di copioni raccapriccianti che era André de Lorde, uno dei più attivi autori del Grand Guignol.

André de Lorde
André de Lorde, la sua caricatura e una deliziosa copertina per i suoi scritti

D’aspetto lindo, paffutello, molto “per bene”, il “principe del terrore” era d’aspetto assolutamente insospettabile. Tra un caffè e un cordiale concepiva storie di autentico abominio, spesso aiutato da medici o uomini di legge suoi amici. I suoi atti erano brevissimi e non richiedevano il disastroso “intervallo”, rovina certa dell’effetto emotivo delle pièces (ne venivano rappresentate anche 5-6 a serata!). Mi immagino la scena:

– No ti prego… no… AAAAAAAAaaaaaaaaaah!!!
(budella volanti, fiotto di sangue, gorgogliare disgustoso, lunga agonia)

Dlin Dlon – Informiamo i gentili spettatori che lo spettacolo riprenderà tra cinque minuti.

– Fame, cara?

Insomma Maurey lo sapeva bene: per rivoltare lo stomaco del pubblico in modo professionale, ci sono regole da seguire.
Ed ecco cosa divenne il Grand Guignol: casi reali di cronaca nerissima o racconti di fantasia sempre impeccabilmente perversa forniti di sanguinolenti effetti speciali, i primi del loro genere!
Il tutto andava a comporre un vero splatter-menu, non di rado arricchito da qualche immancabile tocco erotico:

Il menu del Grand Guignol
Un assaggio tipico degli spettacoli del Grand Guignol

Il teatro chiuse nel 1962, non potendo competere con gli effetti speciali del cinema ma soprattutto perché, dopo gli orrori delle guerre, i suoi spettacoli non spaventavano più nessuno.

Grand Guignol anni 40-50
Pubblico accomodato tra gli arredi neogotici al Gran Guignol (anni ’40-50)

Le attrezzature, il sangue finto e i suoi perversi tesori vennero venduti a un’asta che purtroppo mi sono persa.

Concludo con una riflessione del più prolifico dei suoi autori, André de Lorde appunto, a cui non era sfuggita la sinistra natura della sua Belle Époque, una sorta di marcia allegra e gagliarda verso la nuova frontiera del bagno di sangue :

“Se si volesse caratterizzare lo stato d’animo della nostra epoca basterebbe una parola: l’inquietudine. Questa inquietudine si mostra in ogni avvenimento. Che lo confessiamo o no, un’oscura angoscia attanaglia la maggior parte dei nostri contemporanei… Questo secolo febbrile non ha conosciuto la gioia di vivere; ha visto invece fin dal suo inizio farsi più grande una minaccia ogni giorno più precisa…”

E buona guerra a tutti.

Grand Guignol com'era
Grand Guignol com’era
Grand Guignol oggi
Grand Guignol oggi (sala dell’ Ecole Nationale Supérieure des Arts et Techniques du Théâtre con 347 posti)
Locandine e una foto di scena degli anni Venti-Trenta
Locandine e una foto di scena degli anni Venti-Trenta del XX secolo
Gran Guignol and me
Io sulle tracce del Grand Guignol in rue Chaptal. Questa stradina sembrava così “per bene” ma ora so cosa nasconde…