IlEstLibreLequeu

Il lato oscuro dell’arte di Lequeu

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Ho esitato a lungo prima di decidermi a scrivere qualcosa su Jean Jacques Lequeu (1757-1826). Questo artista sorprende, affascina, impressiona ma soprattutto inquieta – almeno la sottoscritta– per via di una sorta di lato oscuro indecifrabile.

LequeuAutoritratto
Autoritratto (1786).

Lequeu aveva un sogno: diventare un architetto. Per questo studiò molto e lavorò instancabilmente, senza tuttavia veder mai realizzate le sue ambizioni.

La sua lunga vita attraversa la fine dell’Ancien Régime, i tumulti della Rivoluzione francese e poi l’epoca di Napoleone, infine la Restaurazione. Gli stendardi del futuro venivano issati sulle ceneri sanguinolente del passato, per poi venir gettati a loro volta nel fango e nel turbinio della storia per Jean Jacques solo una cosa rimaneva ferma, costante: il disegno.

LequeuSmorfie
Le straordinarie smorfie di Lequeu riprendono da un lato la moda diffusasi dalla seconda metà del XVIII del ritratto, dall’altro la viva impressione che i primi studi anatomici promossi dall’Illuminismo avevano suscitato.

Sei mesi prima di spegnersi, Lequeu fece dono alla Bibliothèque nationale di centinaia di disegni, il lavoro di una vita intera, una delle raccolte più insolite del suo tempo.

Progetti architettonici, idee, sogni, fantasie, ritratti… la mano di Lequeu aveva esplorato ossessivamente le possibilità del disegno, alla ricerca tormentata di qualcosa che permane sfuggente.

LequeuSerrature
La precisione di Lequeu giungeva fino a definire ogni dettaglio tecnico dei suoi progetti architettonici, come dimostrano queste serrature dell’Hôtel de Montholon (1785).
ProgettoTeatro_Lequeu
Progetto di teatro reale (1814); benché non si conosca la ragione o il contesto di questo progetto, le scelte di Lequeu si distinguono per l’affollamento della decorazione, uno spiccato horror vacui di cui aveva il pieno controllo, fino al più piccolo dettaglio.
FrammentiDiArchitettura_Lequeu
Frammenti d’architettura. Nel dettaglio del monumento funerario a sinistra, Lequeu dimostra di saper padroneggiare pienamente l’effetto d’ombra.

L’opera più notevole di Lequeu è la raccolta grafica che ha intitolato “Architettura civile”, un insieme eterogeneo di disegni ai limiti dell’inspiegabile.

ArchitetturaLequeu
La Latteria; in questo immaginario tempio del latte da erigersi in un eccentrico giardino , la vacca è la dea suprema e non può mancare nella decorazione.
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Ed ecco l’interno della latteria. L’estro di certo non manca…

Trovandosi spesso senza commissioni, né cantieri, la mano instancabile di Lequeu ha continuato imperterrita a tracciare sulla carta progetti di templi, teatri, magioni e giardini spesso irrealizzabili.

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La sala da pranzo della casa gotica e il salone della casa cinese; la bizzarria decorativa che propone Lequeu non era affatto fuori moda: il Medioevo era in rilancio (il Romanticismo, che lo esalterà, muoveva proprio allora i primi passi), così come l’esotismo.

“Architettura civile” viene identificato dagli esperti più come un «giornale intimo», una ricerca tecnico-filosofica personale in cui la capacità dell’artista di assemblare simboli massonici, mitologia, geometria e fantasia si è potuta esprimere senza limiti, se non quelli imposti da lui medesimo.

Nonostante i cambi di bandiera politica a cui Lequeu si piegò — non mi permetto di giudicare, l’epoca storica era a dir poco spaventosa! — il nostro disegnatore rimase sempre nell’ombra.

GattoLequeu
Il gatto, creatura indipendente e insofferente alle regole, sotto la Rivoluzione francese era diventato emblema della Dea Libertà. Nelle saltuarie commissioni che Lequeu riuscì a ottenere in quel periodo, la sua attenzione ossessiva per la simbologia della decorazione non poteva fargli trascurare un elemento tanto importante. Così rappresentato in solitaria alla maniera dei ritratti, il felino risulta enigmatico ed insolito (1804).

Se con “Architettura civile” credevo che Lequeu mi avesse sorpreso a sufficienza, ciò era perchè non mi ero ancora trovata davanti ai suoi “corpi”.

Mi fu allora chiaro che la sua misteriosa ricerca non si limitava allo studio degli ambienti reali e irreali, ma prendeva sotto attenta osservazione anche il corpo umano, reinterpretandolo in chiave totalmente personale, infondendogli la solidità del marmo, ma anche un erotismo che in alcune opere arriva ad essere diretto, sfacciato.

IlEstLibreLequeu
Il est Libre”, (‘È libero’, 1798-1799). Da una nicchia oscura poggiante su mascheroni dall’espressione triste, fuoriesce una donna nuda che pare aver liberato una Menura (uccello-lira), un volatile appartenente alla famiglia dei passeri noto per la sua capacità di imitare il canto di altri uccelli. Non che questo spieghi meglio il senso di questa enigmatica “reverie“di Lequeu…
JePrometsLequeu
Je promets”, (‘Prometto’, 1797-1798). Le considerazioni possibili si sprecano davanti all’espressione civettuola di questa donna che con un gesto della mano riprende il misterioso simbolo in cima alla nicchia. Cosa promette la donzella che la critica ha associato a una prostituta? Lequeu viveva vicino al passage du Grand-Cerf, conosciuto per essere una zona di Parigi dedita alla cosiddetta “professione galante”. Forse Lequeu immaginava una nuova insegna per il passage (‘galleria coperta’)?
SuoreLequeu
Et nous aussi nous serons mères; car…”, (‘E noi, anche noi, saremo madri; perché…’, 1793-1794). Con un chiaro riferimento alla soppressione degli ordini monastici (1790), Lequeu osa ribaltare la classica rappresentazione della Vergine che allatta il Bambino in una scena erotica, in cui la veste da cui la monaca si sta liberando assume la chiara forma di un fallo. Corpi, erotismo ed enigmi, a questo Lequeu si dedicava quando non gli era consentito lavorare come architetto.

Lascio a chi vorrà esplorare l’opera di questo artista insolito la possibilità di formulare le proprie impressioni. Lequeu ipnotizza, affascina, provoca, turba… cos’altro?