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“Satiro e Baccante”: scandalo al Salon di Parigi del 1834

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Lo scultore Jean-Jacques Pradier, detto James, (1790-1852), sollevò uno scandalo notevole al Salon del 1834.

Salon
Giuseppe Castiglione, Vista del Grand Salon Carré del Louvre (1861, Musée du Louvre). Questa sala è all’origine del termine “Salon“, poiché qui si svolgeva la famosa esposizione periodica di pittura e scultura che decideva della fortuna degli artisti. All’epoca di Pradier, l’evento era biennale.

Lo stile neoclassico delle sculture di Pradier era molto apprezzato all’epoca, ma l’opera esposta in quell’occasione fece una tale sensazione che il governo del re Louis-Philippe – piuttosto moralista – si rifiutò di acquistarla.

L’oggetto dello scandalo era una scultura in marmo di grande formato intitolata Satiro e Baccante, oggi conservata al museo del Louvre.

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Jean-Jacques Pradier, Satiro e baccante (marmo, 1834, Musée du Louvre).

Se ai nostri occhi la scena scolpita da Pradier appare tutt’al più sexy, seppur ben lontana dal scivolare nella volgarità, all’epoca venne ritenuta nientemeno che pornografica.

Vediamo un po’ cosa poteva urtare la sensibilità del tempo.

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, le scene licenziose raffiguranti satiri (esseri a metà tra uomo e capra) e baccanti erano molto diffuse all’epoca.

Queste creature originarie della mitologia greca, ebbre di vino e dedite esclusivamente al piacere, erano al servizio di Dioniso (il Bacco degli antichi romani), dio del vino e della fertilità.

I membri del corteo di Dioniso facevano abitualmente comparsa nei dipinti, mentre nella scultura venivano solitamente relegati al piccolo formato, in quanto semplici oggetti decorativi da esporre con discrezione sui mobili o all’interno di vetrine.

Eccone un esempio più tardo realizzato in terracotta, alto appena 33 cm, conservato al museo d’Orsay e chiaramente ispirato all’opera di Pradier.

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Albert-Ernest Carrier-Belleuse, Satiro e Ninfa (gruppo in terracotta, 1868, musée d’Orsay).

Pradier decise, al contrario, che gli amori del suo Satiro meritavano un formato grande – alto addirittura 1,25 m! – solitamente riservato a personaggi storici, mitologici, allegorie di virtù, monumenti… insomma, a soggetti moralmente “degni”.

Non contento, Pradier aveva sì privilegiato la vista frontale ma, per aumentare il realismo della composizione, non aveva trascurato le altre prospettive.

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Lo spettatore del XIX secolo si trovava dunque costretto – “suo malgrado”, naturalmente – a compiere il giro completo dell’opera, onde poter apprezzare i dettagli di un corpo femminile ritenuto disgustoso, a causa del suo realismo.

All’epoca, un nudo non idealizzato secondo le regole del Classicismo – e quindi non rispettoso delle proporzioni canoniche, evocante addirittura la consistenza della carne – era considerato osceno. Ufficialmente, si intende…

Inoltre si diceva – fatto gravissimo per uno scultore – che il corpo della baccante fosse stato modellato dal vero, attraverso l’impiego di un calco.

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Infine, oltre ai colleghi meno abili e invidiosi, ai critici d’arte e alla censura, ci si metteva di mezzo anche il gossip: nei tratti della sensuale Baccante denudata dal Satiro, i maliziosi vollero riconoscere quelli della bella Juliette Drouet, la modella preferita di Pradier – nonché sua amante – prima di divenire il grande amore (sempre illecito) dello scrittore Victor Hugo.

(Da leggere anche Victor Hugo: il più grande tra i miserabili)

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Juliette Drouet (1806-1883)

Ecco perché una scena erotica di grande formato non poteva venir accettata dai benpensanti del tempo, insofferenti di fronte alla rappresentazione delle proprie segrete pulsioni, pulsioni che il gesto del Satiro rivela e addirittura enfatizza!

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