Origine du Monde copertina

L’Origine du Monde: scoperta per caso l’identità del corpo dipinto da Courbet 152 anni fa

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Chiunque sia stato al Musée d’Orsay, non può non ricordare il quadro intitolato l’Origine du Monde (1866) di Gustave Courbet (1819-1877).

LOrigine du monde

Contrariamente a ciò che prescriveva l’arte ufficiale dell’epoca, l’audace Courbet riteneva che il suo lavoro dovesse consistere nel riportare sulla tela esclusivamente ciò che vedevano i suoi occhi, la realtà nuda e cruda non idealizzata, non modificata per adattarla ai canoni di bellezza. Insomma, senza filtri fotografici, diremmo oggi. I paesaggi, i colori, le inquadrature, le prospettive e le figure di Courbet aprirono la stagione del nuovo movimento artistico noto come Realismo.

Un giorno, il critico letterario Sainte-Beuve (ho già parlato del suo amore illecito per la moglie di Victor Hugo, ricordate?!) presentò al pittore un diplomatico ottomano, grande collezionista d’arte, di nome Khalil Bey. Il ricco straniero aveva una spiccata predilezione per le pitture erotiche, come dimostra un’altra opera di Courbet che Monsieur Bey acquistò lo stesso anno de L’Origine du Monde, ossia Le Sommeil (‘Il Sonno’).

Le Sommeil Courbet
Le Sommeil di Gustave Courbet (1866, Petit Palais)

Oppure si potrebbe citare un’altro pezzo forte della sua collezione “piccante”, il celebre Bain turc (‘Bagno turco’) di Ingres. L’opera era stata già rifiutata da un committente prestigioso, il Principe Napoléon, cugino dell’imperatore Napoléon III. La moglie del Principe, Maria Clotilde di Savoia – figlia di Vittorio Emanuele II – aveva trovato il quadro “sconveniente” e lo aveva respinto. Al contrario, Monsieur Bey aveva trovato le atmosfere esotiche del Bagno pienamente di suo gusto.

Ingres Bagno Turco
Il Bagno turco di Jean-Auguste-Dominique Ingres (1859-62).

L’incontro tra Courbet e Bey è l’origine de L’Origine.

Per 152 anni, l’identità della modella che Courbet dipinse nella posa peculiare de L’Origine du Monde aveva mantenuto un’alone di mistero. L’ipotesi più diffusa era che si trattasse della rossa Joanna Hiffernan (1843 circa-1903), detta Jo, amante di Courbet all’epoca della realizzazione del quadro, artista lei stessa e modella.

Gustave_Courbet_-_Jo,_la_belle_Irlandaise
Jo, la belle Irlandaise (‘Jo, la bella Irlandese’) dipinta da Gustave Courbet (1865-66)

Tuttavia rimaneva l’ombra del dubbio: i colori, diciamo così, non combaciavano.

Il mistero è stato risolto per caso da un esperto mondiale di Alexandre Dumas padre e figlio, Claude Schopp, il quale stava esaminando dei documenti con tutt’altro obiettivo. «Di solito trovo dopo aver lavorato molto, là ho trovato senza cercare. È ingiusto», dichiara il ricercatore in un articolo de Le Figaro.
Shopp stava esaminando la trascrizione di una lettera di Alexandre Dumas figlio indirizzata alla sua affezionata George Sand, la scrittrice che lui considerava un po’ la sua maman. L’autore de “La Signora delle Camelie” non apprezzava per niente le pitture “pornografiche” di Courbet e, a proposito di questo, nella lettera si legge questa strana frase:

«Non si dipinge col pennello l’intervista più delicata e sonora di Mademoiselle Quéniault (sic) dell’Opera». 

Il nome della donna citata da Dumas era scritto sbagliato (si scrive Quéniaux), ma soprattutto la parola “intervista” (“interview“) non aveva senso. Si rese allora necessario un confronto con il manoscritto originale conservato negli archivi della Biblioteca Nazionale. Proprio allora, l’ultimo pezzo del puzzle trovò la sua collocazione: Dumas non aveva scritto interview, ma “intérieur“, ossia ‘interno’. La frase corretta, dunque, è:

«Non si dipinge col pennello l’interno più delicato e sonoro di Mademoiselle Quéniaux dell’Opera»

Ed eccola, la misteriosa Mademoiselle:

Nadar Constance_Queniaux
Constance Quéniaux (1831-1908) ritratta da Nadar.

L’affascinante Costance aveva iniziato la sua carriera come ballerina dell’Opera nel 1847, quando aveva sedici anni, ed era stata subito notata per la sua grazia e la sua avvenenza. Il grande scrittore Théophile Gautier, estimatore – diciamo così — di bellezze mondane, era rimasto estasiato dalla sua eleganza e da “i suoi begli occhi neri”.

Le piccole parti che le venivano assegnate nei balletti non erano nemmeno lontanamente sufficienti a sopravvivere in una città difficile come Parigi, e i ricchi signori in cerca di avventure lo sapevano bene. Come molto spesso accadeva, anche Costance trovò ammiratori disposti a “sostenerla” e divenne presto una cortigiana, termine che implica una certa carriera nel settore, una buona libertà di manovra, finanche la ricchezza.
Tra questi ammiratori vi era proprio il ricco Monsieur Bey che, con ogni probabilità, presentò Costance a Courbet. All’epoca Mademoiselle Quéniaux  aveva trentaquattro anni e non danzava più da sei, ma la sua grazia continuava evidentemente a mietere vittime, tanto che Bey la volle immortalata per la sua collezione di desideri su tela.

Perché Mademoiselle non parlò mai del quadro e come mai un tale segreto si è mantenuto tanto a lungo? Negli anni della maturità, Costance aveva ormai abbandonato da tempo le abitudini “indecorose” e godeva di una posizione sociale di tutto rispetto. Il benessere raggiunto le concedeva di dedicarsi a molte opere di carità (l’ex-cortigiana non dimenticò mai le proprie origini) e così la sua reputazione si era trasformata, diciamo pure rigenerata.
Alla sua morte, tra i beni che costituivano il suo bel patrimonio, venne travato un quadro di Courbet – ulteriore conferma che i due si conoscevano – intitolato “Fiori”.
Nel vivace bouquet si distinguono delle camelie bianche che, proprio grazie al romanzo di Dumas, erano diventate il simbolo delle cortigiane riscattate…
(Vedi anche l’articolo di information.tv5monde.com).

Fleurs, Gustave Courbet