Château de Monte-Cristo.

Il favoloso castello di Alexandre Dumas, “miniatura del paradiso terrestre”

il

Alexandre Dumas (1803-1870) è ricordato soprattutto in quanto autore di celebri romanzi, quali “I tre Moschettieri” oIl Conte di Montecristo”, ma le pagine pubblicate a suo nome si aggirano attorno alle 100.000!

Nadar, Alexandre Dumas padre a 53 anni (1802-1870).
Nadar, Alexandre Dumas padre a 53 anni (1802-1870).

Amante della vita, dei piaceri, delle donne (quante donne!), uomo di lettere, di teatro, ottimo cuoco, viaggiatore instancabile… Alexandre Dumas  fu ognuna di queste cose, ma soprattutto – è il caso di sottolinearlo – fu un visionario.

Castello di Monte-Cristo (1986)
Castello di Monte-Cristo (1986)

Il suo bel castello, nei pressi di Saint-Germain-en-Laye è un monumento alla sua sconfinata immaginazione. L’architetto che Dumas decise di interpellare – nientemeno che Hippolyte Durand, lo stesso che realizzò la celebre basilica di Lourdes – ritenne il progetto un’autentica follia:

«Ma, Monsieur Dumas, questo progetto vi verrà a costare diverse centinaia di migliaia di franchi».

«Lo spero bene!»

Château de Monte-Cristo.
Château de Monte-Cristo, a meno di un’ora di treno da Parigi. Si scende a Saint-Germain-en-Laye e poi un’autobus conduce nei pressi del castello.

Ma chi era questo scrittore sprezzante non solamente del denaro – che spendeva in modo sconsiderato – ma anche di convenzioni e pregiudizi sociali?

«È come Dumas che cammina sopra a tutto, che è sempre trasandato e che si crede al di sopra di tutto ciò che il mondo è abituato a rispettare».

Eugène Delacroix
(1853)

Chioma crespa, pelle olivastra, occhi blu: appena ventenne, Alexandre raggiunse Parigi in cerca di avventure. All’epoca non era che un giovane copista, ma la sua irrefrenabile ambizione lo spinse ben presto a cercare di più.

Achille Devéria, Ritratto d’Alexandre Dumas (1830, Museo nazionale Eugène Delacorix)
Achille Devéria, Ritratto d’Alexandre Dumas (1830, Museo nazionale Eugène Delacorix).

Per comprendere la sua ambizione occorre considerare le sue origini: il padre era stato un generale dell’esercito napoleonico noto per il suo coraggio e la sua integrità. Morì quando il piccolo Alexandre aveva appena quattro anni, ma la sua leggenda ne ispirerà l’intera esistenza.

Dumas si stimava figlio di un eroe, per di più con il colore di pelle “sbagliato”: il padre di Alexandre era in effetti mulatto, essendo figlio di una schiava delle colonie, Cosette Du-Mas (“della fattoria”).

Considerata l’epoca, non sarà difficile immaginare a quali mortificazioni il giovane ALexandre venisse sottoposto nei salotti parigini. Tuttavia, uno spirito brillante non teme la battaglia, men che meno quella verbale, ed infatti ecco un esempio dei suoi famosi affondi di lingua affilata:

«In effetti, caro Maestro, voi dovete intendervene di negri», gli venne detto una volta.

«Ma certamente: mio padre era mulatto, mio nonno un negro e il mio bisnonno una scimmia. Come vedete, Monsieur, la mia famiglia comincia là dove finisce la vostra».

GustaveDore_DArtagnan_modellinoInTerracotta_1883
Gustave Doré, d’Artagnan, uno dei personaggi più amati di Alexandre Dumas, modellino in terracotta (1883, Castello di MOnte-Cristo). Il carattere di Alexandre Dumas non si allontanava troppo dallo spirito “guascone” dei suoi moschettieri.

Alexandre iniziò scrivendo per il teatro e si affermò in seguito come maestro del nuovo genere letterario per cui tutta la Parigi del XIX secolo andava pazza: il feuilleton, romanzo popolare di appendice che usciva a puntate sui giornali.

Nel pieno del suo successo, all’età di 42 anni, Alexandre Dumas decise di realizzare il suo sogno più grande, la sua “miniatura del paradiso terrestre”: un castello in stile neo-rinascimentale e un cabinet di scrittura neo-gotico nella campagna fuori Parigi(1847).

Il Castello di Monte-Cristo visto dal cabinet in cui Dumas si ritirava per lavorare.
Il Castello di Monte-Cristo visto dal cabinet in cui Dumas si ritirava per lavorare.

All’epoca la fantasia indugiava spesso su epoche passate, romanzando e spesso ingentilendo la realtà storica, ma che volete? Si era nel pieno del Romanticismo e la nostalgia d’altri tempi era di moda.

Tutto attorno, un romanticissimo parco all’inglese  – magico intrico di rigogliosi sentieri, grotte, edera e ruscelli – piomba immediatamente il visitatore in un’atmosfera da romanzo degna del padrone di casa.

L’attenzione, poi, viene letteralmente rapita dalle ricche facciate del castello interamente ricoperte di stucchi. La decorazione è ispirata allo stile “grottesco” del Rinascimento allora tornato di moda.

Esterno del Castello di Dumas decorato in stile grottesco rinascimentale.

Decorazione della facciata del castello di Dumas

Dumas volle che all’esterno del suo castello fossero rappresentati i ritratti degli scrittori che più ammirava, tra cui se stesso naturalmente. Lo trovate ad accogliervi sulla porta di ingresso.

CastelloDumasMonogramma
Il monogramma dello scrittore svetta sul tetto ed è fiero quanto quello di un re. So cosa state pensando ma d’altra parte, senza qualche mania di grandezza, Dumas non sarebbe stato… beh, Dumas!

Il padrone di casa riceveva moltissimi ospiti sicché nel suo castello era un via-vai continuo, soprattutto quando Monsieur Dumas si metteva ai fornelli. La sua passione per la cucina era ben nota, talmente sentita che l’ultima delle sue opere fu per l’appunto un dizionario di cucina.

La sala da pranzo del castello di Dumas.
La sala da pranzo del castello di Dumas.

La gente dei dintorni ribattezzò ben presto il castello con il nome “di Monte-Cristo”, non solo in onore al genio del proprietario, ma anche per il suo aspetto fiabesco, le cui sale ispirano storie e avventure, soprattutto il mitico salone moresco del primo piano, un gioiello firmato da artigiani provenienti da Tunisi.

Il salone moresco di Alexandre Dumas
Il salone moresco di Alexandre Dumas, restaurato nel 1985 grazie alla generosità dell’allora re del Marocco, Hassan II. Il restauro restituì alla meraviglia in rovina il suo aspetto di un tempo, eccezion fatta per il pavimento che originariamente era in parquet, mentre oggi è costituito da mosaici e marmo di Fez.

Ancora inebriato dal suo ultimo viaggio che lo aveva portato ad esplorare prima la Spagna e poi le coste del Nord Africa fino a Tunisi (1846), Alexandre Dumas desiderava ardentemente portare un po’ d’Alhambra a casa propria. Missione compiuta, direi.

Il salone moresco di Alexandre Dumas decorazione

Il castello è oggi un museo dedicato al padrone del castello il quale, a dirla tutta, poté goderselo solo qualche anno a causa degli immensi debiti che aveva accumulato. La perdita della sua “miniatura del paradiso terrestre” fu un duro colpo per lo scrittore.

L’angolo più “sacro” – e dunque la perdita più sentita – era l’amato cabinet de travail, detto “Château d’If” in onore di uno dei luoghi chiave del suo capolavoro, “Il Conte di Montecristo”. Tra queste mura tranquille, Dumas si ritirava per lavorare indisturbato.

Le Cabinet de Travail di Alexandre Dumas
Le cabinet de travail di Alexandre Dumas, detto lo “Château d’If”.

Sulla facciata del cabinet sono incisi 88 titoli delle opere dello scrittore, più alcuni personaggi che le sue storie resero celebri.

Le Cabinet de Travail di Alexandre Dumas dettaglio

Dumas lavorava secondo rituali precisi. Il primo passo era l’isolamento, l’atmosfera. Attorno al cabinet, un corso d’acqua mormora gentile e fa giocare i suoi riflessi contro i vetri.

Le Cabinet de Travail di Alexandre Dumas interno

Le Cabinet de Travail di Alexandre Dumas

Il secondo elemento chiave era rappresentato dagli strumenti di lavoro. Dumas scriveva solo ed esclusivamente su certe tipologie di carta e con certe piume, ciascuna delle quali era destinata a un preciso genere letterario: una per i romanzi, una per gli articoli di giornale, una per il teatro, ecc. Inoltre detestava l’inchiostro blu e trovava impossibile impiegarlo persino per scrivere il proprio indirizzo. Chissà perché?

Le Cabinet de Travail di Alexandre Dumas

Le Cabinet de Travail di Alexandre Dumas

Per gli ammiratori della sua opera o per chi cercasse una gira alternativa fuori Parigi, il castello di Monte-Cristo è una splendida idea e ha bisogno del sostegno di ogni visitatore per mantenere aperte le sue porte (trovate il sito qui).

Buona esplorazione e buona lettura!

Maurice Leloir, Dumas al suo tavolo di lavoro.
Maurice Leloir, Dumas al suo tavolo di lavoro.