La Moda si racconta – La mia gioventù alla reggia di Versailles

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[ Copertina © Giorgia Gordini ]

Introduzione all’intervista

Spesso associata alla vanità e alla frivolezza, la Moda (o Madame La Mode, come ho deciso di chiamarla) rivestì un ruolo tutt’altro che marginale lungo il corso della storia.
Esaminando i retroscena della sua evoluzione, si scopre che di superficiale ha ben poco e che le sue trasformazioni sono più spesso legate a inquietudini sociali profonde.

Carmontelle
Carmontelle (1717-1806), La Famiglia Herbert al Castello di Saint-Prix (photo from “Carmontelle, au jardin des illusion”; collezione Musée départemental des Vosges, Épinal).

Perché Madame e non Monsieur?
La parola “moda” deriva da modus, ‘modo’, che in francese viene utilizzata al femminile. Ciò non toglie che la Moda abbia avuto anche “incarnazioni” maschili!

Il tocco francese è dovuto al fatto che le mie domande interesseranno principalmente la Francia, non la storia della Moda mondialmente intesa.

Il mio obiettivo è quello di scoprire assieme a lei come la Storia vada ad impattare la vita di tutti i giorni, al punto da entrare nel guardaroba!
Mantenendo un punto di vista fisso, questa influenza risulterà più evidente.

Versailles facciata lato giardini
La facciata di Versailles, la reggia che ospitò la giovinezza di Madame La Mode.

I ricordi della Moda iniziano alla corte di Versailles perché, sebbene l’essere umano abbia sempre avuto la necessità di plasmare la propria apparenza, è nella Francia della seconda metà del XVIII secolo che, per la prima volta, Madame si manifestò nella sua declinazione attuale, ossia:

un rapido succedersi di fogge, forme, materiali, in omaggio a modelli estetici che in genere si affermano come elementi di novità e originalità.

Enciclopedia Treccani

Madame La Mode, prima di parlare della sua prima “incarnazione”, la regina di Francia Marie-Antoinette, ci dica com’era il taglio degli abiti alla corte di Versailles.

Marie-Antoinette 13 anni
La prima incarnazione di Madame La Mode, Marie-Antoinette d’Austria, ritratta all’età di 13 anni da Joseph Ducreux (1769, collezione dello Château de Versailles, photo from Wikipedia).

Quando Marie-Antoinette giunse a Versailles per sposare il futuro re Louis XVI (1770), la tenuta maschile di corte si era già fatta più sobria rispetto alla decorazione esuberante vista sotto sotto al regno del Re Sole (1654-1715).

Il cosiddetto habit à la française era costituito  da un gilet e una culotte stretta al ginocchio, al di sotto di una giacca-abito più o meno ricca a seconda del gusto e delle possibilità economiche.
Uno dei modelli più in voga era il frac inglese.

Abito uomo Louis XV
Tipica tenuta da uomo durante il regno di Louis XV (1710-1774): il frac su gilet e culotte stretta al ginocchio. L’abbondanza di bottoni era voluta: essendo molto costosi dimostravano l’opulenza del proprietario.

Per le donne era diverso.
Le forme del corpo femminile andavano camuffate, secondo una tradizione ereditata dai secoli precedenti: la natura andava dominata nel corpo come nello spirito, e non di meno nell’apparenza.

Per presentarsi a corte, alle signore era richiesta una robe à la française (‘abito alla francese’).
L
’insieme era composto principalmente di tre pezzi:

AbitoAllaFrancese
Robe à la francàise, seta, verso il 1770. Il corpetto è chiuso da compères uniti tramite dei gancetti. L’abito sarebbe appartenuto a una delle lettrici di Marie-Antoinette (Photo from a temporary exhibition in Musée des Arts Decoratifs, Paris).
  1. un lungo manteau aperto sul davanti che lasciava intravedere la gonna sottostante;
  2. una jupe ossia la gonna medesima, dello stesso tessuto del manteau;
  3. un corpetto steccato che il manteau lasciava intravedere e che pertanto andava celato attraverso diversi sistemi, tutti fissati con gancetti e bottoni: la pièce d’estomac di forma triangolare, piuttosto rigida e riccamente decorata; i compères, due pannelli di tessuto meno costrittivi; una scala di nastri di taglia decrescente. Veniva così a crearsi una scollatura quadrata.
La Delfina Marie-Josephe de Saxe
Maurice Quentin de La Tour (1704-1788), ritratto di Marie-Josephe de Saxe (1731-1767) verso il 1760. Sul davanti, mostra una ricca pièce d’estomac (Musée du Louvre).
Pompadour Quentin de La Tour
Maurice Quentin de La Tour, Ritratto di Jeanne-Antoinette Lenormant d’Étiolles, marchesa di Pompadour (1721-1764), favorita del re Louis XV. Si noti la scala di nastri di taglia decrescente sul davanti del corpetto.

La jupe era sostenuta da un ampio panier sottostante, una sorta di sottogonna di tela, tesa da cerchi di giunco… praticamente una gabbia da passeggio.

Uno dei modelli più notevoli era il panier à coudes.
Coudes significa ‘gomiti’ e infatti, sui lati del panier – che nei casi estremi potevano misurare fino a un totale di 4m di ampiezza! – era possibile riposare gli avambracci. Quelle comodité!

Alcune versioni prevedevano un intelaiatura metallica che poteva ripiegarsi ai lati onde attraversare più agevolmente le porte.
In questo caso, si trattava di abiti da cerimonia, indossati in grandi occasioni.
Per passeggiare, si indossavano dei paniers ridotti, più leggeri, che si fermavano a mezza gamba.

Robe à panier
In alto a sinistra, la struttura di uno dei paniers più semplici. A destra in basso è mostrato come si presentava grosso modo un abito alla francese, completo di panier e pièce d’estomac.

Sul retro, da tradizione, il manteau presentava la cosiddetta pli Watteau, ‘piega Watteau’, uno strascico composto da due lunghi pannelli svasati di stoffa collegati al girocollo.

piega Watteau
Retro di un abito alla francese con la piega Watteau.

Il nome rendeva omaggio al celebre pittore Jean-Antoine Watteau (1684-1721) che aveva rappresentato spesso questi modelli nei suoi quadri.

Watteau quadro
Watteau, L’enseigne de Gersaint, dettaglio con l’abito che dal pittore prenderà il nome (Château de Charlottenburg.)

Come sottoveste, le dame avevano una lunga chemise svasata di cotone o di lino a cui venivano appuntati volant di pizzo decorativi rimovibili, così da poterli lavare separatamente.
Queste parti decorative, che impreziosivano maniche e scollatura, erano tra le più costose.

Jean-Baptiste Perroneau, dettaglio con volant di pizzo dal ritratto di Magdaleine Pinceloup De La Grange (1747, Getty Museum, Los Angeles).

Se avessi dovuto cercarla, Madame, l’avrei trovata in queste decorazioni?

Esatto!
In Francia, all’epoca, sarti e sarte non avevano molta libertà di manovra, perché le regole della loro corporazione decideva tutto, tra cui il taglio degli abiti, che era non poteva subire grandi variazioni.
L’unica possibilità per distinguersi era la decorazione, ma di questa si occupava un’altra corporazione, i marchandes des modes, una figura a metà tra il merciaio e la modista.

Gabriel Jacques de Saint-Aubin ha dipinto qui l’interno della boutique “au Magnifique” di Mlle Saint-Quentin, marchande de modes, che si trovava in rue saint-Honoré, a Parigi (1777, photo © RMN-Grand Palais musée du Louvre) / Thierry Le Mage)

L’assemblaggio e l’abbinamento di fiori, nastri, pizzi, e pietre preziose costituirono, diciamo così, il mio debutto.
La rapidità con cui le guarniture degli abiti della giovane Marie-Antoinette mutavano costituì i miei primi passi e la corsa del bel mondo, che tentava di stare al passo col suo gusto, fu il mio primo trionfo!

MarchandeDeMode
Willem Joseph Laquy (1738-1798), La mercante di nastri (Musée Cognacq-Jay). 

Vogliamo vedere più da vicino questo debutto, Madame?

(continua)