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La Moda si racconta(2) – Maria Antonietta e Rose Bertin

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[ Copertina © Giorgia Gordini ]

In quest’intervista Madame la Mode, ossia la moda in persona, ci racconta il suo passato francese.

Nel scorsa puntata, Madame ci ha portato a Versailles all’epoca del matrimonio di colei che sarà la sua prima “incarnazione”, Maria-Antonietta di Francia (1770). Vediamo ora quale rivoluzione del costume si attuò per mezzo della sovrana.

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Élisabeth Vigée Le Brun, Marie-Antoinette, regina di Francia (Musée Lambinet, Versailles).

La pessima reputazione della regina Marie-Antoinette si è indissolubilmente legata a voi, Madame La Mode. Le cifre che la sovrana vi dedicò furono ingenti, persino folli.
Cosa può dirci a riguardo?

Le spese dedicate al guardaroba della regina, specialmente negli anni che precedettero la sua prima gravidanza, facevano e fanno ancora impallidire.
Eppure, in questo Marie-Antoinette non fu straordinaria anzi, non spese più di quanto fecero le regine o le favorite reali che la precedettero.
Lo sperpero divenne finalmente evidente nella condizione di grave crisi finanziaria in cui versava il regno alla fine XVIII secolo.

Carestie, speculazioni finanziarie, corruzione, ma soprattutto i debiti accumulati per sostenere gli sforzi bellici  – la Guerra dei Sette Anni e la Guerra d’Indipendenza americana – avevano messo la Francia in ginocchio.
Le spese della regina furono folli e sconsiderate, ma il meccanismo che avrebbe portato il sistema al collasso era in moto da prima della sua nascita.

A proposito del guardaroba di Marie-Antoinette, non si può non citare la mitica Rose Bertin, marchande des modes della regina…

Moderna, intraprendente, audace persino: fu Rose Bertin a introdurre quel rinnovarsi regolare e rapido degli stili che avrebbe rovinato diversi portafogli…

Rose Bertin
Jean-François Janinet, Ritratto di Rose Bertin (1721 – 1813, realizzato prima del 1790, photo from Wikipedia).

Il “ministro della moda”, così sarà ricordata, aveva 26 anni quando fu presentata a Marie-Antoinette, di anni diciotto, giovane moglie infelice e trascurata assetata di vita e d’amore.
Fu un colpo di fulmine, poiché ciascuna aveva da dare all’altra ciò di cui aveva bisogno.
Iniziò così una collaborazione che per quindici anni avrebbe dettato lo stile della corte e del bel mondo europeo.

In un’epoca in cui la figura dello stilista non aveva ancora visto la luce, la Bertin ebbe l’opportunità di impiegare la regina come propria vetrina.
La corsa delle dame alla sua boutique fu la più ovvia delle conseguenze e capitava spesso di dover attendere settimane prima di venir ricevute, col rischio di presentarsi a corte un modello di abito superato!

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[ illustrazione © Giorgia Gordini ]

Per i professionisti del settore, la fortuna della Bertin rappresentava la disgrazia, ma il “ministro della moda” era scomodo anche per altre ragioni.

Oltre ad essere una delle primissime figure imprenditoriali femminili di successo in un’epoca per niente compiacente, da semplice borghese qual era, la maggiore audacia della Bertin fu quella di trattare alla pari le donne dell’aristocrazia.
Di norma, quest’ultime non l’avrebbero considerata degna nemmeno di uno sguardo, invece la cercavano ed erano disposte a sopportare attese interminabili pur di essere ricevute…

“Con la figura della marchande de modes incarnata da Rose Bertin, l’arte e il mestiere artigianale si scindono
La via alla haute couture è aperta”.

Michelle Sapori

BertinSapori
L’interessantissimo saggio di Michelle Sapori, in lingua francese, dedicato alla figura di Rose Bertin (trova il libro qui).

Nell’aprile 1789 – solo qualche mese prima della presa della Bastiglia – l’affollatissima boutique parigina di Mademoiselle Bertin, “Au Grand Mogol”, traslocò in locali più ampi al 26, rue de Richelieu (I arrondissement).

26, Rue Richelieu con boutique Bertin
Il 26, Rue de Richelieu: questa era circa l’altezza a cui avremmo trovato boutique di Rose Bertin. La palazzina è stata più volte rimaneggiata, così ho aggiunto una riproduzione del decoro in stile neoclassico dell’esterno del negozio risalente al 1807, tanto per viaggiare con la fantasia.

Prima si trovava, come molti altri commerci del suo settore, in rue Saint-Honoré, all’altezza dell’odierno Louvres des Antiquaires, ma il nuovo immobile acquistato dalla marchande des modes aveva il pregio di comunicare, tramite un passaggio coperto, con il luogo più alla moda della città: i giardini di Palais-Royal a cui ho dedicato un’intera serie di articoli.

Palais-Royal
Galleria e Giardini di Palais-Royal (XVIII secolo, BNF)

Qualche anno prima, il duca di Chartres, il cugino di i Louis XVI rimasto celebre con l’appellativo di Philippe Égalité, aveva aperto al pubblico e ai commerci i giardini di Palais-Royal, la sua dimora cittadina, trasformandolo in un vero place-to-be, un centro commerciale ante litteram!

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Le gallerie di Palais-Royal oggi.

Fino a quel momento, i nuovi modelli di abiti erano stati presentati presso le varie corti europee tramite dei campioni in miniatura con i quali si rivestivano delle bambole.
Il sistema tuttavia, oltre ad essere oneroso, non poté reggere i ritmi di cambi stilistici imposti da Marie-Antoinette, così ben presto comparvero i cataloghi, almanacchi e dalla fine degli anni 1770, i primi giornali di moda.
Si trattava di una delle prime forme di réclame!

FrontespizioGalleriaDiModeECostumiFrancesi
Frontespizio della rivista “Galerie des modes et costumes français”, ‘Galleria delle mode e dei costumi francesi’, comparsa nel 1778. Le allegorie si sprecano: circondati da una profusione di cuffie, piume, pizzi e ghirlande, Follia e Amore stanno decidendo cosa indossare consigliate da Gusto, che schiarisce le idee e indica la scelta con una fiamma e una bacchetta. La sua leggerezza è rappresentata da ali di farfalla. In alto, Mercurio si accinge a proclamare la fama della moda francese. La pubblicazione era composta da raccolte di 10 stampe rappresentanti le acconciature, gli abiti, ecc… (image from Gallica).

Vogliamo vedere più da vicino le famose follie della regina e di Rose Bertin, Madame?

Per primo, mi torna alla mente quel desiderio di evasione, di orizzonti remoti e misteriosi…
L’Oriente de Le Mille e Una Notte, tradotto in Francia nel 1701, aveva conquistato i lettori del XVIII secolo, benché allora non vi fosse una chiara distinzione tra Giappone, Cina, India, Turchia, ecc.

Si trattava piuttosto di un Oriente fiabesco, che si esprimeva nella decorazione degli abiti e degli interni.

Jean-BaptisteGreuze_RitrattoDiDonnaInAbitoTurco_MlleGuimard
Jean-Baptiste Greuze, Ritratto di Mlle Guimard, un’attrice molto apprezzata dalla regina, in costume turco (1790 circa, LACMA, Los Angeles).

Il travestimento esotico in occasione delle masquerades era un must, ma fu Marie-Antoinette ad elevare il taglio dei costumi orientali a livello di abito: modelli “alla turca”, “alla sultana”, “alla circassienne”… rappresentavano le varianti del celebre abito à la polonaise (‘alla polacca’) lanciato dalla regina e da Mademoiselle Bertin nel  1775.

Abito alla polacca
Élisabeth Vigée Le Brun, la regina Marie-Antoinette in abito à la polonaise (1780-81, photo from The MET Museum).

La silhouette era più dinamica rispetto al classico abito alla francese (vedi articolo precedente): le maniche terminavano subito dopo il gomito, le caviglie erano leggermente scoperte, i paniers ridotti per consentire maggiore libertà di movimento.

Perché la Polonia? Si trattava di un capriccio?

Non sono mai stata un capriccio, semmai un’espressione dei tempi.
Nel 1772 la Polonia era stata divisa in tre province – una assegnata all’Austria, una alla Prussia, una alla Russia – un avvenimento che aveva impressionato la corte francese e che era all’origine delle tre code arricciate sul retro dell’abito à la polonaise.Abito alla polacca

Si potrebbe allora affermare che avete un debito con la politica, Madame?

Con la politica? Semmai col teatro!
I costumi di scena rappresentarono un’inesauribile fonte d’ispirazione per Rose Bertin e la regina, che sedeva spesso e volentieri tra il pubblico.

La robe à la Lévite, per esempio, era ispirata ad un costume sfoggiato da un’attrice per rivestire i panni di una donna della tribù ebrea dei Levi, nell’Athalie di Racine.
L’abito era dritto, morbido, arricciato sul retro, con un largo scollo e una sciarpa a sottolineare la vita (1778).

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Robe à la Levite, Gallerie des Modes et costumes français, 1779, Museum of Fine Arts Boston).

La regina, che quell’anno era incinta e dunque desiderosa di comodità, se ne innamorò all’istante, sebbene la tenuta fosse considerata indecente per una sovrana, poiché troppo simile alle tenute informali da interno, praticamente un negligé!

Iniziava così una graduale ed inedita ricerca di comfort che avrebbe trasformato lo stile degli anni seguenti, dimostrando che le rivoluzioni non disdegnano affatto partire dalla scena…

(Continua)