Storia del coraggio incredibile di Madame de Lavalette

Questa è la storia rocambolesca dell’eroismo di una donna innamorata, Émilie-Louise de Lavalette (1781-1855), nata Beauharnais.

Madame de Lavalette
Émilie de Beauharnais, contessa de Lavalette (1781-1855), ritratta da un artista sconosciuto nel primo quarto del XIX secolo (castello di Blois).

Il suo cognome forse vi suonerà familiare per averlo già incontrato nei libri di storia. Émilie-Louise era in effetti la nipote della più famosa Joséphine de Beauharnais (1763-1814), prima moglie e grande amore di Napoleone Bonaparte.

Josephine de Beauharnais, poi Bonaparte
Joséphine de Beauharnais, poi Bonaparte, imperatrice dei francesi dal 1804 al 1810.

La giovane Émilie si era innamorata del fratello minore dell’imperatore, Luigi Bonaparte. I due sognavano di sposarsi, ma Napoleone lo proibì.

La ragione? Émilie era figlia di un emigrato. Con la brutta aria che tirava ai tempi della Rivoluzione francese, suo padre, il marchese de Beauharnais, aveva deciso di fuggire onde evitare la sorte a cui il suo sangue blu lo avrebbe condannato – una sorte sicura come la morte, su questo devo convenire col marchese.

Il marchese era dunque considerato un traditore e Napoleone, che aveva combattuto per la Rivoluzione, non poteva permettere che suo fratello ne sposasse la figlia.

Così il triste Louis fu costretto a rinunciare, ma non dimenticò mai Émilie, tanto da rievocarla nel romanzo che fece pubblicare anni più tardi, “Marie ou les peines de l’amour” (“Maria o le pene dell’amore”).

Luigi Bonaparte
Al centro: Luigi Bonaparte (1808-1873), fratello minore di Napoleone I, dettaglio dell’Incoronazione di Napoleone di David, musée du Louvre.

Vista la sua posizione, Émilie fu praticamente costretta ad accettare la proposta di matrimonio del generale Antoine-Marie Chamans de Lavalette (1769-1830), a cui Napoleone aveva conferito il titolo di conte.

Lei aveva diciassette anni, lui trenta.

In principio, Émilie non dimostrò alcun particolare attaccamento per quel nuovo marito, ma qualcosa a un certo punto cambiò di sicuro. Da che mondo e mondo, non si rischia la propria vita per qualcuno di cui non ci importa niente!

chamans-de-lavalette-antoine-marie
Il conte de Lavalette, aiuto di campo di Napoleone che lo insignì del titolo di conte.

La fortuna della coppia doveva seguire quella dell’imperatore e così, finché Napoleone fu al potere, il conte de Lavalette e sua moglie furono ai vertici della società.

Émilie, in particolare, era dama d’onore dell’imperatrice. Jacques-Louis David la ritrasse nella mastodontica tela, “L’incoronazione di Napoleone”(1805-1807), nell’atto di reggere il mantello di Joséphine.

David, incoronazione di Joséphine
Dettaglio dell’incoronazione di Napoleone (J.L. David).

Mme de Lavallette

Quando Bonaparte venne deposto, il conte decise di non abbandonarlo, tanto da contribuire segretamente al suo ritorno (mi riferisco ai famosi 100 giorni).

L’impero, però, era destinato a cadere una seconda volta e, col ritorno definitivo dei Borbone, il conte venne arrestato, accusato di alto tradimento e rinchiuso alla Conciergerie, la prigione da cui solitamente si usciva per incontrare la ghigliottina (1815).

Conciergerie
Il palazzo della Conciergerie sull’Île de la Cité visto dalla Senna.

Nei giorni che seguirono, la contessa de Lavalette venne vista spesso entrare e uscire dal palazzo reale col viso rigato di lacrime: andava a supplicare il re e la regina di risparmiare la vita a su marito, ma i sovrani avevano dato ordine di non riceverla.

Conciergerie interno
La sala delle guardie della Conciergerie. Durante la Rivoluzione era stata usata come cella comune perchè le prigioni erano colme.

Il duca di Ragusa, amico dei Lavalette, osò persino farla nascondere nei suoi appartamenti pur di consentirle un incontro con la famiglia reale.

Quando l’occasione giunse, la contessa si gettò ai piedi di re Louis XVIII implorando la grazia per suo marito, ma ricevette in risposta solo un inutile “vi compatisco, madame”.

Émilie non si arrese e afferrò la veste della duchessa d’Angoulême, primogenita dei sovrani ghigliottinati sotto la Rivoluzione. Non era la pietà che mancava alla duchessa, la quale ben sapeva che una sua parola avrebbe potuto salvare il conte, ma esporsi per un personaggio così strettamente legato ai Bonaparte l’avrebbe gravemente compromessa con la fazione realista, i suoi più ferventi sostenitori.

La duchessa d’Angoulême si riprese dunque il lembo della veste: per il conte non ci sarebbe stato alcun perdono. La politica è sempre politica, il periodo storico conta davvero poco!

Duchess_d'Angouleme
Marie-Thérèse Charlotte de France, duchessa d’Angoulême (1778-1851), figlia di Marie-Antoinette e Louis XVI. Il partito realista ne aveva fatto una martire vivente in piena Restaurazione. Si diceva fosse scontrosa e fredda, ma con quello che aveva passato non so cos’altro ci si potesse aspettare.

Émilie prese allora la decisione più inaspettata di tutte: se nessuno era disposto a salvare suo marito, ci avrebbe pensato lei stessa.

Il conte inizialmente si oppose, considerati soprattutto i rischi a cui si sarebbe esposta sua moglie, ma Émilie fu irremovibile. Le lacrime fecero il resto.

Il giorno dopo la contessa si recò alla Conciergerie con sua figlia Joséphine, che allora aveva appena tredici anni, per cenare con suo marito per l’ultima volta.

Approfittando dei pochi istanti di intimità concessi alla coppia, i due si scambiarono gli abiti. La contessa aveva scelto una lunga mantella e un’ampia cuffia con velo che avrebbero camuffato la figura del marito.

La tomba dei conti Lavalette al cimitero del Père Lachaise, divisione 36. Una placca commemorativa ricorda l’impresa eroica della contessa.
Tomba di madame de Lavalette
Placca commemorativa dell’evasione del conte de Lavalette.

L’impresa non era sicuramente semplice: lei era alta e sottile, lui basso e robusto. Inoltre, la cuffia era ornata da lunghe piume e le porte della prigione erano strette e basse, dunque Émilie raccomandò al conte e a sua figlia di non dimenticare di abbassarsi ad ogni passaggio.

Per evitare di prendere il braccio di una guardia che aiutava sempre la contessa ad attraversare la corte e a montare in vettura, il conte era stato avvisato di fingere un malore, una crisi di pianto, così che la piccola Joséphine avesse potuto accorrere e prendere il suo posto.

Baronessa de Forget
Horace Vernet, la baronessa di Forget (1802-1886) nel 1826, ossia la piccola Joséphine una volta cresciuta (castello di Blois). Suo cugino, il celebre pittore Eugène Delacroix, nutrì per lei un sincero amore che durò per tutta la vita (ciò spiega perchè il pittore fosse presente al funerale di madame de Lavalette, come leggerete più sotto).

Incredibilmente, il piano riuscì.

Il conte si salvò, ma sua moglie non sarebbe più stata la stessa: i due mesi di prigione che dovette scontare spezzarono definitivamente il suo fragile equilibrio.

La paura, la solitudine, i continui interrogatori e i rigori della reclusione ne fecero l’ombra del suo stesso terrore. Rilasciata in libertà provvisoria per via del suo stato di salute, tornò a casa afflitta da manie di persecuzione.

Non si fidava più di nessuno, parlava lontana da pareti e caminetti convinta di essere continuamente spiata. Si convinse dell’infedeltà del marito in esilio. Quando il conte tornò, nel 1822, lei non lo riconobbe.

L’unica soluzione possibile fu quella di portarla dal dottor Esprit Blanche, che aveva aperto il suo ricovero per alienati mentali a Montmartre da poco più di un anno.

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Madame de Lavalette, paziente del dottor Blanche

Qui avvenne quella che venne definita “una guarigione miracolosa” e la contessa poté ritornare a casa decisamente migliorata, anche se la malinconia non la abbandonerà mai, come ricordano le parole del pittore Eugène Delacroix:

Quante cose da dire su questa defunta, morta da quarant’anni, fantasma impotente nel deterioramento profondo in cui l’abbiamo vista!
dal diario del pittore Eugène Delacroix presente al funerale,
il 20 giugno 1855
Delacroix autoritratto
Eugène Delacroix (1798-1863), Autoritratto con gilet verde (1837)

Se per avere coraggio occorre prima di tutto avere paura, Madame de Lavalette dimostrò quel che può essere definito, senza timore di esagerare, puro eroismo.