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Versailles privata: laboratori, tesori e passioni al riparo da sguardi indiscreti (seconda parte)

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Se siete capitati per caso su questo articolo, sappiate che fa parte di una serie che ripercorre alcune tappe del favoloso Maria Antonietta Tour 2019 ideato da Alice Mortali, presidente di Aimant, Associazione Italiana Maria Antonietta (trovate la serie completa a questo link).

Giorno 2 – “La Versailles intima dei re

Gli appartamenti privati di Louis XV e delle sue favorite

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Dopo aver visitato alcune stanze private appartenute al re Louis XVI e a sua moglie Marie-Antoinette, la visita dedicata alla vita intima dei re a Versailles continua alla scoperta del periodo precedente, ossia il regno di Louis XV (1710-1774). 

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Maurice Quentin de La Tour, Ritratto di Louis XV (1710-1774).

A differenza del suo bisnonno e predecessore – il celebre Re Sole – Louis XV era un personaggio schivo, riservato, poco a suo agio con la vita pubblica che il suo ruolo gli imponeva. 

Per godere di una quotidianità più a misura d’uomo, il re fece allestire nella reggia degli appartamenti destinati al suo uso personale, composti da ambienti piccoli e confortevoli.

A questo scopo vennero convertite alcune stanze del primo piano in cui il Re Sole aveva esposto un tempo le sue collezioni d’arte.

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A questi ambienti potevano accedere solamente persone selezionate dal sovrano stesso, a differenza dei Grands Appartements d’apparato a cui la corte poteva accedere liberamente.

Tra queste mura, avveniva il cosiddetto « petit-couvert », ossia i pasti intimi, limitati alla sola famiglia reale.

Marie-Antoniette, allora giovanissima, presenziava regolarmente a queste riunioni familiari in qualità di sposa del Delfino, il futuro Louis XVI.

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A causa della notoria debolezza di Louis XV per le donne, oltre a queste stanze, si resero necessari degli ambienti altrettanto confortevoli che potessero ospitare la favorita del momento.

Esattamente al di sopra dei suoi appartamenti privati, il re fece dunque alloggiare le sue amanti più celebri – ovviamente in momenti diversi! – e sono queste le stanze a cui è possibile accedere con la visita.

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Madame de Pompadour (1721-1764)

Dal 1745 fino alla sua morte prematura (1764), la marchesa di Pompadour fu la donna più influente del regno, non solo in quanto favorita, ma soprattutto in qualità di consigliera del re.

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Jean-Marc Nattier, Jeanne-Antoinette Poisson, marchesa di Pompadour (1746), una delle madrine dell’Illuminismo.

La corte era un luogo insidioso per una donna che non poteva vantare origini nobili, eppure Jeanne-Antoinette Poisson – così si chiamava in origine – giunse ugualmente laddove si era prefissata, ossia tra le braccia del sovrano, al vertice stesso della piramide.

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Maurice Quentin de La Tour, Jeanne-Antoinette Lenormant d’Étiolles, marchesa di Pompadour (1721-1764). Colta, intelligente, potente favorita del re Louis XV dal 1745 fino alla sua morte.

Per quanto criticata a causa delle sue origini, Madame de Pompadour dettò il gusto del tempo.

Protettrice delle arti e delle nuove idee illuministe che andavano diffondendosi, la marchesa contribuì a sviluppare lo stile roccaille (o rococò) che influenzò il resto dell’Europa. 

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Camera da letto della marchesa di Pompadour, con la sua tappezzeria in seta verde e oro. Anche le boiseries (il rivestimento in legno alle pareti) erano in origine dello stesso colore. La ricchezza della decorazione, con una predilezione per i motivi vegetali, cinesi e pastorali, era tipico dello stile rococò.

La posizione di Jeanne nel cuore del re era radicata al punto che le fu concesso di mantenere l’uso di questi appartamenti anche quando la relazione con Louis XV aveva perso del tutto l’aspetto carnale.

Questa relazione ventennale dimostra che il re, più che di un’amante, aveva bisogno un’amica, di una confidente, qualcuno di cui fidarsi.

(Da leggere anche I pettegolezzi dei meravigliosi pastelli del Louvre).

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Madame du Barry (1743-1793)

Dopo la morte di Madame de Pompadour, solo l’ardente Jeanne Becú seppe restituire a Louis XV un po’ della vitalità che aveva perduto.

François-Hubert Drouais, ritratto della contessa Du Barry come Flora nel 1769. Jeanne aveva circa venticinque anni quando divenne amante del re… che ne aveva ormai sessanta!

Se la relazione del sovrano con una semplice borghese aveva indignato la corte, possiamo immaginare quali furono le reazioni di fronte alla successiva passione ufficiale, ossia quella per una prostituta di professione.

Gli appartamenti della Madame du Barry corrispondono in gran parte a quelli della Pompadour, esattamente al di sopra della camera privata del re, affacciati sulla Corte di Marmo.

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(Grazie a Luca Cavallo per la fotografia).

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(Da leggere anche Madame du Barry: un cammino verso il patibolo disseminato di diamanti)

A differenza della Pompadour, la du Barry non si interessò mai di politica, eppure i nemici non le mancarono mai.

In prima fila, molti lo sanno, vi era la giovane Delfina, Marie-Antoinette.

Durante l’epoca d’oro di Madame du Barry, Marie-Antoinette era un’adolescente appena giunta dall’Austria. La corte che si apprestava a conquistare era non solo rigida e fredda, ma anche prevenuta nei confronti della sua famiglia, gli Asburgo, storicamente nemica della Francia.

Per consolidare la sua precaria posizione, la giovane sentiva come un dovere pressante quello di partorire un’erede al trono. L’impresa si rivelò più ardua del previsto, vista la reticenza del suo sposo – Louis XVI – ad adempiere ai propri doveri coniugali.

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Possiamo allora immaginare che impatto possa aver avuto su di lei la figura della favorita: più matura, più avvenente, più donna, più tutto.

A completare il quadro, va aggiunta l’influenza su Marie-Antoinette delle bigotte Mesdames Tantes (‘Signore Zie’), le figlie del re Louis XV che trovavano intollerabile la liaison del padre con la du Barry.

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Dimenticate il personaggio sboccato del film di Sofia Coppola, “Marie-Antoinette”, in cui la du Barry appare così come la vedeva la futura regina al suo arrivo a Versailles.

Grazie alle sue avventure galanti, Jeanne Beçu aveva frequentato il bel mondo e appreso le maniere dell’aristocrazia.

Qualcuno osservò che fosse persino più fine di Madame de Pompadour, che pur essendo una donna di grande cultura non aveva mai perduto del tutto i modi borghesi delle sue origini.

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(Grazie a Luca Cavallo per la fotografia).

Ci siamo persi abbastanza nei meandri della reggia. È tempo di dirigersi nel paradiso personale della regina a cui il tour di Alice Mortali è dedicato: il Petit Trianon.

Alla prossima!