Rue des Barres

Un percorso: partenza dal Medioevo, sosta a base di hashish e poesia sull’Île-Saint-Louis, musica fino a Nôtre-Dame

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Tra gli infiniti sentieri delle meraviglie parigine, questo è senza dubbio uno di quelli che non mi stanco mai di percorrere.

Si tratta di una brevissima passeggiata nel cuore antico della città.
Moltissimi visitatori vi passano accanto senza trovarla, altri la conoscono, ma spesso non immaginano i molteplici segreti che custodisce.

Rue des Barres

Si parte dalla riva destra della Senna, all’altezza della semi-nascosta rue des Barres (IV arrondissement), un angolo di pace, verde e storia formatosi attorno a mulini e canali oggi scomparsi.
In questa stradina è possibile ritrovare un angolo del Viuex Paris (la ‘Vecchia Parigi’), ossia della città medievale che esisteva prima delle trasformazioni di Haussmann (XIX secolo) e prima che la capitale divenisse famosa nel mondo come la Ville Lumière. Al contrario, ai tempi floridi della rue des Barres, Parigi era decisamente oscura e tenebrosa.

(Gli angoli della Parigi antica preservati dai grandi lavori urbani del XIX secolo non sono molti. Per i nostalgici, ne indico alcuni bellissimi esempi in questo articolo).

In questa stradina le macchine non circolano e il verde ha ripreso il posto che merita.

Fiori

La mia fermata d’obbligo è a L’Ébouillanté, un piccolo café il cui proprietario è un ragazzo italiano dalla vita avventurosa di nome Roberto.

L'Ébouillanté

Piatti semplici e genuini, infusi selezionati, caffé da tutto il mondo e una delle migliori cioccolate calde che si possano trovare a Parigi: non occorre altro per spiegare come mai mi fermi così spesso qui.

Cioccolata L'Ébouillanté

Al termine di rue des Barres scorre la Senna e la vista vale la pena di una sosta prima di attraversare il fiume.

Ile Saint-Louis

Attraversando il ponte Louis Philippe si giunge sulla bella Île Saint-Louis, un piccolo isolotto meno conosciuto della più famosa Île-da-la-Cité sua vicina, ma incantevole.
Durante il XVII secolo, l’isola fu uno delle zone residenziali nobiliari più alla moda e oggi non è meno chic.

Ile Saint-Louis

L’Île-Saint-Louis va esplorata.

Oltre a perdervi tra i piccoli negozi e ai ristoranti della strada principale, infilatevi nelle stradine a caccia di palazzine dalla storia sorprendente.
Molte si trovano lungo la Senna, come l’elegante hôtel Lauzun, costruito nel 1657.

Il progetto della palazzina porta la firma del grande Louis Le Vau (1612-1670), l’architetto che realizzò nientemeno che il famoso castello di Vaux-Le-Vicomte, una meraviglia che piacque tanto al Re Sole da farlo divenire verde d’invidia.
Louis XIV prese allora al suo servizio Le Vau perché lavorasse alla nuova reggia in costruzione a Versailles. A lui si devono i progetti delle meravigliose estensioni classiche del castello che si affacciano sui giardini, tanto per fare un esempio.

Versailles facciata lato giardini
La facciata classicheggiante di Versailles vista dai giardini.

Per quanto splendido, l’hôtel Lauzun è molto di più di uno splendido hôtel particulier dell’epoca del Re Sole. Al piano nobile, quasi duecento anni dopo la sua costruzione, ebbero luogo le bizzarre sessioni del Club des Hashischins, fondato dal dottor Jacques-Joseph Moreau de Tours nel 1844. 

Jacques-Joseph-Moreau
Antoine Maurin, ritratto di Jacques-Joseph Moreau de Tours (1804-1884), medico e psichiatra (photo from Wikipedia).

Questo intraprendente psichiatra aveva viaggiato l’Oriente, scoprendo gli effetti allucinogeni della cannabis e dell’hashish.
Moreau era convinto, come altri colleghi suoi contemporanei, che la follia consistesse in uno stato alterato della psiche in cui la coscienza rimaneva intrappolata, avvolta dai vaporosi confini del sogno e delle illusioni.
Moreau decise allora di sperimentare su di sé gli effetti delle sostanze psicotrope che simulavano temporaneamente quel misterioso stato alterato.
Dai suoi esperimenti trasse perfino un trattato, intitolato “Dell’hashish e dell’alienazione mentale” (1845).

Hotel Lauzun2

Il club degli Hashischins si riuniva mensilmente al piano nobile, a casa del pittore Fernand Boissard, per sperimentare le cosiddette fantasias, sotto l’attenta supervisione del dottor Moreau che, per l’occasione, si asteneva da ogni sostanza.
Il dottore aveva il compito non solo di osservare e documentare l’esperienza, ma anche e soprattutto di sventare ogni tentativo di defenestrazione, uno dei rischi maggiori delle sessioni. I pericoli che non si corrono per amore della Scienza!

Molti artisti, scienziati e uomini di lettere parteciparono alle riunioni del Club des Hashischins, come il pittore Eugène Delacroix, o gli scrittori Gérard de Nerval, Gustave Flaubert, Alexandre Dumas, Honoré de Balzac…

Lo stesso anno di fondazione del club, Alexandre Dumas pubblicò Il Conte di Montecristo in cui descriveva, con dovizia di particolari, proprio una scena di consumo di hashish.

Hotel Lausun

Uno dei primi frequentatori del club fu il celebre scrittore Théophile Gautier, il quale riportò la sua esperienza addirittura su un giornale.
Tra queste mura, Gautier fece amicizia con il grande Charles Baudelaire, intento a comporre le prime poesie della sua straordinaria opera, Les Fleurs du Mal
, capolavoro di cui lo stesso Gautier firmerà la prefazione. Nessuno dei due frequenterà a lungo il club, preferendo alle lusinghe dei sogni artificiali, l’ispirazione più sfuggente dei sogni naturali.

Fonte d’ispirazione o meno, l’importante è non confondere il club del dottor Moreau con un semplice fumoir: all’hôtel Lauzun si faceva prima di tutto ricerca intellettuale – confusa e talvolta sconclusionata forse, ma pur sempre ricerca!

Questa è solo una delle meravigliose storie dell’Île Saint-Louis, non rinunciate a scoprirne altre: alcune potrebbero avvenire proprio sotto i vostri occhi.

Uncommon details

Se vi trovate sull’isola durante il weekend ed il clima è clemente, proseguite verso l’Île de la Cité attraversando il ponte Saint-Louis, dove dell’ottima musica vi accoglierà.

Musica Saint-Louis

Concludo questo suggerimento per le vostre passeggiate proprio qui, dove è possibile ammirare – rispettosamente – il didietro più bello di tutta Parigi, ossia gli archi rampanti della cattedrale di Nôtre-Dame, e vi lascio ad esplorare i dintorni in cerca di altre meraviglie.