Palais de l'Électricité, notte
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Provenendo dalla Senna e proseguendo sotto lo smisurato arco della celebre Tour Eiffel, si estende il grandioso Champ de Mars (‘Campo di Marte’), un vasto terreno che, nell’anno 1900, ospitava il clou dell’Esposizione universale.

Provando a immedesimarmi nei panni di uno dei fortunati visitatori di quell’evento straordinario, tento qui di proseguire un percorso immaginario attraverso la fiera delle meraviglie.

Padiglioni Expo lungo la Senna
‪Parigi ai tempi dell’Expo Universale del 1900 (photo by Pariszigzag.fr)

(Per chi se lo fosse perso, ho già esplorato le meraviglie lungo il fiume e ho provato nuovi esaltanti mezzi di trasporto mai visti prima in Expo 1900: il giro del mondo a bordo Senna)

Dopo aver attraversato l’arco della leggendaria torre di ferro, dicevo, mi sarei trovata davanti a una distesa di padiglioni, uno più invitante dell’altro. Da dove cominciare?

Probabilmente mi sarei fiondata dentro il padiglione più vicino, ossia il Tour du monde (‘Giro del mondo’), facilmente distinguibile per via di tre torri – una moresca, una indù e una giapponese – che contrassegnavano quest’attrazione consacrata al viaggio marittimo.

Tour du Monde
Scorcio del Tour du Monde con solo due delle tre torri visibili: praticamente un invito a viaggiare il mondo rimanendo in città e senza televisione!

I paesaggi dipinti che vi scorrevano meccanicamente all’interno erano opera del pittore Louis Dumoulin (1860-1924), il quale realizzò il tour dopo dieci anni di viaggi e di studi.

Al piano terra scorreva il paesaggio da Marsiglia a La Ciotat (Provenza), al primo piano si osservavano i diorami delle città del mondo e infine, al secondo livello, si ripercorreva da Oriente a Occidente il giro del mondo narrato da Jules Verne, quindi tutti i paesi toccati allora dalle messaggerie marittime.

Avrei poi completato il ripasso geografico al vicino Maréorama, una perfetta ricostruzione del ponte di un piroscafo a vele e a vapore, oscillante come fosse sulle onde grazie a dei cilindri idraulici. Non era consigliabile berci il tè.

Il paesaggio mobile (delle lunghe tele dipinte), gli effetti di luce, la ventilazione e i profumi appositamente preparati e diffusi completavano l’illusione del viaggio da Marsiglia all’Oriente passando per Susa, Napoli,Venezia, Singapore… A insegnarla così, la geografia, chi se la scorda più?

Maréorama
Uno mio schizzo del sistema a cilindri idraulici del Maréorama, ovviamente semplificato. La piattaforma dondolava mentre il panorama dipinto scorreva su un enorme rullo.

Dalla terra alle stelle: il Grande Globo celeste (45 m di diametro, ecco perché “grande”) spiegava la rotazione della terra e il movimento apparente degli astri.

Globo Celeste
Il grande Globo ben visibile su molte cartoline dell’epoca, come questa che funge da copertina al libro che mi ha aiutato a ricostruire il mio percorso immaginario attraverso la fiera delle meraviglie.

All’interno, la volta celeste era stata realizzata con una struttura metallica rivestita di carta blu su cui brillavano le stelle (lampadine).

Al centro, una grande sfera rotante dentro cui erano ricavati tre livelli rappresentava la Terra. Questo era l’osservatorio dall’interno del quale, attraverso degli oblò, si seguiva il movimento degli astri: al primo piano si era al livello dell’Equatore, al secondo alla latitudine di Parigi e al terzo a quella del Polo Nord. Il tutto veniva accompagnato da una melodia celestiale, opera del geniale compositore Saint-Saën.

Sarebbe stato impossibile trascinarmi via senza la promessa di una visita al fantomatico Palais de l’Optique (‘Palazzo dell’Ottica). L’esterno era già di per sé un’attrazione, con il suo portico sormontato dai segni zodiacali e una cupola di vetro colorato che evocava l’aurora boreale!

All’interno, il Grande Caleidoscopio o Palais des Illusions (‘Palazzo delle Illusioni’) – un’impressionante installazione di ben 72 specchi rotanti – creava l’illusione di uno spazio infinito dall’ambientazione magicamente cangiante: da un meraviglioso tempio indù, si veniva catapultati nella giungla fino a finire nel ricchissimo palazzo di un maharadjah…

Palais de l'Optique ou des Illusions
Il Caleidoscopio gigante del Palais de l’Optique o Palais des Illusions

Se una voglia matta di avere un assaggio di quell’esperienza vi ha assalito, vi consiglio di fare un salto al Musée Grévin di Parigi: una versione in scala ridotta del Grande Caleidoscopio è stata da poco restaurata!

(Da leggere anche Lo strabiliante Musée Grévin, o la casa delle meraviglie)

Giunta la sera, avrei preteso di recarmi al tempio della nuova dea del XX secolo, la vera protagonista dell’Expo 1900, la fée Électricité, (la ‘fata Elettricità’, la chiamavano proprio così!).

Mi avrebbe accolto la visione dello Chateau d’eau (‘Castello d’acqua’), un’enorme fontana le cui acque erano scenograficamente illuminate da luci colorate.

Palais de l'Électricité, notte
Il Palazzo dell’Élettricità con il Château d’eau illluminato. Valeva la pena fare un giro di sera!

Il Palazzo dell’Elettricità forniva energia elettrica a tutta l’Expo (trasporti compresi!).

Questo “lavoretto” veniva realizzato grazie ad un impianto che bruciava tonnellate di carbone per trasformare in vapore centinaia di migliaia di litri d’acqua. Il vapore azionava poi 35 dinamo produttrici di energia elettrica. Erano stati realizzati 2 camini da 80 m per liberare i vapori!

Palais de l'Électricité, gionro
Il palazzo dell’Elettricità aveva sulla cima una statua di 6 m rappresentante la Fata.

All’interno del palazzo si celebravano le magie della Fata con una grande esposizione, dove le applicazioni pratiche dell’elettricità meravigliavano i visitatori (telegrafo, telefono, radiografia, elettrochimica, “l’accumulatore” o pila…).

Infine eccomi nella Galleria delle Macchine in cui, tra ingranaggi e pistoni, era stata allestita un’incredibile fiera dell’agricoltura e dell’alimentazione.

Il palazzo, un grandioso simbolo della modernità, creava un curioso contrasto con le bucoliche rappresentazioni che ospitava, ossia un campionario completo delle diverse tipologie di architettura rurale nelle province francesi. Era possibile sostare nella piazza di un borgo o accanto a un mulino con tanto di corso d’acqua!

Nella parte centrale della galleria, la Sala delle Feste ospitava cerimonie e spettacoli. “Niente di esagerato”, come sempre: la capienza era di appena 15 000 persone! Proprio qui, venne allestita una delle storiche proiezioni del leggendario cinematografo dei fratelli Lumière.

Sala delle feste, Galleria delle macchine
La Sala delle feste nella Galleria delle Macchine.

E visto che mi trovo nella Galleria delle Macchine, devo fare una menzione speciale a coloro che iniziavano appena a farsi conoscere nel nascente mercato dell’automobile e della bicicletta, come Benz, Peugeot, Renault, Ford
Rudolf Diesel presentò proprio qui il suo nuovo motore che funzionava… con olio di arachidi!

Non mancavano nemmeno i primi veicoli elettrici ed erano velocissimi per gli standard dell’epoca: la “Jamais-Contente” era una monoposto che aveva passato i 100 km/h (esattamente 105,88!!!).

Jamais-Contente
La Jamais-Contente (“Mai contenta”), primo veicolo elettrico a superare i 100 km/h.

Le ruote erano equipaggiate con i pneumatici dei fratelli Michelin, concepiti originariamente per le biciclette. Questi brillanti fratelli, che penso abbiate già sentito nominare, avevano avuto la bella idea di offrire, in omaggio con ogni acquisto, la prima “Guida Michelin” pubblicata proprio in occasione dell’Expo 1900. Il libretto conteneva la lista dei rari meccanici presenti sul territorio, quella di medici e ospedali, consigli per visitare i luoghi d’interesse etc… insomma avrebbe avuto un’aria familiare per molti di noi!

Con questo sintetico assaggio dell’Esposizione universale del 1900 di Parigi, era mia intenzione restituire un’idea del clima esaltante della Belle Époque, la madrina inquieta di guerra e progresso che ospitò i semi del nostro presente, alcuni luminosi, altri più cupi, ma sempre e comunque utili a cogliere il mondo in cui viviamo e la sua genesi.