Affair du collier 2

L’Affare della Collana (II parte): come una ladra dal sangue blu può spennare un cardinale

eLa mente all’origine del celebre Affare della Collana apparteneva a una donna sconsideratamente ambiziosa, Jeanne de Valois, Contessa de la Motte (1756-1791).

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Élisabeth Vigée Le Brun, presunto ritratto di Jeanne de Valois-Saint-Rémy,contessa de la Motte (verso il 1780, photo from Wikipedia).

Questa avventuriera emerse dal fango, dalla miseria e da tutti i peggiori presupposti per una scalata sociale facendo leva sul proprio nome altisonante, che la legava a un ramo illegittimo dell’antica stirpe reale francese, i “Valois”.

Ciò le aveva fatto ottenere una piccola pensione che sarebbe stata sufficiente a condurre una vita modesta ma dignitosa assieme al marito, il conte Nicolao de la Motte. Il matrimonio, infatti, le aveva conferito il titolo di contessa, ma nulla di più.

Una vita modesta e dignitosa, però, non poteva bastare a una Valois convinta di dover riscattare il proprio nome, il rango e l’onore.

Sfuggendo ai creditori, impegnando gioielli, abiti, mobili che ancora non aveva pagato e spillando denaro a chiunque si facesse intenerire dalla storia della nobile caduta in disgrazia, Jeanne si insinuò negli ambienti parigini più esclusivi, in attesa  dell’occasione per riscattarsi una volta per tutte.

Ed ecco che un pollo ansioso di farsi spennare le saltò in grembo, un pollo dei più grossi, per altro.

Jeanne de Valois de La Motte
Jeanne de Valois contessa de La Motte (titolo che aveva ottenuto dal marito, squattrinato quanto lei).

Il pollo in questione era vescovo, cardinale, elemosiniere reale e rampollo di una delle famiglie più ricche e potenti di Francia, per la quale il Re stesso aveva un occhio di riguardo: Louis René Eduard Prince de Rohan (1734-1803), comunemente conosciuto come il Cardinale di Rohan.

Solamente a un passo dai principi del sangue che potevano aspirare al trono, i Rohan avevano scelto un motto che riassumeva perfettamente l’essenza tutt’altro che umile della stirpe:

re non posso, duca non mi degno, Rohan sono“.

Cardinale di Rohan
Louis René Eduard Prince de Rohan, il pollo color porpora che si fece spennare da Jeanne Valois de La Motte.

Il cardinale era un uomo più da festa che da messa e coinvolto più dalla propria toeletta che dalla preghiera.

Ambizioso, assetato di riconoscimenti, con un debole per il lusso e galante ben più di quanto convenisse al suo ruolo, il Cardinale si giocò la simpatia dell’austera Maria Teresa d’Austria, madre della regina Marie-Antoinette, durante il suo incarico di ambasciatore a Vienna.

Sua Eminenza diede prova di grande leggerezza offrendo feste e baldorie alla rigida nobiltà austriaca, proponendo un modello di vita mondana che era l’esatto opposto dello stile sobrio promosso dall’Imperatrice.

L’errore fatale che costò al Cardinale non solo l’incarico a Vienna, ma anche la simpatia di Marie-Antoinette che da allora non lo ammise più alla sua presenza, né gli rivolse la parola, risale proprio a quel tempo.

Labrun, a la rose
Élisabeth Vigée Le Brun, Marie-Antoniette à la rose (1783, Château de Versailles, photo from Wikipedia).

In una lettera, il cardinale si riferì all’Imperatrice Maria Teresa in termini poco lusinghieri, dipingendola come una cinica simulatrice. Di questa lettera venne data lettura in occasione di un pranzo privato a Versailles, tenutosi negli appartamenti della più potente dama della corte, la favorita del re Louis XV, Madame du Barry, che la giovane Marie-Antoinette non poteva soffrire.

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François-Hubert Drouais, ritratto della contessa du Barry, (1770, Museo del Prado, photo from Wikipedia).

La lettura venne trovata estremamente divertente dai convitati e la notizia non tardò a raggiungere le orecchie della devota figlia di Maria Teresa. Male, Eminenza, male…

Quando Marie-Antoinette salì al torno, non mutò di una virgola il suo gelido contegno nei confronti del cardinale, il quale dal canto suo avrebbe fatto qualunque cosa pur di riconquistare il suo favore e poter così ambire a più alte cariche.

Jeanne Valois, Contessa de La Motte, conobbe quasi per caso il Cardinale di Rohan, grazie all’intercessione di una delle sue benefattrici di alto rango.

Il cardinale ne fu immediatamente ammaliato e sono convinta che, più della struggente vicenda della nobile e fiera Valois maledetta dalla sorte, fu l’avvenenza di Jeanne a impressionarlo… La contessa riuscì così, tra lacrime e moine, a spillare al Cardinale una quantità considerevole di denaro. Ma i soldi, magicamente, non bastavano mai…

Hotel de Rohan
La splendida reggia parigina dei Rohan, dove il cardinale riceveva la contessa de La Motte, nel III arrondissement. Il palazzo, che oggi ospita gli Archivi Nazionali, risulta nascosto dalla strada e molti turisti se lo fanno scappare, ma le sue corti interne e giardini sono aperti al pubblico e gratuiti.

Per affondare più in profondità gli artigli nella fiducia del Cardinale, la Contessa iniziò dunque a lavorare sul punto debole di Sua Eminenza: la regina Marie-Antoinette.

Jeanne assicurò di esserne diventata la confidente, l’amica intima che godeva della sua totale fiducia e di doversi recare spesso a Versailles per starle vicino e consigliarla.

Ora, il cardinale aveva molte conoscenze a corte che avrebbero potuto confermare o smentire delle affermazioni tanto gravi, ma perché rovinare il bel sogno?

La Contessa aveva persino mostrato al cardinale delle lettere a lei dirette firmate “Marie-Antoinette de France“.

Di nuovo, il cardinale avrebbe potuto confrontare gli scritti con quelli ufficiali che i suoi parenti possedevano e rendersi quindi immediatamente conto che la regina non firmava MAI “Marie-Antoinette de France“, ma solo “Marie-Antoinette“… ma perché rovinare la dolce illusione? In conclusione, Sua Eminenza abboccò.

Studiando l’affare della collana ho scoperto inoltre che, eccetto Sua Maestà, tutti i principali attori della vicenda vivevano nel III arrondissement.

Non solo il palazzo del cardinale, ma anche l’appartamento della Contessa de La Motte, al 10 di rue Saint-Gilles, e persino il grazioso hôtel particulier affittato dal mago, veggente, guaritore Cagliostro sorgevano in questa antica parte della città! Vedremo a breve in che modo venne coinvolto nella vicenda.

Casa de La Motte
In rue Saint-Gilles la contessa de La Motte aveva affittato un appartamento. Tra quelle mura Jeanne ordí la trama dell’affare della collana e, sempre tra quelle mura, la fece a pezzi.
Hotel cagliostro
L’hôtel di Cagliostro in rue Saint Claude, dove il mago venne arrestato a seguito dello scoppio dello scandalo della collana.

Ora, Jeanne de La Motte poteva ingannare solo temporaneamente il cardinale con una inverosimile corrispondenza segreta tra il principe e la sovrana.

Le promesse di riconciliazione contenute nelle lettere firmate “Marie-Antoinette de France“, realizzate dall’abile segretario – nonché amante – di Jeanne, Monsieur Retaux, richiesero ben presto un riscontro reale.

La regina, infatti, nonostante la tenerezza delle “sue parole”, continuava a non mostrare alcun segno di cambiamento.

Per consolidare la fiducia scricchiolante del cardinale, Jeanne de La Motte architettò una messa in scena degna del migliore dei romanzi, un coup de théatre all’altezza del genio di Alexandre Dumas (che immancabilmente ne trasse un romanzo, ça va sans dire!): mi riferisco al leggendario, inaudito incontro notturno al Boschetto della Regina a Versailles…

(Continua…)