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L’Affare della Collana (III parte): la sosia della regina

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Il Cardinale di Rohan pretendeva una prova inconfutabile di ciò che la contessa Jeanne de La Motte andava affermando, e cioè di essere la confidente della regina Marie-Antoinette e di averla persuasa a rivedere la sua dura posizione nei confronti di Sua Eminenza.

(Leggi di come il cardinale aveva perso il favore di Marie-Antoinette, in Come come una ladra dal sangue blu può spennare un cardinale)

Marie-Antoinette_JeanneDeLaMotte_CardinaleRohan
A sinistra, la regina di Francia Marie-Antoinette ritratta da Élisabeth Vigée-Le Brun (1778); a destra in alto, la contessa Jeanne de La Motte Valois, autrice della più incredibile truffa ordita ai danni di una regina; a destra in basso il cardinale di Rohan, complice inconsapevole della contessa.

Allo scopo di rendere la propria versione più credibile, Jeanne de La Motte aveva organizzato una corrispondenza, tanto falsa quanto improbabile, tra il cardinale e Marie-Antoinette.

Nelle false lettere firmate “Marie-Antoinette de France”, di cui la contessa si faceva portatrice e che il cardinale divorava e copriva di baci, veniva annunciato un totale perdono da parte di Sua Maestà.

Quando però il Cardinale pretese la prova che i suoi sogni stavano per avverarsi – già si vedeva reintegrato a corte con tutti gli onori, protetto dalla regina e magari onorato della carica di Primo Ministro – Jeanne capì di trovarsi con le spalle al muro.

Chiunque altro avrebbe desistito, ma non certo la spregiudicata contessa de La Motte.

Ella infatti, sfoggiando il più sfacciato dei sorrisi, annunciò al cardinale che Sua Maestà aveva deciso di concedergli un’udienza privata. Complimenti per la faccia di bronzo, contessa!

Giardini Versailles tramonto
I giardini Versailles al tramonto. Era agosto quando avvenne il cruciale incontro organizzato da Jeanne. Nonostante la luce persistesse anche nelle ore tarde, l’inganno riuscì perfettamente.

L’affermazione di Jeanne non avrebbe convinto nessuno con un briciolo di senso della realtà, ma questo non fu purtroppo il caso del cardinale di Rohan.

L’orgogliosissima regina Marie-Antoinette non era tipo da perdonare un’offesa ricevuta, senza contare che mai e poi mai si sarebbe recata a qualsivoglia appuntamento clandestino, per giunta notturno e nel cuore dei giardini di Versailles, nemmeno se si fosse trattato di un ordine del Papa.

Eppure, l’ingenuo Cardinale accolse estasiato l’invito di cui Jeanne si faceva ambasciatrice.

L’appuntamento era fissato per l’11 agosto 1784 nel Boschetto di Venere, oggi Boschetto della Regina.

Boschetto della Regina
L’ubicazione del boschetto della Regina, ex-boschetto di Venere, è sulla sinistra dando le spalle al castello di Versailles, come indicato dalla mappa.
Boschetto di Venere oggi
Il Boschetto della Regina ai tempi dell’affare della collana appariva totalmente diverso: era un bel giardino all’inglese, con sentieri tortuosi e una vegetazione molto più fitta e libera rispetto al giardino alla francese di oggi tutto aiuole, viali e geometria. Insomma, si trattava di un luogo ideale per un appuntamento clandestino. Se oggi il boschetto risulta tanto spoglio è anche perché vi sono stati recentemente conclusi degli scavi archeologici.

Poco tempo prima, il marito della contessa de La Motte, Nicolao, aveva incontrato nei giardini di Palais-Royal a Parigi, una giovane ragazza bionda di nome Nicolette che, per sbarcare il lunario, vendeva i suoi favori.

Nicolette, benché più giovane, era somigliante in maniera sorprendente alla regina. Un colpo di fortuna?

Niente affatto: nei giardini di Palais-Royal, all’epoca, si concentravano numerose case di piacere. Per attirare la clientela e vincere la concorrenza, molte professioniste si specializzavano.

Nel caso di Nicolette, la somiglianza con la regina l’aveva spinta a impersonarne la sosia.

L’occasione era ghiotta: Jeanne ci mise un attimo ad accendere la lampadina del crimine e ad organizzare la messa in scena che doveva servire ai suoi scopi.

Dopo aver rimbambito la poverina di bugie, la travestì da regina, le velò il volto, le diede una rosa e un biglietto e le disse di offrire la mano perché venisse baciata a colui che si sarebbe gettato ai suoi piedi. Avrebbe in tal modo reso un servizio a un personaggio importante, che l’avrebbe poi ampiamente ricompensata.

Il travestimento di cui Jeanne si servì per camuffare la giovane fu la semplice chemise (camicia), apparsa in uno degli ultimi ritratti della regina e che aveva creato molto scalpore l’anno precedente.

Marie-Antoinette chemise
Marie-Antoinette ritratta da madame Vigée Le Brun, © Hessische Hausstiftung, Kronberg im Taunus

Tutto andò secondo i piani, o quasi.

Quella sera di agosto, nei giardini della reggia reale, Nicolette era talmente nervosa che quando vide uno sconosciuto riccamente vestito caderle ai piedi in adorazione, fece cadere la rosa e si scordò il biglietto, ma poco importava, visto che nel frattempo il Cardinale aveva assalito di baci la sua veste bagnandola di lacrime.

L’idillio durò il tempo di un istante, poi i fedeli di Jeanne li separarono.

Sosia della regina

Tanto bastò al Cardinale per concedere a Jeanne la sua completa fiducia, senza contare i cordoni della borsa, bien sûr!

Questo bizzarro episodio spiega come la contessa de La Motte poté più tardi convincere il cardinale a farsi coinvolgere nella sospetta faccenda della collana senza trovare in lui particolari resistenze.

Poco più tardi, i pettegolezzi della buona società parigina portarono all’attenzione di Jeanne la tragicomica storia della collana più costosa mai esistita.

L’avidità della contessa poteva forse consentirle di resistere alla tentazione di dare un’occhiata? Conosciamo la risposta.

Gran Collana della Schiava
Ricostruzione della Gran Collana della schiava dall’esposizione temporanea “MARIE-ANTOINETTE, MÉTAMORPHOSES D’UNE IMAGE”, presso la Conciergerie.

Possiamo facilmente immaginare Jeanne che, col suo abito migliore e il più affascinante dei sorrisi, si reca dai gioiellieri Bohemer e Bassanges. Qui avrà fatto casualmente riferimento alla sua amicizia col cardinale di Rohan e, naturalmente, con la regina stessa.

Ella avrà ascoltato con compassione il patetico racconto dei due gioiellieri sull’orlo della roviuna e, manifestando il più vivo interessamento per la loro precaria situazione, avrà domandato di dare un occhiata al favoloso oggetto.

La vista del tesoro eccitò a tal punto l’avidità di Jeanne, che la sconsiderata promise ai due gioiellieri d’intercedere in favore dell’acquisto presso Sua Maestà.

Nel caso remoto in cui la regina avesse accettato di acquistare finalmente il monile, cosa avrebbe voluto la contessa in cambio? Ma nulla, bien-sûr! Madame de La Motte agiva per buon cuore e per rendere eventualmente un servizio alla sovrana!

I gioiellieri, tanto commossi quanto ingenui, si gettarono ai piedi della contessa.Che cuore! Che gran dama!

La salvezza per tutti, purché fossero un po’ fessi. E di fessi Parigi abbondava, a quanto pare!

Poco tempo dopo, ai gioiellieri ricevettero comunicazione scritta, opera dell’amante falsario di Jeanne, che la Regina desiderava effettuare l’acquisto della collana, ma senza che il Re ne venisse a conoscenza.

Il Cardinale di Rohan si sarebbe incaricato delle trattative per suo conto.

Certo che lo avrebbe fatto! Avrebbe fatto qualunque cosa Jeanne gli avesse domandato, poiché ella agiva per conto della sovrana…