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Palais-Royal: la Las Vegas parigina scomparsa

A Parigi, di fronte all’ala nord del Louvre, si erge un palazzo che ha una storia intensa quanto quella del suo illustre vicino.

Palais-Royal, oggi sede del Consiglio di Stato e del Ministero della Cultura, nasconde un passato torbido e affascinante a un tempo, perfetto rappresentante dell’anima tormentata del popolo parigino di un tempo, un turbinio di ideali, vizi, sogni, speranze, crimini e vergogne.

Palais-Royal oggi
Palais-Royal (‘Palazzo Reale’) visto dalla piazza omonima, dando le spalle al Louvre.

Un accesso discreto sulla sinistra del palazzo consente di accedere ai giardini e alle eleganti gallerie porticate volute dall’erede di Palais-Royal, il duca Louis-Philippe d’Orléans (1747-1793) nel 1784. Sua Altezza, cugino del re Louis XVI, era indebitato fino al collo e aveva pertanto deciso di far erigere sui confini del giardino della sua proprietà una serie di locali da affittare ad attività commerciali.

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Le gallerie di Palais-Royal viste dai giardini.
Antoine-FrancoisCallet_RitrattoDiLouis-Philippe-JosephDOrleans_Verso1780
Antoine-François Callet, ritratto di Louis-Philippe-Joseph d’Orléans, passato alla storia come Philippe Égalité e per aver votato in favore della morte di suo cugino, il re Louis XVI, durante la Rivoluzione francese (verso il 1780, Château de Versailles). Per sapere di più sul suo conto, leggi l’articolo su di lui.

Fu dunque a causa di una banale speculazione immobiliare che Parigi si dotò non solo di un centro commerciale ante litteram, ma anche di un concentrato di attività illecite quali sale da gioco, case di piacere e circoli politici clandestini, tutti più che felici di pagare l’affitto al duca in cambio dell’immunità. Già, perché a Palais-Royal la polizia non poteva mettere piede!

“Se la capitale di Francia è Parigi, Palais-Royal è la capitale di Parigi”
(de Lamothe-Langon, romanziere, 1825)

In un polo dell’intrattenimento come questo, non potevano mancare i luoghi dati allo spettacolo e alla cultura. Il più famoso è senza dubbio la Comédie-française, ma la storia di questo teatro – che ospita la troupe fondata da Molière nel XVII secolo– merita un articolo a parte.

Comédie-Francaise
La sede della leggendaria Comédie-Française, adiacente a Palais-Royal in Place Colette, conserva la poltrona su cui il fondatore della compagnia, il mitico Molière, collassò durante la messa in scena de “Il Malato immaginario”.

Per ora, concentriamoci sulle gallerie e iniziamo il nostro giro immaginario attraverso le meraviglie di questa scomparsa Las Vegas parigina che, a cavallo tra XVIII e XIX secolo, attirava soldati, debosciati, avventurieri e truffatori un po’ da tutto il mondo.

PiantaPalais-Royal
Pianta di Palais-Royal. Si accede alle gallerie dal portico che divide la Corte d’onore dalla Comédie -française. Tra la Corte d’onore e i giardini si ergevano altre gallerie coperte in legno, oggi scomparse.

(Da leggere anche Palais-Royal: da palazzo ducale a “Tempio della Voluttà”)

Galleria di Montpensier (ovest)

Numeri 7 – 12

Siamo piombati nell’anno 1787. Proprio sotto queste arcate della galleria ovest avremmo potuto accedere al Café Corazza, locale perfetto per un gelato, ma attenzione a parlar di politica: questo era il quartier generale dei giacobini, la fazione repubblicana estremista che pilotò il furor di popolo durante la Rivoluzione francese. Diverse esecuzioni sommarie passate alla storia vennero organizzate proprio ai tavolini del Café Corazza!

Palais-RoyalGallerie2

Al piano superiore avremmo potuto dilettarci con qualche divertimento offerto dalle sale da gioco, come il “Pince-C...” (‘Pizzica-C…’, a voi lascio il piacere di terminare il nome come più vi aggrada). Attenzione a non avvicinarvi troppo alle finestre aperte: i suicidi di avventori completamente rovinati non erano affatto una cosa rara!

Numero 17

Vi suggerisco di spendere due soldi e di entrare nello spettacolare Cabinet delle figure di cera del dottor Philippe Mathé-Curtz, detto Curtius. Dal 1770 il dottor Curtius, medico e scultore, aveva avuto la brillante idea di utilizzare la cera, allora già in uso per le riproduzioni anatomiche, per ritrarre le celebrità dell’epoca. Il narcisismo della sua clientela aristocratica gli valse un incredibile successo e dal 1785 i suoi capolavori vennero esposti proprio qui, sotto alle arcate di Palais-Royal. Curtius fu il primo a presentare figure in cera a grandezza naturale rappresentanti le grandi personalità dell’epoca, le quali non godevano della visibilità oggi consentita dalla stampa e dai media. Era possibile, ad esempio, ammirare la famiglia reale a tavola, una visione tutt’altro che comune per i cittadini di Parigi.

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Busto realizzato da Philippe Curtius, Musée Carnavalet (photo from Wikipedia).

Ad aiutare il dottore vi era la sua dotatissima nipote adottiva, la famosissima Madame Tussaud! In tempi meno felici, ossia in piena Rivoluzione, Madame Tussaud si troverà costretta a proseguire il suo lavoro realizzando maschere funerarie (e mi permetto di aggiungere che il lavoro non dovette mancarle di certo). Tra le sue creazioni non vanno dimenticate quella della regina Marie-Antoinette, di Louis XVI, di Robespierre…

Mme Tussaud
Mme Tussaud e alcune repliche delle maschere funerarie della regina Marie-Antoinette (1), del re Louis XVI (2) e di Robespierre (3) – immagini prese dal web.

Numero 36

E adesso concediamoci un po’ di galanteria al Café des Milles Colonnes (‘Caffé delle Mille Colonne’), dove in realtà le colonne erano solo una trentina, ma riflesse da specchi strategicamente posizionati per creare l’illusione. Nel 1815 avremmo fatto la fila assieme a numerosi galanti pur di gettare uno sguardo su La Belle Limonadière (‘La Bella Venditrice di Limonata’) che in verità si chiamava Madame Romain ed era la moglie del proprietario.

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La Belle Limonadiere o Il trono delle Mille Colonne (1816, photo from Gallica).

Costei era nota per la sua straordinaria bellezza e sedeva in bella vista come un’opera d’arte, attirando folle di adoratori che facevano la fortuna del locale. Non sappiamo se Monsieur Romain fosse geloso o meno, ma quel che è certo è che, dopo la morte accidentale del marito avvenuta nel 1826 per una caduta da cavallo, la bella vedova si ritirò definitivamente in convento. La fama delle sue grazie era tale che le vennero dedicati poemi e canzoni e non cessarono le citazioni letterarie a lei riferite nemmeno decenni dopo la sua scomparsa, ad esempio in César Birotteau di Balzac.

Numeri 57-60

Attenzione al fiero Café de Foy da cui partì nientemeno che la presa della Bastiglia! Questo luogo dato al ristoro dall’aspetto del tutto innocuo godeva, dal 1784, di ben sette arcate e i suoi tavolini divennero presto un apprezzato luogo di ritrovo degli onnipresenti giacobini i quali, evidentemente, preferivano discutere di politica ed esecuzioni davanti a un buon gelato, a una limonata o ad un caffè.

Il 12 luglio 1789, Camille Desmoulins, avvocato e giornalista amico intimo di Robespierre, balzò su uno dei tavoli all’aperto pronunciando a gran voce il suo leggendario discorso che si concludeva con l’incitazione “aux arms!” (‘alle armi!’). La sommossa era partita, la Bastiglia aveva i giorni contati…

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Camille Desmoulins chiama alle armi i cittadini di Parigi (photo from etudesrobespierristes.com).

Numeri 68-75

Giunti a questo punto, potremmo concederci un buon spettacolo al teatro di Beaujolais, poi detto Teatro des Variétés, diretto – udite, udite! – da una donna, Marguerite Brunet, detta Mademoiselle Montansier (1730-1820), favorita dal re Louis XVI e dalla regina Marie-Antoinette.

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Mademoiselle Montansier, una donna d’affari eccezionale a cui Louis XVI affidò per vent’anni la direzione de tetri di Versailles, Fontainebleau, Saint-Cloud, Marly, Compiègne, Rouen, Caen, Orléans, Nantes et Le Havre! (photo by Wikipedia)

La Montansier aveva sessant’anni al momento dell’inaugurazione del teatro, ma la sua carriera era al culmine e la sua vitalità inarrestabile. Il suo ottimo naso per gli affari le suggerì, vista la location licenziosa rappresentata da Palais-Royal, di ammettere delle cortigiane nel foyer del suo teatro. Non per niente, le diciassette arcate controllate da Mademoiselle ospitavano, oltre al teatro, anche due case di piacere.

Galleria Montpensier, numero 68-75: il teatro de Beaujolais.
Galleria Montpensier, numero 68-75: il teatro de Beaujolais.

Il successo del teatro fu tale che la troupe della Comédie-française, sua vicina e rivale, non potendone più di una sala mezza vuota mentre la Montansier faceva il tutto-esaurito, ottenne dall’imperatore Napoleone I un decreto che la costringesse a levare le tende, ma la quasi ottantenne Mademoiselle dimostrò d’aver forza sufficiente a vincere anche l’imbattibile Bonaparte.

A seguito delle continue proteste della troupe, dei suoi fedeli amici e di lei stessa – una vera tigre! – Napoleone cedette e le concesse la propria protezione, oltre al permesso di costruire un nuovo Théâtre des Variétés su boulevard Montmartre. L’edificio sorse nel 1807 e tutt’ora esiste!

Il bel teatro che si vede esternamente ai giardini di Palais-Royal, affacciato all’angolo tra la rue de Montpensier e la Rue de Beaujolais, è il Théâtre du Palais-Royal. Dopo che Mademoiselle Montansier fu costretta a lasciare la sua sala da spettacolo, il teatro venne rinnovato e riaperto nel 1831. La sua splendida facciata con mosaici di Sèvres, però,  fu disegnata da Paul Sedille solo cinquant’anni più tardi (1880).

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Scala esterna del teatro di Palais-Royal.
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I mosaici di Sèvres della facciata del teatro di Palais-Royal (1880)

Galleria di Beaujolais (nord)

Numero 82

Al piano nobile, visse la stessa Mademoiselle de Montansier, la direttrice del teatro accanto. Le finestre del suo salon si affacciavano sui bei giardini di Palais-Royal, mentre all’interno si accalcavano compositori, poeti, artisti, drammaturghi, giornalisti, attrici e cortigiane celebri… un vero centro di scambio intellettuale!

Tra queste mura, la grande Montansier – a cui Parigi non ha dedicato nemmeno una strada, o una targa! – si spense dopo novant’anni di battaglie, ma certa d’essersi battuta fino all’ultimo per se stessa, i suoi teatri, i suoi attori.

Numeri 79-86

A questo punto della passeggiata, potremmo prenderci una pausa gustosa in uno dei tanti cafés che si propongono davanti ai nostri occhi ma… quale scegliere? La concorrenza è spietata e sono uno più intrigante dell’altro!

Ecco ad esempio il café de Chartres, (numeri 79-82), fondato sotto il regno di Louis XVI e attivo fino al 1820. Alcuni dettagli della boiserie delle pareti sono ancora conservati, ma i sontuosi decori interni di stile neoclassico ispirati agli affreschi di Pompei – potete spiarli dalle vetrine! – risalgono in gran parte al 1820, anno in cui Jan Véfour, il nuovo proprietario del café de Chartres, decise di aprire un ristorante di lusso che portasse il suo nome.

Insegna Vefour

Il Grand Véfour è ancora oggi un vero gioiello della gastronomia francese, ma noi che stiamo facendo una passeggiata nel passato delle gallerie, teniamo gli occhi bene aperti: nel XIX secolo, all’ora di pranzo, non sarebbe stato insolito veder entrare Victor Hugo, Alexandre Dumas, Lamartine, la Belle Otéro… e più tardi Colette, Maria Callas, Jean Cocteau…

Dettaglio del decoro interno del Grand Véfour (photo from Grand Véfour website).

Proprio accanto, Le Véry (numeri 83-86) ci avrebbe attirato per il suo menu a a prezzo fisso, una completa novità per Parigi! Il ristorante aprì le porte in piena epoca napoleonica (1808) e dovette vedersela con la concorrenza spietata del Grand Véfour, che giunse infine ad inglobarlo nel 1859.

Nel 1806, in uno degli appartamenti sovrastanti la galleria di Beaujolais, si spense a settantaquattro anni il pittore Jean-Honoré Fragonard (1732-1806), famoso per i suoi quadri libertini. L’artista aveva lavorato a corte per i maggiori dignitari e sporcaccioni di Francia, ma dopo la Rivoluzione francese, essendo venuti a mancare i suoi mecenati, si trovò nell’indigenza. Come se non bastasse, la sua tomba, al cimitero di Montmartre è irriconoscibile e perciò perduta per sempre.

Fragonard
Alcune meraviglie dipinte da Fragonard.

Numeri 89-92

Personalmente, avrei speso qualche tempo al café du Caveau o du Perron dove, negli anni 1780, si discuteva animatamente di musica, nello specifico di due compositori che si contendevano l’Opéra: una fazione difendeva l’italiano Nicolò Piccini, l’altra sosteneva Christoph Willibald Gluck, insegnante di canto della regina Marie-Antoinette e suo favorito compositore.

Joseph Siffred Duplessis, Christoph Willibald Gluck (1775, Vienna, Kunsthistorisches Museum, photo from Wikipedia).
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Hippolyte Pauquet, Niccolò Piccinni (XIX secolo, photo from Galllica).

Numero 99

A questo punto la nostra attenzione sarebbe certamente stata attratta dalla fila di persone in attesa davanti al café Méchanique, una trovata meravigliosa che aprì le porte nel 1785 e chiuse ai primi moti della Rivoluzione francese (1789). Una volta all’interno, non avremmo visto alcun personale, eccetto la cassiera. Ci saremmo accomodati al tavolo sulla cui superficie sarebbe subito apparsa un’apertura attraverso la quale trasmettere a voce l’ordinazione. Tale apertura – o, meglio, l’estremità di un monta-vivande meccanico – si sarebbe richiusa per lasciar apparire poco dopo quanto richiesto!

Numeri 100-102

A questo punto abbiamo dimostrato sufficiente coraggio per infilarci al Café Lamblin o Lemblin, aperto dal 1805.

Fino al 1830, la piazza politica francese era contesa da due fazioni principali, sapientemente rappresentate dal pittore Boilly in questo dipinto che rappresenta proprio una scena tipica del café Lamblin: a destra, gli “ultras”, i conservatori nostalgici dell’Ancien Régime e della monarchia, sono rappresentati da un giocatore anziano che sfoggia la decorazione dell’Ordine di San Luigi – antico ordine cavalleresco – e delle aristocratiche culotte; a sinistra, un più giovane avversario vestito all’ultima moda – decisamente più borghese – sfoggia la legion d’onore, un ordine cavalleresco istituito dopo la caduta della monarchia da Napoleone Bonaparte. Inutile dire che le risse erano all’ordine del giorno, al punto che, sotto al bancone, si tenevano pronte delle spade di emergenza, che non si sa mai.

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Louis-Léopold Boilly, Gioco di dama al Café Lamblin a Palais-Royal (photo from L’Histoire par l’Image).

Galleria di Valois (est)

Numero 113

Scampati miracolosamente alla zuffa, eccoci caduti nelle grinfie di un vero angolo del peccato. Sotto l’arcata, durante la Rivoluzione francese, il Café Fevrier fu scena di un famoso omicidio. Il 20 gennaio 1793 – si era appena concluso il processo che condannava a morte il deposto re Louis XVI –  un’ex-guardia del corpo del sovrano entrò al café e si diresse verso il marchese Le Peletier de Saint-Fargeau il quale, dopo diverse esitazioni, aveva votato a favore dell’esecuzione. Ecco lo scambio che avvenne tra i due, secondo le testimonianze:

«Sei tu quello scellerato di Lepeletier, che ha votato la morte del re?», domandò il soldato.
«Ho votato secondo la mia coscienza, che ti importa?»
«Tieni, ecco la tua ricompensa».

…e il marchese si ritrovò trafitto da una lama di spada.

LepeletierSaint-FargeauAssassination
L’Assassinio di Lepeletier de Saint-Fargeau, il 20 gennaio 1793 (photo from Jacques-Antoine Dulaure, Esquisses historiques des principaux événemens de la révolution, v. 2, Paris, Baudouin frères, 1823; wikipedia).

Sempre qui, in una sala da gioco del piano superiore, il terribile feldmaresciallo prussiano Blücher perse una cifra stellare alla roulette. Era il 1815 e il feldmaresciallo aveva appena sconfitto Napoleone a Waterloo, nonché invaso Parigi con le sue truppe. Si disse che Blücher avesse perso al gioco l’equivalente di 48oo0 euro in una sola notte, una rivincita notevole per il popolo parigino!

OpizProstituzionePalaisRoyal
Opiz, Georg-Emmanuel, L’uscita del numero 113, Palais-Royal (1815, photo from Gallica).

Numeri 119-120

Dal 1784 al 1870, avremmo potuto assistere ai licenziosi spettacoli del teatro erotico di marionette e ombre cinesi, il mitico, Théâtre de Séraphin. Sozzerie e spettacoli per bambini nello stesso luogo: com’erano moderni questi questi antichi! Alcune rare tracce sono sparse per i musei parigini.

Le Petit Rémouleur, marionetta XVIII secolo
Le Petit Rémouleur, ‘L’arrotino’: marionetta del XVIII secolo proveniente dal Théâtre de Séraphin (musée Carnavalet)
ombra in metallo del Théâtre de Séraphin
Un centinaio di ombre del Théâtre de Séraphin sono ricomparse magicamente nei mercatini d’antiquariato circa 65 anni dopo la sua chiusura (1870), come questa vecchia dama con il naso adunco (ombra in metallo del 1790-1830) conservata alla Cinémathèque française.

Sul lato esterno della galleria, quello che dà sulla strada e precisamente al numero 11 di rue Valois, altre meraviglie attendevano i curiosi danarosi in grado di permettersi un biglietto per le  Soirées fantastiques (‘Serate fantastiche’) di Monsieur Eugène Robert-Houdin, padre dell’illusionismo moderno.

Teatro Houdin - targa
La Rue de Valois costeggia Palais-Royal a est. Qui si trova la targa che commemora il sito del teatro scomparso di Robert-Houdin, ricordato in qualità di “rinnovatore della prestidigitazione, creatore di automi e di numerosi apparecchi scientifici”.

Gli spettacoli si tennero qui dal 1845 al 1852 e, nonostante il prezzo, fecero sempre il tutto esaurito.

Teatro Houdin

(Da leggere anche Breve storia parigina della Magia: fantasmagorie, illusionisti e musei dell’impossibile)

Numero 177

Avete per caso bisogno di assassinare qualcuno per “una buona causa”? La coltelleria Badin può soddisfarvi! Proprio qui, l’enigmatica Charlotte Corday acquistò il fatidico coltello con cui poi assassinò il fanatico rivoluzionario Jean-Paul Marat.

Charotte Corday, di Paul Jacques Aimé Baudry
Charotte Corday come l’ha immaginata Paul Jacques Aimé Baudry (1828-1886, muséè des Beaux-Arts, Nantes), un’immagine pubblicitaria che la coltelleria avrebbe potuto sfruttare.

Nel breve tempo che le rimase da vivere dopo la sua impresa, la bionda Charlotte, 25 anni, bella, educata e con un passato senza macchia, divenne una leggenda vivente. Il processo fu uno dei più surreali del periodo: la calma glaciale e il candore di Charlotte furono tali che i presenti dovettero constatare come la sua difesa consistesse “nel non averne nessuna“, dato che la bella non fece alcuno sforzo per negare la propria colpevolezza. La farsa venne sfiorata quando un avvocato dell’accusa sostenne che Charlotte doveva essersi “esercitata a lungo” con le armi da taglio per riuscire a uccidere con un colpo solo e che quindi l’omicidio doveva esser stato premeditato molto tempo prima.

«Oh! Che mostro!», esclamò lei, “Mi prende per un’assassina!“.

Mah…

(Per sapere tutto su questo folle gesto leggere anche Charlotte Corday: il processo surreale di una bella assassina)

GiardiniPalais-Royal

Spero abbiate gradito questo breve giro tra i fantasmi delle gallerie di Palais Royal; la prossima volte che vi aggirerete nei suoi bei giardini, grazie a quel che ora sapete, la passeggiata potrebbe sembrarvi meno tranquilla.