Pierrot

Pierrot, la maschera della Bohème

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Pierrot è uno dei maschere più amate del mondo artistico, letterario e musicale parigino.

Le sue rappresentazioni sono un po’ ovunque, ma furono gli artisti di Montmartre – la famosa bohême – ad eleggerlo come propria mascotte a cavallo tra XIX e XX secolo.

Parce Domine Willette
Parce Domine, Parce Populo Tuo (‘Perdona, signore, perdona il popolo tuo’) di Adolphe Willette, grande ammiratore di Pierrot. L’immensa tela era esposta alle pareti del celebre cabaret du Chat Noir ai piedi della collina di Montmartre. La Gioventù, incarnata da Pierrot sulla sinistra, viene afflitta e spinta all’autodistruzione dai vizi di Parigi (1884, Musée de Montmartre, photo from Wikipedia).

Eppure le origini di Pierrot non sono francesi, ma italiane: era nato nell’ambiente sbarazzino della Commedia dell’Arte italiana di fine Cinquecento e conobbe i palchi francesi solamente a partire dal 1673, sotto il regno del Re Sole, Louis XIV.

Uno dei suoi tanti nomi era Pedrolino, traducibile in francese come petit Pierre, (‘piccolo Pietro’), poi evoluto in Pierrot.

Gilles_Watteau
Jean-Antoine Watteau, Pierrot detto Gilles (1718-1719, Musée du Louvre).

In origine, Pierrot parlava.

Avrebbe perso la parola solo a partire dal 1820, grazie alle leggendarie performances del mimo franco-boemo G. Deburau (1796-1846), presso lo scomparso Théâtre des Funambules (‘Teatro dei Funamboli’) di Parigi. 

TheatreFunambulesAdolpheMartialPotemont
Il Théâtre des Funambules in boulevard du Temple prima della sua demolizione avvenuta nel 1862 (dettaglio d’un quadro d’Adolphe Martial Potémont, musée Carnavalet, photo from Wikipedia).

Fu allora che Pierrot perse in gran parte le caratteristiche di astuzia e doppiezza del personaggio italiano per trasformarsi nel mimo malinconico innamorato della luna, o anche bistrattato dall’infedele Colombina.

Il mito del mimo Deburau attraversò le epoche, fino a venir immortalato definitivamente nel celebre film di Marcel Carné del 1945 – in piena occupazione nazista! –  intitolato Les Enfants du paradis, sceneggiatura di Jacques Prévert. L’opera è considerata uno dei capolavori del realismo poetico.

Les Enfants du Paradis
Scena tratta dal film “Les Enfants du Paradis”. Deburau – qui indicato col semplice nome di Baptiste – è interpretato da Jean-Louis Barrault (photo from bfi.com.uk).

Cuffia nera, sguardo triste, abito bianco e nemmeno una parola: Deburau aveva fissato i tratti tipici del Pierrot che conosciamo, ma le evoluzioni parigine del personaggio non sono affatto finite.

Deburau Pierrot
Il mio segnalibro con Pierrot: Arsène Trové da un’opera di Auguste Bouquet, Il mimo Jean-Baptiste Deburau (dettaglio di una pittura su porcellana, 1835, Musée Carnavalet).

Verso la fine del XIX secolo, un altro artista – una delle anime della Montmartre della Belle Époque reinventò il personaggio.

Si trattava di nientemeno che Adolphe Willette (1857-1926), autore dell’insegna del celebre cabaret du Chat Noir e del design della prima facciata del Moulin Rouge.

Insegna Chat Noir
L’insegna del cabaret du Chat Noir disegnata da Willette, Musée Carnavalet.

Gli spettacoli dei clown e mimi americani Hanlon-Lees, che proprio in quegli anni animavano i teatri parigini, stuzzicarono l’immaginazione dell’artista. La locandina del grande Jules Chéret, raffigurante i clown in abito nero e le loro acrobazie, fece il resto.

«Non trascorro una sera senza andarli a vedere alle Folies-Bergère», affermava Willette che, di lì a breve, avrebbe dato vita a una nuova versione di Pierrot… in abito nero!

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Jules Chéret, locandina per gli spettacoli dei Hanlon-Lees alle Folies-Bergère (1875, photo from Gallica).

I disegni che Willette improvvisava ai tavoli del cabaret du Chat Noir gli valsero il soprannome del suo personaggio preferito, al punto che il malinconico clown divenne una sorta di suo alter ego.

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Pierrot, disegnato da Willette (Musée de Montmartre).

Pierrot nero incarnava perfettamente lo spirito della bohème parigina, simbolo dell’artista squattrinato, galante, irriverente, perseguitato dalla sventura, in una parola: il vendicatore mascherato delle ingiustizie della società borghese.

Marcellin Desboutin, Adolphe Willette travestito da Pierrot Noir, 1896.
Marcellin Desboutin, Adolphe Willette travestito da Pierrot Noir, 1896.

Come l’artista del tempo, il Pierrot delle vignette di Willette aveva una peculiare vocazione al fallimento ed era vittima di un destino drammatico ineluttabile: quello dell’individuo romantico, goffo, tenero, totalmente incompatibile con una società ossessionata dal profitto. Ad ogni contatto con essa, seguono sempre brutti guai per entrambi.

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Adolphe Willette, «Pierrot Blanc, Pierrot noir, vi faccio cavalieri del Chiaro di Luna; andate, boicottate e divertitemi!», copertina del settimanale Le Pierrot (6 luglio 1888, Musée Montmartre).

L’attrice Sarah Bernhardt, sempre aperta ai più diversi repertori, interpretò la maschera più amata degli artisti nel 1883, nel melodramma intitolato Pierrot Assassin.

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Nadar, Sarah Bernhardt in costume da Pierrot (1883, Médiathèque de l’architecture et du patrimoine)

Ma Pierrot, si sa, non sta mai fermo e ben presto abbandonò la butte Montmartre per attraversare gli oceani e subire un ulteriore evoluzione nella tenera figura di Charlot, il vagabondo di Charlie Chaplin, che fece la sua comparsa sugli schermi nel 1914.

Charlie Chaplin come Charlot
(photo from lucamaggio.wordpress.com)

Pauvre Pierrot! Ovunque vada, si scontra con l’ingiustizia, la prepotenza e l’unico amore fedele che conosce è quello della sventura. Proprio per ciò, la maschera vive ancora e suscita la simpatia degli artisti di oggi come fece con quelli di un tempo.

« Dove vai Pierrot?

Pallido e triste,

così senza un sorriso giocondo,

cerchi l’amore nel mondo.

Che vuoi sperare dalla vita quaggiù,

quando c’è gente che non ama più? »

Dalla canzone “Canta Pierrot” di Sergio Endrigo (1963)