
Victor Hugo, l’outsider
In questa serie di articoli vi racconto aspetti meno noti di uno dei giganti della letteratura francese, Victor Hugo.
Questa è la seconda puntata; se vi siete persi la prima, eccola: Victor Hugo e l’amore… che non c’è più
Seconda puntata
Una vita politica movimentata
Dopo la traumatica perdita della figlia Léopoldine nel 1843, un altro anno segna indelebilmente la vita di Hugo.
Nel 1848 Parigi è un campo di battaglia: il popolo affamato erige barricate, attacca il palazzo delle Tuileries e il re dei Francesi, Louis-Philippe, è costretto ad abdicare.
Victor Hugo al tempo è un pari di Francia, una figura di spicco della monarchia e dunque diffidente nei confronti della neonata Seconda Repubblica, tuttavia saluta con rispetto il discorso per l’abolizione della pena di morte tenuto dal suo amico, poeta come lui e membro del governo provvisorio, Lamartine.
Il tema gli sta particolarmente a cuore, tanto da avergli dedicato un romanzo, L’ultimo giorno di un condannato (1829) e diversi interventi pubblici. “Invece di tagliare teste, riempitele!” scrive, vivamente preoccupato anche per lo stato di ignoranza in cui è mantenuta la popolazione.
Un’altra piaga sociale contro la quale si Victor Hugo si batte con veemenza è il lavoro minorile. All’epoca i bambini lavorano dall’età di sei anni anche 72 ore la settimana.
Uno dei suoi più acerrimi oppositori, il barone Thénard, che non ci trova evidentemente niente di male, riapparirà anni dopo nel personaggio più detestabile de I Miserabili, Thénardier, ladro e truffatore incallito che sfrutta – guarda un po’ – il lavoro della protagonista, la piccola Cosette.
![«In quel momento, [Cosette] sentì d’improvviso che il secchio non pesava più... Quell’uomo, senza dire una parola, aveva impugnato il manico del secchio che portava. Ci sono degli istinti per tutti gli incontri della vita. La bambina non ebbe paura.»](https://parigimeravigliosa.it/content/uploads/2025/03/IMG_6217-768x1024.jpg)

A giugno 1848 scoppiano dei nuovi tumulti dovuti all’altissimo tasso di disoccupazione: ancora una volta, Parigi sta morendo di fame.
Per le strade i rivoltosi erigono barricate, armati di quel che trovano e si apprestano a respingere la carica della Guardia Nazionale. Per la prima volta, questo simbolo della protesta popolare viene immortalato in un dagherrotipo, l’antenato della fotografia. Un tale Thibault si mette alla finestra e impiega mezz’ora per riuscire a catturare l’immagine. Il tempo di esposizione è talmente lungo che nessun corpo in movimento viene ripreso, così che le barricate sembrano deserte, ma qualche combattente si lascia intravedere dietro la barriera. Sono le sette e mezza del mattino: la quiete prima della tempesta.

L’insurrezione viene soffocata nel sangue e costa la vita a migliaia di persone. Victor Hugo è tra i deputati inviati alle barricate per far conoscere le decisioni dell’Assemblea Costituente. A un certo punto, ordina anche lui di fare fuoco sulla folla che si rifiuta di disperdersi. L’episodio segnerà il poeta per sempre. Più tardi riconoscerà di aver fatto sparare a dei poveri operai emaciati.
È allora che il suo appartamento di place des Vosges viene invaso da un manipolo di rivoltosi, costringendo poi il poeta a traslocare nel quartiere della Nouvelle Athènes.

Il dramma delle barricate compare a più riprese nelle pagine de I Miserabili, così come il tormento di Victor Hugo, riflesso nel conflitto tra Jean Valjean, ex-galeotto, simbolo del giusto caduto vittima di una società iniqua, e l’impietoso ispettore Javert, incarnazione della Legge.
La posizione conservatrice di Victor Hugo crolla definitivamente davanti alle manovre politiche del presidente della nuova Repubblica, Charles-Louis-Napoléon Bonaparte, nipote di Napoleone Bonaparte. E pensare che all’inizio lo scrittore era stato tra i suoi principali sostenitori!

Victor Hugo, trasformatosi in un repubblicano militante, pronto a difendere la libertà del Paese a qualunque costo, attacca Louis-Napoléon con la sua arma preferita, la penna.
Nel giornale che ha fondato assieme ai suoi due figli nel 1848, L’Événement, si scaglia apertamente contro il nuovo regime, solo che nel 1851, Louis-Napoléon, fedele alla tradizione dei Bonaparte, si impadronisce del potere con un colpo di stato. Victor Hugo capisce subito che sarà arrestato e che le sue opere verranno confiscate.
Disperato, fa allora ricorso alla persona di cui si fida di più al mondo, Juliette Drouet (1806-1883), l’ex-attrice che si trovava con lui al momento della scoperta della morte di Léopoldine. Ormai la loro relazione dura da quasi vent’anni anni e sarà destinata a durare per una altro trentennio.

Juliette accetta di conservare per lui una valigia contenente i principali manoscritti, tra cui proprio la prima bozza de I Miserabili, allora intitolata Les Misères. Quella notte Victor sale su un treno per il Belgio. Non sa che dovrà attendere vent’anni per rivedere Parigi.
Il piano è quello di venir raggiunto più tardi a Bruxelles sia dalla famiglia, che da Juliette stessa. Problema: Louis-Napoléon fa arrestare i figli Charles e François-Victor. Adèle si rifiuta di partire senza di loro e sarà quindi la sola Juliette a raggiungerlo coi manoscritti, ma la fedele compagna non alloggerà con lui, come spera: a Bruxelles lo scrittore è ben noto e ha una reputazione da mantenere!
Nonostante le precauzioni, poco più tardi la permanenza viene interrotta perché l’aperta militanza di Hugo contro Napoleone III, nuovo imperatore dei Francesi, mette il Belgio in una posizione diplomatica difficile. Al contrario, in Inghilterra non vedono l’ora di accogliere sia lui, che i suoi scritti contro il regime francese.
Adèle raggiunge finalmente il marito sull’isola britannica di Jersey, dove lo scrittore ha già sistemato Juliette in una casa vicina, ma dopo due anni Victor osa criticare la regina Vittoria che accoglie con tutti gli onori Napoleone III a Londra e si trova costretto ad andarsene. La volpe perde il pelo…
Questa volta il poeta si stabilisce con famiglia, amante, carta e calamai sull’isola di Guernsey (1855), uno sperduto frammento di terra nel canale de La Manica. Qui, grazie ai proventi della raccolta di poemi Contemplations (1856), è in grado di acquistare la proprietà di Hauteville House, che oggi è divenuta la seconda sede della Maison Hugo.

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Una relazione indecente e indissolubile
A Guernsey Juliette alloggia in un appartamento che Totor ha scelto per lei. Dalla finestra, può vedere il balcone panoramico di Hauteville House al quale ogni mattina Victor appende un fazzoletto, per farle sapere che è sveglio.
Ogni pomeriggio escono insieme per battere mercati, antiquari e rigattieri. Il poeta vuole decorare Hauteville Hoouse e la dimora di Juliette a propria immagine.
Gran parte della boiserie e del mobilio viene disegnata da lui stesso e fatta realizzare dagli artigiani dell’isola, che spesso si trovano ad assemblare parti di mobili antichi in modo insolito e originale. Per averne un assaggio basta ammirare gli interni della casa di Juliette, conservati presso la Maison Hugo in place des Vosges a Parigi.




La devozione di Juliette per il poeta, al quale aveva sacrificato volentieri il palcoscenico, non ha mai vacillato, nemmeno sotto i colpi più crudeli che si possano infliggere a un’amante.
Quando erano ancora a Parigi, la poverina aveva ricevuto un plico di lettere appassionate vergate dal suo Totor… ma indirizzate a un’altra amante! Più precisamente si trattava di una donna sposata, di vent’anni più giovane di Victor, Léonie d’Aunet, oggi ricordata come autrice, drammaturga e, non ultimo, esploratrice.
Léonie era apparsa nel momento più buio della vita di Victor e lo aveva aiutato a uscire dal dolore per la perdita di Léopoldine. La loro relazione era durata fino all’esilio, ossia circa otto anni.

A Léonie non andava a genio il titolo di amante “in seconda”: aspirava infatti a diventare la “favorita”! Victor, però, da quell’orecchio non ci ha mai sentito: Juliette rimane una sua responsabilità e non la lascerà mai, così come non lascerà mai Adèle, la madre dei suoi figli. Strano modo di vedere le relazioni, ma tant’è.
Per vendicarsi, Léonie aveva dunque inviato le lettere firmate dallo scrittore a Juliette, la quale si era precipitata in preda alla disperazione fuori di casa in piena notte, mettendosi a vagare da sola per le strade di Parigi. Victor, preoccupato, l’aveva cercata dappertutto e infine trovata… riuscendo poi a farsi perdonare tutto.

Madame Hugo è sempre stata a conoscenza delle varie relazioni del marito e non se ne cura più di tanto, se non che all’inizio preferisce Léonie a Juliette, perché la prima è di buona famiglia e pertanto rappresenta un confronto meno umiliante di quello impostole da un’attrice. Col trascorrere degli anni, però, imparerà anche lei a rispettare la fedele Juliette e verso la fine della sua vita addirittura a ricercarne la compagnia.
Durante l’esilio, a soffrire maggiormente di questa doppia vita condotta da Hugo tra famiglia e amante, non è dunque la moglie, ma la più giovane dei figli, Adèle, detta Dedelle. Quest’ultimo colpo, sommato agli altri già inferti dal destino, risulterà fatale per il suo fragile equilibrio.
Leggi il seguito in Victor Hugo e le sedute spiritiche di Jersey
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